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A cura di Benedetto Monaco

“Alzheimer, i Lions di Manfredonia non dimenticano chi dimentica”

Un importante studio pubblicato recentemente sul fascicolo del 11 febbraio 2016 del New England Journal of Medicine ha documentato invece un dato di segno opposto


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Manfredonia. “Stop! Dimentica” è il ritornello di una canzone di un cantautore italiano. Ebbene, se a volte dimenticare può far bene, probabilmente non è cosi per le oltre 600.000 persone che in Italia soffrono di Alzheimer. Le problematiche connesse a questa patologia le conoscono bene anche i familiari di persone soggette a tale patologia spesso assistiti in casa, con costi a carico delle famiglie specie nel caso di assenza dei servizi pubblici, ancora in calo nell’assistenza. Questo in sintesi è il quadro della realtà dell’Alzheimer in Italia che emerge dalla ricerca effettuata dal Censis con l’Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), che ha analizzato l’evoluzione negli ultimi sedici anni della condizione dei malati e delle loro famiglie. Ad occuparsi di Alzheimer, il mese scorso presso l’auditorium Serricchio di Manfredonia ci sono stati alcuni membri dei Lions Club Sipontum come Michele Balsamo Geriatra e past president del precitato club, il Dottor Fausto Campanozzi Direttore della Casa di cura San Michele, il Dottor Vincenzo Cipriani Presidente dell’Associazione Italiana Alzheimer Santa Rita – sezione di Foggia, ed il Prof. Antonio CAPURSO – gia’ Professore Ordinario Geriatria Università degli Studi di Bari.

Di seguito rilasciamo un estratto delle dichiarazioni degli intervenuti alla serata moderata dal prof. Giovanni Tricarico e presieduta dal Presidente Michele La Torre. Partiamo dal Dr. Michele BALSAMO: “Il titolo di questo convegno può destare meraviglia, scalpore e forse passatemi il termine, un certo senso di ilarità, specie tra gli addetti ai lavori. Pertanto abbiamo accettato la sfida, perché anche per l’Alzheimer si può e si deve parlare di un nuovo Umanesimo nelle cure, centrato sul prendersi cura della persona e non solo della malattia. Umanizzare il sistema sanitario significa entrare sempre più nell’ottica di una cura della persona che non si riduca solamente a terapia, ma che si apra ad un più esteso ed ampio “prendersi cura” della persona “sapendo spegnere il cervello ed accendere il cuore”. Spesso di fronte a questi malati si sente dire: E’ malato di Alzheimer non c’è più nulla da fare”. Al contrario dovremmo dire: E’ malato di Alzheimer, quindi c’è moltissimo da fare.” Perché tale malattia è cosi devastante? Perché è una malattia desolata , vuota, arida come il deserto; è un ladro di cuori e di anime e di memorie. Immaginate il vostro cervello come una casa illuminata, l’Alzheimer non fa altro che spegnere la luce in una stanza e poi nell’altra e le idee, le emozioni e la memoria si affievoliscono e cessano del tutto. Un articolo di Madeleine Nash, pubblicato sulla più prestigiosa e conosciuta rivista al mondo, TIME del 2000, affermava che non c’è ancora nessun modo per evitare che le luci si spengano, nessun modo per riaccenderle.” Siamo nel 2016, qualcosa è cambiato? Allo stesso tempo la terapia orientata sul benessere emotivo del paziente può rappresentare il primo passo verso la guarigione ? Siamo perfettamente consci che la guarigione non è ancora dietro l’angolo, ma ci sono almeno i presupposti perché ciò avvenga? Il Prof Antonini di Firenze che diceva: Quando si misura il difetto dell’Uomo, non si deve tanto misurare la sua perdita di capacità, ma la capacità di questa società di dargli in tempo quelle cose che servono per adattarsi alle sue perdite”. Penso che ciò rappresenti il punto centrale da cui partire per questo nuovo Umanesimo delle cure di cui tanto si parla ai nostri giorni.

