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"Il Documento di Economia e Finanza 2015 opera quindi in continuità con i principali provvedimenti assunti nei mesi precedenti"

Renzi: ‘giù tasse per 21 miliardi, niente tagli’

"Questa strategia si sviluppa entro il vincolo stringente dovuti all’elevato debito pubblico che grava sulle finanze del paese"


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Roma – In apertura del Consiglio dei Ministri, il Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, ha aggiornato il Governo sullo stato di attuazione del programma. Rispetto al Consiglio dei Ministri del 3 marzo u.s., vi sono 39 provvedimenti in meno, di cui 23 riferiti al Governo in carica. Lo stock riferito ai due precedenti Esecutivi, dal 22 febbraio 2014 è sceso da 889 a 316.

DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA. Documento di economia e finanza 2015 – DEF, a norma dell’articolo 10 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, ha avviato l’esame del Documento di economia e finanza previsto dalla legge di contabilità e finanza pubblica, n.196 del 2009, la cui approvazione è prevista entro il 10 aprile di ogni anno.

Presentazione DEF.La programmazione economico-finanziaria viene aggiornata alla luce di un quadro macro favorevole all’Italia e all’Eurozona: il prezzo dell’energia ha subito un drastico calo e al tempo stesso il rapporto euro/dollaro è più coerente con i fondamentali delle due aree economiche. Questa seconda componente del quadro macro si è realizzata grazie alla politica di quantitative easing della BCE, resa possibile sia dalla gestione responsabile dei bilanci nazionali dei paesi dell’Unione europea, sia dal nuovo clima maturato durante la presidenza italiana dell’Unione europea.

Dopo un lungo periodo caratterizzato dall’instabilità politico-istituzionale e dall’emergenza finanziaria, il Governo lavora alla politica economica in una prospettiva non più emergenziale e intende cogliere l’opportunità offerta dalla finestra temporale favorevole dando continuità alla propria strategia di medio termine: riduzione delle tasse compensata da risparmi sulla spesa, ripresa degli investimenti, gestione responsabile del bilancio statale, riforme strutturali.

Il Documento di Economia e Finanza 2015 opera quindi in continuità con i principali provvedimenti assunti nei mesi precedenti (il decreto legge 66, la legge di stabilità, l’investment compact) e conferma l’ambizioso programma di riforme che costituisce il segno distintivo del Governo: piena realizzazione del jobs act, riforma della pubblica amministrazione, riforma della legge elettorale e dell’architettura istituzionale, riforma della scuola, adeguamento del settore del credito, revisione della spesa orientata sia alla generazione di risparmi che all’aumento dell’efficacia dei servizi pubblici offerti a cittadini e imprese. Un programma che ha l’obiettivo di migliorare strutturalmente la capacità competitiva del Paese a partire dal capitale umano e dalle infrastrutture.

L’affacciarsi della crescita dopo tre anni di recessione e la realizzazione di riforme lungamente attese consentono di impostare un ciclo della fiducia: il circolo virtuoso che fa risalire la domanda e insieme alla revisione della spesa crea spazio per la riduzione delle tasse e la ripresa degli investimenti pubblici; il risultato sarà un ritmo di crescita più elevato nel 2016 e 2017, il rafforzamento dell’occupazione e quindi della fiducia.

Questa strategia si sviluppa entro il vincolo stringente dovuti all’elevato debito pubblico che grava sulle finanze del paese. Questo vincolo trova manifestazione nelle regole comuni adottate nell’ambito dell’Unione europea, che il Governo italiano rispetta integralmente (vincolo del 3% nel rapporto deficit/PIL, saldo strutturale in evoluzione verso il pareggio, regola del debito). Una strategia che ha consentito finora di consolidare la fiducia dei mercati (con un beneficio consistente nella riduzione del costo del debito) e ha dato la possibilità alle istituzioni europee di mettere in campo una strategia per la flessibilità e per una politica monetaria espansiva.

Il quadro tendenziale aggiornato consentirebbe di raggiungere il pareggio di bilancio strutturale già nel 2016, tuttavia il Governo ha ritenuto opportuno confermare al 2017 il conseguimento di tale obiettivo così da conferire una natura espansiva alla programmazione per il 2016.

Per il 2016, infatti, il Governo si impegna a cancellare l’aumento delle tasse contemplato dalle clausole di salvaguardia, per un valore corrispondente a 1 punto di PIL. Questo intervento viene effettuato grazie ai risparmi della revisione della spesa e al beneficio che si registra grazie alla crescita maggiore e alla spesa per interessi sul debito inferiore rispetto alle previsioni precedenti.

Il ricorso alla “clausola delle riforme” prevista dalle linee guida sulla flessibilità delle regole europee pubblicate dalla Commissione a gennaio di quest’anno, consente di contenere l’aggiustamento strutturale a 0,1% del PIL rispetto allo 0,5% altrimenti richiesto dalle regole comuni.

Il debito pubblico si stabilizza nel 2015 e comincia il percorso di riduzione a partire dal 2016. Un percorso che libererà il Paese da un grave fardello. La regola del debito viene quindi rispettata e l’obiettivo viene centrato nel 2018.

Il Ministro Padoan ha acquisito un primo consenso da parte del Consiglio dei Ministri sul Documento, il cui coordinamento verrà completato entro la data prevista dalla legge.

Renzi: ‘giù tasse per 21 miliardi, niente tagli’ ultima modifica: 2015-04-07T17:59:07+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    Il ministro Padoan, durante la conferenza stampa di presentazione del DEF (Documento di economia e finanza), ha spiegato che l’anno prossimo il debito pubblico inizierà a scendere e nel 2018 sarà al 123,4 del Pil (sic!) contro l’attuale 132,5. E ancora, sempre Padoan: “Nel 2018 l’ incubo di questa montagna di debito, che può attivare terribili regole di taglio della ghigliottina, andrà finalmente via e credo che per la prospettiva dell’Italia questo sarà un risultato importante”(sic!). Ciò premesso, inizio subito col dire che anche le previsioni di crescita del PIL fino al 2018 sono solo numeri che possono essere giocati al lotto. Inoltre, le dichiarazioni del Ministro più che ottimistiche sono grottesche e offensive dell’intelligenza e della memoria degli italiani correttamente informati. Nel 2018, se non cambierà radicalmente la politica economica di austerità dell’UEM e se la BCE non diventerà una vera Banca centrale (prestatrice di ultima istanza), con il potere di sottoscrivere titoli di Stato dei Paesi membri DIRETTAMENTE sul mercato primario (c.d. Eurobond), non solo il nostro debito pubblico aumenterà ma continuerà (avendo ceduto la nostra sovranità monetaria, fiscale, di bilancio e valutaria) ad essere il nostro peggior “incubo” (siamo diventati schiavi dei mercati finanziari dominati da poche grandi banche d’affari e d’investimento PRIVATE). Oltre a ciò, quasi certamente con le regole attuali, da qui all’anno 2018, non riusciremo a resistere nell’area euro (siamo ormai prossimi alla soglia del dolore). In breve, non ci sarà nessuna vera ripresa se non abbandoniamo le demenziali e irresponsabili politiche neoliberiste di austerità. Come? O rinegoziando i Trattati e lo Statuto della BCE (le cui regole hanno due soli e veri obiettivi: garantire e tutelare il “capitale” e gli interessi dei creditori PRIVATI internazionali, nonché gli interessi commerciali e finanziari della Germania), oppure uscire dell’area euro e riprenderci la nostra piena sovranità.
    Le dichiarazioni di Padoan, non sono altro che un misto di propaganda e di menzogne!

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