Economia
Crescono i rischi per chi opera sui mercati esteri, ma non si arresta la performance dell’export toscano

Export: Sace nel 2015 con 1.000 aziende

L’export toscano ha messo a segno una performance positiva nell’ultimo anno (+2,1% 1Q-3Q2015) confermando il dinamismo di un tessuto imprenditoriale piuttosto diversificato

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Firenze. Calo dei prezzi delle commodity, aumento del debito dei Paesi emergenti, espansione della violenza politica: crescono i rischi per chi opera sui mercati esteri, ma non si arresta la performance dell’export toscano. Quali i mercati su cui puntare per continuare a crescere? Quali gli strumenti per affrontarli? Da queste domande prende le mosse, oggi a Palazzo Gondi, il Convegno dedicato alla Mappa dei Rischi 2016 di SACE, lo strumento sviluppato dalla società assicurativo-finanziaria italiana per orientare gli imprenditori verso i mercati esteri più promettenti e riconoscere quelli più rischiosi. Al centro dell’evento, organizzato in collaborazione con Confindustria Firenze, le esperienze di protagonisti del panorama imprenditoriale locale – Massimo Messeri per Nuovo Pignone, Leonardo Bassilichi per Bassilichi, Ivana Ciabatti per Italpreziosi e Giorgio Moretti per Dedalus – che si sono confrontate con SACE sulle sfide attuali e future per l’export e gli investimenti esteri della Toscana.

In base alle rilevazioni della Mappa dei Rischi 2016, l’aumento dei rischi si è tradotto in oltre 5 miliardi di euro di minori esportazioni per l’Italia nel 2015 anno ma è possibile recuperarne 31 entro il 2019 attraverso un miglior presidio di un paniere diversificato di mercati a elevato potenziale. “Esportare e crescere in mercati nuovi, in un mondo ad alto rischio, è una sfida complessa, ma all’altezza di questo territorio, fatto di arte e bellezza, ma anche di manifattura, spirito d’impresa e innovazione – ha dichiarato Alessandro Castellano, amministratore delegato di SACE –. Lo vediamo ogni giorno attraverso il nostro lavoro sul campo: solo nell’ultimo anno abbiamo seguito oltre mille aziende toscane, in prevalenza Pmi, nei loro piani di crescita internazionale, con più di un miliardo di operazioni di export assicurate e investimenti garantiti”.

“Anche negli anni della crisi, la Toscana dell’export è cresciuta in modo consistente; il doppio dell’Italia (21% contro il 10% fra il 2007 e il 2014). L’export è stato l’unico indicatore positivo per la nostra economia in sette anni. I nostri contenuti di eccellenza vanno “oltre” la crisi – sottolinea Massimo Messeri, presidente di Confindustria Firenze –. Forti e orgogliosi di questo, dobbiamo spingere sull’acceleratore e sfruttare tutte le opportunità della ripresa economica che stiamo vedendo, puntando su due fronti: sulla promozione e l’internazionalizzazione extra UE; sull’attrazione di nuovi investimenti. Accanto ai punti di forza, dobbiamo anche capire le debolezze, che sono legate alla dimensione troppo frammentata rispetto a quella necessaria per affrontare in modo adeguato i mercati internazionali. Qui deve concentrarsi l’impegno di Confindustria e di tutti coloro (SACE, ma anche Regione) che vogliono che la Toscana consolidi il suo ruolo leader nelle esportazioni”.

Export toscano: rischi e opportunità. L’export toscano ha messo a segno una performance positiva nell’ultimo anno (+2,1% 1Q-3Q2015) confermando il dinamismo di un tessuto imprenditoriale piuttosto diversificato, ma con ampi margini di crescita al di fuori delle destinazioni attualmente più battute. La crescita dell’export, spinta dagli apparecchi elettronici (+20,1%) ed elettrici (+8,4%) e dai prodotti in legno (+10,2%), si poggia soprattutto sul contributo delle vendite della meccanica strumentale nei suoi vari comparti (il 15% dell’export toscano), dei mezzi di trasporto (pari al 7,4% dell’export totale) e del Made in Italy tradizionale nelle sue diverse espressioni: tessile e abbigliamento (pari ben al 30%), gioielli (8,4%) e alimentari & bevande (6,3%).

Sebbene attualmente le principali destinazioni di riferimento per l’export toscano siano i mercati avanzati (Stati Uniti ed Europa in primis), la Mappa dei Rischi di SACE segnala importanti margini di crescita verso un paniere diversificato di mercati emergenti, con profili di rischio certamente non trascurabili, che possono tuttavia essere affrontati con successo e profitto, puntando su coperture specifiche e un approccio strategico: in Medio Oriente (Arabia Saudita, Emirati Arabi e, in prospettiva, Iran) e Asia (India, Cina e Thailandia), ma anche in Kenya e Repubblica Ceca. Tra le geografie più rischiose per il 2016 segnala invece Algeria, Turchia, Brasile, Bulgaria, Grecia e Russia.

La Mappa dei Rischi di SACE. La Mappa dei Rischi di SACE identifica le diverse tipologie di rischio a cui si espone un’azienda nell’operare all’estero, basandosi sull’analisi del rischio di credito affrontato da esportatori, finanziatori, investitori industriali e appaltatori in 196 paesi.

Export: Sace nel 2015 con 1.000 aziende ultima modifica: 2016-03-07T17:33:01+00:00 da Redazione



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