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"Durante una ultramaratona traggo molta energia dalla natura. Infatti cerco sempre di scegliere gare che abbiano una componente naturalistica importante"

Meccanismi psicologici per partecipare a gare estreme


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Roma – Dalle risposte ad un questionario da parte di alcuni ultramaratoneti o ironman per la partecipazione a gare estreme, emerge l’importanza dell’autoefficacia, cioè il sapere di sapere fare, la convinzione di poter riuscire a raggiungere i propri obiettivi, ecco una risposta: “la convinzione che dopo vari risultati positivi, puoi continuare e osare di più e ti convinci che puoi finalmente partecipare alla gara dei tuoi sogni”.

Importante è anche lo spirito di gruppo che si crea, il condividere le esperienze estreme, l’idea di trovarsi tutti sulla stessa barca, nella sessa situazione ardua da saper gestire e superare, ecco una risposta: “Un altro meccanismo molto importante è la forza e l’incitamento che ci si trasmette tra atleti che nel frattempo diventano i tuoi compagni di avventura. L’incoraggiarsi, lo spronarsi uno con l’altro, è stato un punto di forza in quelle occasioni, dove eravamo fondamentali uno per l’altro affinché si tagliasse il traguardo, dimenticando la fatica, i dolori fisici che sono tanti.” Si utilizzano anche tecniche di distrazione, di autoconsapevolezza, di visualizzazioni, di auto convincimenti, di ancoraggio, di seguito alcune risposte: “Bisogna avere sempre la consapevolezza del gesto fisico che si sta compiendo e calibrare lo sforzo sul livello di preparazione che si ha, senza mai eccedere. Ogni eccesso si paga a caro prezzo sulla lunga distanza.

Bisogna anche avere anche una buona capacità di dissociazione. Intendo dire che la mente deve essere in grado di spaziare, di distrarsi dal gesto fisico che si sta compiendo. Ad esempio io ho adottato un sistema per cui mi incoraggio dicendomi: ‘Forza Vincenzo! E quindi con questo gesto trasferisco la mia stanchezza e la mia difficoltà a un soggetto esterno a me anche se immaginario. Un’altra tecnica è quella di conversare con altri podisti, di preoccuparsi delle loro difficoltà. Così facendo come per incanto non si pensa ai propri guai e ci si distrae.”
“La consapevolezza di me, la relazione con l’atro trovo sia molto efficace, ma anche la meditazione.” “La visualizzazione di elementi positivi, soprattutto da vivere al termine della gara, aiuta tantissimo.”

“Durante una ultramaratona traggo molta energia dalla natura. Infatti cerco sempre di scegliere gare che abbiano una componente naturalistica importante.” “Io m’innamoro della gara alla quale partecipo, quindi faccio di tutto per conquistarla.” Inoltre è usuale dividere la gara in obiettivi intermedi e focalizzarsi sul qui e ora, ecco le risposte di alcuni ultramaratoneti: “Non bisogna mai concentrarsi su quanti km mancano. E’ preferibile correre ad obiettivi minimi. Ad esempio in una 100 km io ho sempre corso da un ristoro all’altro, ponendomi l’obiettivo di raggiungere i prossimo ristoro, posto appunto a 5 km e quindi un obiettivo alla portata e così di 5 km in 5 km si arriva alla fine, come nella vita di settimana in settimana si lavora per un anno.” “Creare dei piccoli traguardi intermedi.”

“Inoltre durante la corsa mi focalizzo molto su quanta strada abbia già percorso più che pensare a quanta ne manchi.” “Mentre corro il pensare che le crisi arrivano e si superano e dividere il percorso in tanti piccoli spezzoni, tipo da ristoro a ristoro, aiuta molto.”

(A cura di Matteo Simone – www.psicologiadellosport.net – 21163@tiscali.it)

Redazione Stato

Meccanismi psicologici per partecipare a gare estreme ultima modifica: 2015-04-07T11:19:37+00:00 da Matteo Simone



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