Elezioni tra democrazie, listini e Panopticon
di Giuseppe de Filippo
Pubblicato il 7 marzo, 2010
SANZA SOSPESO TRA DEMOCRAZIA FORMALE E SOSTANZIALE – PREMESSA PRELIMINARE(Il potere mass-mediatico come Quarto Potere ma in senso tecnico-giuridico,cioé tecnico-costituzionale.Non un Quarto Potere che-è naturale-è riconosciuto de facto come agente di straordinaria capacità di influenza sul processo sociale e democratico,ma un Quarto Potere,de iure, in senso tecnico-costituzionale come pilastro della democrazia assieme alla tradizionale triade formata da Potere Legislativo,Potere Esecutivo,Potere Giurisdizionale;e come potere in senso tecnico-costituzionale, pertanto,dagli altri Poteri necessariamente separato,e come gli altri poteri assoggettato alla Legge e,specialmente,alla Costituzione. Comprendere la necessità di questo sviluppo del pensiero politico-costituzionale è di vitale rilievo se si ambisce a costruire una democrazia sostanziale. La democrazia in senso formale è il sistema politico in cui le decisioni sono adottate sulla base delle determinazioni della volontà del popolo, che è sovrano(superiorem non recognoscens).Ma è ancora una nozione meramente formale di democrazia definizione soddisfacente per il giurista e lo scienziato politico?Evidentemente,se mai lo sia stata,non lo è in questo contesto storico-sociale.Ed infatti,all’ombra del sistema democratico in senso meramente formale,si sviluppano alternativi e autoreferenziali assetti di potere partitici, economici, militari, di intelligence che concretamente realizzano una intensa rete impenetrabile di controllo occulto della società,sostanzialmente esente da ogni legittimazione popolare;insomma,dietro la democrazia in senso formale,può dissimularsi una dittatura o quanto meno una ristretta oligarchia in senso sostanziale. Non essendo dunque appagante la nozione di democrazia in senso formale,è necessario ricercare una alternativa.E questa è a mio avviso la democrazia in senso sostanziale (..) La consapevolezza è precondizione del libero consenso;e questa verità è incorporata nel codice civile,laddove è previsto l’annullamento del contratto per i tre fondamentali vizi del conseso(errore,violenza,dolo).Se valutiamo che la polis,la comunità politica,discende da un pactum unionis,è certo lecito trasferire queste categorie giusprivatistiche al campo speculativo politico-costituzionale. E dunque:quando può il consenso dirsi pieno,perfettamente consapevole?Certamente soltanto nel momento in cui i cittadini,i titolari del diritto di voto-enfaticamente,il popolo-siano liberi di formarsi una propria opinione;altrimenti,stiamo parlando di nulla;stiamo parlando di demagogia,di aleocrazia,di manipolazione del consenso.Perché è inaccettabile sostenere che il fascismo in Italia godeva del consenso del popolo?Perché non c’erano strumenti per concepire il pensiero dissenziente. Perché non c’era contraddittorio.Perché non c’era consapevolezza dell’alternativa,in una notte dove tutte le vacche sono nere.Al più,c’era assenso,istupidito assenso (….) ma per completare la costruzione di una moderna democrazia in senso sostanziale è necessaria anche un’acquisizione di ordine teorico-costituzionale:il riconoscimento del Potere Delle Telecomunicazioni,chiamiamolo Potere Mediatico,come quarto Potere,a fianco dei tre tradizionali.Acquisizione che,postulata,produce una conseguenza che ne discende logicamente:l’assoluto divieto per i titolari delle reti private(e per gli stessi giornalisti che occupano gli spazi più sensibili da individuare secondo regole di dettaglio)di partecipare all’agone politico,interferendo con gli altri poteri costituzionali. Non rituale speranza esprimo che l’Autorità Garante per le Comunicazioni divenga effettivamente interprete del vitale compito che le è affidato dal sistema;e che,infine,il nostro Paese cessi d’essere com’è ora una tremenda anomalia – Gabriele Trombetta da www.giurisun.net). Di democrazia formale e sostanziale ne ha parlato anche l’onorevole Angelo Sanza a conclusione del suo discorso questa mattina sul palco del San Michele: “se non rispettiamo i canoni imposti dalla conduzione di un territorio attraverso principi sovrani della democrazia rischiamo di passare da uno stato di Democrazia (a prescindere) al Plebiscitario o peggio all’anarchia”.PREMESSA – IL CINETEATRO SAN MICHELE: UN POSSIBILE PANOPTICON – Prima di concludere una premessa ed