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Riguardo all’imposta sul valore aggiunto (Iva), il gettito ammonta a 2 miliardi 412 milioni

Irpef, Iva, Irap e Ires: 4 imposte che in Puglia garantiscono un gettito di ben 9,8 miliardi di euro

Per l’imposta sul reddito delle società (Ires), le aziende pugliesi hanno versato mezzo miliardo di euro

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Bari, 07/03/2016 – È di ben 9,8 miliardi di euro la somma versata dai pugliesi per Irpef, Iva, Irap e Ires. A rilevarlo è il Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia. Per la precisione, sono stati versati 9 miliardi 775 milioni 945mila euro con le dichiarazioni del 2014, in calo di 39 milioni, pari ad un tasso negativo dello 0,4 per cento rispetto all’anno prima (9 miliardi 814 milioni 954mila euro), a causa dell’acuirsi della crisi che ha tagliato i profitti. In dettaglio, sono stati versati 6,3 miliardi di euro per l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) da parte di 2.577.466 contribuenti pugliesi che hanno così assolto all’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi. Rappresentano il 6,3 per cento del totale in Italia (40.989.567). Rispetto all’anno precedente sono diminuiti di 21.436 unità, pari allo 0,8 per cento (erano 2.598.902 nel 2013). Il reddito complessivo ammonta a 39,6 miliardi di euro, mentre quello medio è di 15.630 euro.

Riguardo all’imposta sul valore aggiunto (Iva), il gettito ammonta a 2 miliardi 412 milioni. Sono state presentante, per via telematica, 337.754 dichiarazioni Iva da parte di lavoratori autonomi, ditte individuali e società pugliesi. Rappresentano il 6,4 del totale nazionale delle dichiarazioni (5.297.987). Rispetto all’anno precedente sono state 2.876 in meno, pari ad una flessione dello 0,8 per cento (nel 2013 erano 340.630). Il volume d’affari dichiarato è diminuito di circa un miliardo e mezzo di euro, pari ad una flessione del 2 per cento: da 76,8 miliardi a 75,3.

Circa l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap), le imprese pugliesi, esclusi gli enti pubblici locali, hanno versato 542,6 milioni. Ogni azienda paga, in media, 3.171 euro per l’Irap. Sono state presentante, per via telematica, ben 293.151 dichiarazioni, pari al 6,4 per cento del totale nazionale (4.548.579) da parte di persone fisiche, società, enti che esercitano attività commerciali; persone fisiche, società semplici e quelle ad esse equiparate che esercitano attività di lavoro autonomo; produttori agricoli; enti privati non commerciali; amministrazioni pubbliche. Dalle dichiarazioni è possibile dedurre il valore della produzione che si attesta a 16,7 miliardi di euro, quindi, il valore medio è di 58.188 euro per dichiarazione.

Per l’imposta sul reddito delle società (Ires), le aziende pugliesi hanno versato mezzo miliardo di euro. Rispetto all’anno precedente, il gettito è aumentato di circa 10 milioni, pari all’1,9 per cento (l’anno prima sono stati versati 499 milioni). A rilevarlo è il Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia che ha elaborato gli ultimi dati del Dipartimento delle Finanze. In particolare, sono state presentante 58.890 dichiarazioni, pari al 5,3 del totale nazionale (1.104.875). L’anno prima ne erano state presentate 57.947. Si registra, dunque, un incremento dei modelli Ires inviati al Fisco (943 in più, pari all’1,6 per cento). Il reddito d’impresa medio è di 68.713 euro, in crescita dell’1,4 per cento rispetto all’anno prima (67.773).

«L’elaborazione approntata dal nostro Centro Studi regionale – commenta Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – evidenzia quanto il peso delle imposte continui ad essere penalizzante per i contribuenti ed in particolar modo per le piccole e medie imprese. La pressione fiscale è così elevata da produrre solo nella nostra regione un gettito pari a quasi 10 miliardi di euro. Certo, eccezion fatta per l’IRES, dai dati si evince una complessiva tendenza alla riduzione del gettito. Tuttavia, più che ad una diminuzione della tassazione il fenomeno è attribuibile al minor volume dei ricavi. È evidente infatti – spiega il presidente – che la crisi continua a mordere, incidendo sui consumi interni ed impedendo il ristabilirsi di fisiologiche dinamiche economiche. Una completa ed organica revisione della normativa fiscale, lontana da semplici interventi di dettaglio – conclude Sgherza – è più che mai necessaria non solo per sbloccare risorse da dedicare allo sviluppo ed agli investimenti ma anche per semplificare in maniera consistente la disciplina e la complessità degli oneri fiscali”.

Redazione Stato Quotidiano.it



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