Manfredonia
Novella sipontina

Fra’ Gelardo

"In un convento cittadino viveva fra’ Gelardo, uomo pio, che credeva fermamente nell’esistenza degli Angeli"


Di:

In un convento cittadino viveva fra’ Gelardo, uomo pio, che credeva fermamente nell’esistenza degli Angeli, e non faceva passare occasione per mostrare loro la sua devozione, tanto che elemosinava, risparmiava e conservava il denaro perché voleva dedicarli un piccolo Tempio.

Con il tempo il forziere era divenuto cospicuo, e non pochi cattivi soggetti pensarono di impossessarsene. Ed è cosi che una notte, nel dormiveglia, fra’ Gelardo sente una voce. Niente meno è un Angelo mandato da Gesù che gli offre di salire in Paradiso; la voce è insistente, sempre più chiara: Calummete fra’ Gelarde, ca ngile te vole Gèsù,
calummete a cascetèlle e po’ calummete tu.
(calati fra’ Gelardo, che nel Cielo ti vuole Gesù,/ cala la cassettina –forziere- e poi calati tu).

Fra’ Gelardo non indugia e subito obbedisce, porge dalla finestrella della sua celletta la cassettina con il denaro e poi vuole calarsi pure lui, ma non vede alcun angelo.

Acciaffe a ll’Angele, pigghje a ll’Angele, guarde… chjéme… storce ll’ucchje… ma d’Angele manghe ll’ombre.
(Raccogli Angelo, prendi Angelo, guarda… chiama… storce gli occhi… ma di Angelo manco l’ombra).

Fra’ Gelardo non si dà tregua, pensa e ripensa, passa notti insonni, alla fine si convince che quell’Angelo altri non è che il rappresentante di un’associazione non positiva.

Passa, così, del tempo, fra’ Gelardo continua ad elemosinare, a risparmiare e a conservare denaro, raggiungendo ancor una volta una buona somma. Ma la notizia mette poco a sapersi così che in una notte di primavera, il buon frate sente un vocìo, prima confuso, poi più chiaro.
Calummete fra’ Gelarde, ca ngile te vole Gèsù,
calummete a cascetèlle e po’ calummete tu.
(calati fra’ Gelardo, che nel Cielo ti vuole Gesù,/ cala la cassettina- forziere- e poi calati tu).

Ma questa volta fra’ Gelardo è ben sveglio e risponde:
Care Angjolètte d’u bon Gèsù…
Care Angjolètte d’u bon Gèsù…
Mm’à frechéte na volte e ne mme friche cchjù
(Caro Angelo del buon Gesù/ Caro Angelo del buon Gesù/ mi ha fregato una volta e non mi freghi più).

Anonimo sipontino

Fra’ Gelardo ultima modifica: 2015-04-07T18:38:17+00:00 da Redazione



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