una tesi-provocazione: il cineteatro San Michele come un novello (e locale) Panopticon ? Dunque la possibilità per chi assiste di vedere quello che altri non sarebbero in grado di vedere: visione omnicomprensiva di tutti gli elementi del reale. IL PANOPTICON –”L’idea alla base del Panopticon (“che fa vedere tutto”) era quella che – grazie alla forma radiocentrica dell’edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e tecnologici – un unico guardiano potesse osservare (optikon) tutti (pan) i prigionieri in ogni momento, i quali non devono essere in grado di stabilire se sono osservati o meno, portando alla percezione (sempre da parte dei detenuti) di un’invisibile onniscienza, che li avrebbe condotti ad osservare sempre la disciplina. Lo stesso filosofo descrisse il panottico come “un nuovo modo per ottenere potere mentale sulla mente, in maniera e quantità mai vista prima”. iverso del Panopticon è l’Anopticon (come descritto da Umberto Eco “un carcere costruito in modo che il sorvegliante sia l’unico a poter essere visto e non abbia alcun modo di vedere i sorvegliati”. Una simile struttura era già stata immaginata e descritta dallo scrittore Philip K. Dick nel romanzo Un oscuro scrutare: il protagonista del racconto è infatti un poliziotto infiltrato nel mondo della droga, talmente segreto che la sua identità è ignota anche ai suoi superiori; a un tratto però gli viene ordinato di tenere sotto controllo sé stesso. La casa in cui vive con degli amici viene attrezzata con olocamere e microfoni proprio come la casa del Grande fratello, e a partire da quel momento il protagonista, che si chiama A(r)ctor, passa sempre più tempo a vedere i video di sé stesso e dei suoi amici; fino a quando, inevitabilmente, dimentica di essere Bob A(r)ctor). Nel suo saggio Sorvegliare e punire, Michel Foucault prenderà il Panopticon come modello e figura del potere nella società contemporanea. L’architettura del Panopticon sarebbe la figura di un potere che non si cala più sulla società dall’alto, ma la pervade da dentro e si costruisce in una serie di relazioni di potere multiple. Sotto il profilo delle relazioni di potere, attraverso l’invisibilità del controllo, il Panopticon si ricollega anche all’Anello di Gige e al Grande Fratello orwelliano.
TRA STAMPA, PALCO E REALTA’ (1) – Con quella di questa bellissima domenica mattina, nella quale ci si accorge improvvisamente del tempo che continua a passare e delle malinconie canaglie che continuano a tormentare, ed angustiare, i nostri animi, si sarebbe dunque arrivati alla conclusione delle diverse presentazioni dei candidati delle coalizioni locali e regionali attraverso il palco, il pulpito, il luogo nel quale sono state spesso inscenate le sensazioni e i canovacci di gruppi semi-teatrali e musicali, del cine-teatro San Michele di Manfredonia. Un palco che ben si presta pertanto (sempre giornalisticamente parlando) al facile commento di quanti intendono informare il pubblico che legge di quelli che sono stati gli umori, le scenografie, le sensazioni, i movimenti, i moniti, i proclami, lo spettacolo, i suoni, le feste, i colori, i presenti, la personalità degli stessi presenti, il presunto o meno cafonal che, minaccioso come una mannaia, incombe indirettamente sugli spettatori in sala, ed altro, ed altro, ed altro, ed altro ancora. Non si starà qui a ripercorrere le varie tappe che hanno preceduto l’ultima presentazione dei candidati dell’Udc, ma si spera con questo piccolo, umile e mero editoriale di questa domenica (ante) primaverile di poter continuare a fare il proprio mestiere attraverso la tutela di quelli che sono i principi alla base del diritto di critica-cronaca: e pertanto, attraverso la valorizzazione e tutela dei canoni inderogabili della verità circostanziale dei fatti, della continenza, della pertinenza e della stessa satira, si continuerà ad incidere parole su questo (umile) giornale nella speranza di lietare le giornate dei tanti (si spera) che leggeranno queste pagine, con la promessa (inderogabile) di mantenere un ruolo da super partes delle varie eventualità del reale (senza pertanto farne un discorso strettamente personale) ma attraverso una analisi mera di quello che si è potuto (in libertà piena, in libertà piena, in libertà mera, piena e vera) ammirare (oggi come più di ieri, più di oggi, più di quello che si è potuto recepire davvero dal reale). Grazie.