Il Dr. Vincenzo CIPRIANI rimarca come nell’Alzheimer, due sono i soggetti colpiti: il malato e la famiglia, che, sopratutto da noi in Puglia, subisce quasi totalmente il peso dell’assistenza. Di fronte alle richieste di malati e famiglie, che prediligono la assistenza domiciliare o, in alternativa, il centro diurno riabilitativo, la Regione e la nostra ASL, stranamente, con le loro ultime decisioni prediligono i più costosi ricoveri nelle Residenze Sanitarie e Socio/Sanitarie. Noi Associazione Alzheimer Italia – sezione di Foggia, ci opponiamo decisamente a questa programmazione, che non tiene in alcun conto ne i dati epidemiologici ne la storia della malattia ne tantomeno i bisogni espressi dei malati e delle loro famiglie. A fare un indagine epidemiologica sulla tematica ci ha pensato il Dr. Fausto Campanozzi, che da dei semplici numeri ha fornito un’idea della portata del fenomeno e dei riflessi che esso ha anche in termini di costo sociale. L’Italia è uno dei paesi più longevi, non solo in Europa, ma anche nel mondo. Infatti, su circa sessanta milioni di Italiani gli ultra sessantacinquenni sono circa dodici milioni, una percentuale pari al 20%, che si stima possa raggiungere i 16 milioni entro il 2030, circa il 26,5% della popolazione. Alla luce di questi dati, scimmiottando il titolo di un vecchio film dei fratelli Coen, ci sembra lecito chiedersi se l’Italia non sia un paese per vecchi. Probabilmente la risposta è: l’Italia non è un paese per vecchi, ma si appresta ad essere un paese di vecchi, perché oltre all’aumento della popolazione anziana si registra un costante calo delle nascite, e molti dei nostri giovani si trasferiscono all’estero, con tutte le conseguenze che questo fenomeno comporta. All’invecchiamento della popolazione si è associato anche un aumento di tutte le malattie legate all’età, tra queste l’Alzheimer. Difatti, fra le patologie che si associano all’invecchiamento c’è anche la Demenza, che viene stimata nei paesi industrializzati intorno al 5% nei soggetti con oltre 65 anni, ma che è presente fino al 30% nei soggetti di età compresa fra 85 e 89 anni. Ed è stato Il Dott. Antonio Capurso ha fare il punto sulla demenza: “La demenza é una patologia che colpisce soggetti anziani e generalmente compare dopo i 60 anni. Il costante invecchiamento della popolazione italiana ha portato a calcolare, in prospettiva, un forte aumento della incidenza della demenza, con l’aumentare dei soggetti anziani”.

Un importante studio pubblicato recentemente sul fascicolo del 11 febbraio 2016 del New England Journal of Medicine ha documentato invece un dato di segno opposto: a partire dal quinquennio 1977-1983, è stato osservato nei quinquenni successivi e sino al 2008 una progressiva riduzione della incidenza della demenza, con valori che partivano da 3,6 casi di demenza per “100 soggettive” 60 anni, per ridursi progressivamente sino a valori di 2,0 casi per 100 soggetti nel 2008. Questo calo tuttavia é stato osservato soltanto in soggetti con elevata scolarità (diploma di scuola media superiore) ed è stato determinato dalla riduzione dei fenomeni vascolari ischemici cerebrali, a seguito di un miglior controllo dei fattori di rischio cardiovascolari, cioè l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, il fumo, l’obesitá, la sedentarietá, il diabete. Il convegno si è concluso con la partecipazione di parte del pubblico presente, che ha potuto conferire con una platea istruita e preparata, che ha saputo lasciare un’importate impronta sull’argomento, che in sostanza non ha dimenticato chi dimentica. Oggi le nuove frontiere della medicina stanno facendo conquiste anche in questo ambito, spesso grazie all’ingegnosità di preziosi ricercatori, che specie all’estero riescono a raggiungere risultati promettenti, anche in Italia se ne potranno fruire? Come e quando sarà il medico di fiducia a dirlo.

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(A cura di Benedetto Monaco – benedetto.monaco@gmail.com)

“Alzheimer, i Lions di Manfredonia non dimenticano chi dimentica” ultima modifica: 2016-03-07T15:47:49+00:00 da Benedetto Monaco



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Commenti


  • Tex Willer

    E’ una terribile malattia sociale e anche a Manfredonia è molto diffusa, aiutiamo queste persone e i loro parenti.


  • Il principe azzurro di biancaneve

    Infatti.
    Forse anche questi signori hanno un inizio di Artzaimer perchè non si ricordano di impegnarsi per il problema Energas che al momento è o dovrebbe essere la priorità nella nostra città.

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