Stato prima
'Non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura'

Diaz: Corte Strasburgo condanna Italia

In merito all'irruzione delle forze dell'ordine italiane alla Diaz il 21 luglio 2001


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(ANSA) – STRASBURGO, 7 APR – Quanto compiuto dalle forze dell’ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 “deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.

Alla Diaz fu tortura. La dichiarazione di Patrizio Gonnella, Presidente dell’Associazione Antigone. “C’è una giustizia a Strasburgo. L’Italia condannata per le brutalità e le torture della Diaz che, finalmente in Europa e solo in Europa, possono essere chiamate tortura. In Italia questo non si può fare perché manca il reato nel codice penale. Un fatto vergognoso e gravissimo, lo avevamo detto più volte. Fra l’altro c’è un nostro ricorso analogo pendente a Strasburgo per le violenze nel carcere di Asti dove, ugualmente, la Corte ha rinunciato a punire in mancanza del reato.

Speriamo che questa sentenza renda rapida la discussione parlamentare e ci porti ad una legge che sia fatta presto e bene, cioè in coerenza con il testo delle Nazioni Unite”.

Redazione Stato

Diaz: Corte Strasburgo condanna Italia ultima modifica: 2015-04-07T11:30:24+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Giovanni D'Agata

    COMUNICATO STAMPA

    Corte di Strasburgo «alla Diaz fu tortura». Condannata l’Italia per quanto avvenuto a Genova nella scuola durante il G8 del 2001. Per i Giudici il diritto penale italiano è anche “inadeguato e privo di disincentivi in grado di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte della polizia

    Lo ha stabilito la Corte europea dei Diritti dell’Uomo per l’irruzione delle forze dell’ordine alla scuola Diaz condannando l’Italia per tortura per l’irruzione delle forze dell’ordine alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. I Giudici hanno sentenziato che i maltrattamenti subiti dalle persone presenti nella scuola Diaz di Genova da parte delle forze dell’ordine “devono essere qualificati come ‘torturà”, ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo. Il ricorso era stato presentato da Arnaldo Cestaro, 62enne all’epoca dei fatti, presente nella scuola al momento dell’irruzione della polizia e vittima di percosse che gli procurarono fratture multiple. Secondo la decisione della Corte, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la mancata identificazione degli autori materiali dei maltrattamenti dipende “in parte dalla difficoltà oggettiva della procura a procedere a identificazioni certe, ma al tempo stesso dalla mancanza di cooperazione da parte della polizia”. Di fronte alla gravità dei fatti la reazione delle autorità italiane è stata “inadeguata”, così come lo è il diritto penale italiano nel sanzionare e prevenire atti di tortura. Si legge inoltre, il diritto penale italiano è anche “inadeguato e privo di disincentivi in grado di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte della polizia”. Infine l’Italia la Corte di Strasburgo richiamata a “stabilire un quadro giuridico adeguato, anche attraverso disposizioni penali efficaci”. Il carattere del problema è “strutturale” e pertanto si deve munire di strumenti legali in grado di “punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o di altri maltrattamenti”, impedendo loro di beneficiare di misure in contraddizione con la giurisprudenza della Corte stessa.

    Lecce, 7 aprile 2015

    Giovanni D’AGATA

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