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Presentato ai tre candidati a sindaco un documento di “speranza” e di richiamo alla responsabilità, redatto da un gruppo di laici della parrocchie di Manfredonia
-”LA politica non è una cosa sporca, ma un ‘un atto di carità del prossimo’, amore disinteressato finalizzato al bene dell’altro, all’unione. Un dovere civico o sociale. Lavorare al bene di un Paese, di una Provincia, o di un Partito, o di una Classe, è fare del bene al prossimo riunito in uno Stato, in una Città, in una Provincia, oppure in un Comune”. (Don Sturzo).
Una campagna elettorale in tempo di crisi invita a riflettere attentamente sulle attuali condizioni della società e della politica nel nostro Paese, nella nostra Regione e nella città in cui viviamo. Essa è un momento importante di discussione sulla città, su come è cambiata e su come sta cambiando. La crisi finanziaria, trasformatasi presto in crisi economica e sociale, sta aggravando la crisi politica che, da diversi anni e da diversi punti di vista, molti attenti osservatori vanno denunciando, e in tal senso è senz’altro da sottoscrivere il richiamo del Papa sulla necessità “di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”. Amministrare una città significa progettare, ma anche mettere in piedi gruppi di lavoro, coinvolgere la comunità, offrire servizi, combattere la politica dei favori, difendere i diritti di tutti. Mutano le esigenze e devono mutare le politiche. Diminuiscono i fondi pubblici e aumentano i bisogni. Emerge, quindi, la necessità del reperimento di nuove risorse e razionalizzare l’utilizzo di quelle esistenti, con l’impegno di tutti i soggetti pubblici e privati per costruire un welfare di comunità. Vediamo nelle centinaia di candidature al ruolo di consigliere comunale il possibile svilimento di tale figura a mero “posto di lavoro” piuttosto che ad un posto di “responsabilità. Leggiamo nel moltiplicarsi di liste e nei manifesti elettorali ( spesso in spazi occupati abusivamente) molto poco su quale progetto si ha per la città e tanto narcisismo sul futuro dei singoli candidati”; non si evince una futura trattazione della cosa pubblica in termini di doverosa sobrietà.
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È quanto mai necessario perciò ripartire dall’ etica individuale di chi svolge un servizio politico. Tanti politici offrono, a livello locale, un buon esempio; ma oggi la “normalità” non basta più. Si sente il bisogno di un salto di qualità in termini di spirito di servizio, disponibilità a spendersi e a rinunciare a qualcosa, a mettersi in gioco, a fare battaglie vere ponendo in secondo piano gli aspetti “tattici” della politica. Invitiamo tutte le forze politiche e i candidati a porre al centro del loro impegno la promozione della partecipazione civica e politica di tutti i cittadini. La “cittadinanza attiva” è un capitale sociale presente nel nostro territorio. È opportuno, pertanto, cogliere ogni occasione per incentivare e promuovere il coinvolgimento dei cittadini, non solo a livello consultivo, come a volte già avviene, ma anche nella effettiva costruzione dei processi decisionali e questo come metodo di lavoro per la generalità dei settori dell’amministrazione, compresi quelli più significativi.
(Un gruppo di laici delle Parrocchie di Manfredonia)