Cultura

La danza della vita tra vizi e virtù


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L'incontro a Palazzo dei Celestini (St)

Manfredonia – LA Sezione dell’A.M.M.I. (Associazione Mogli Medici Italiani) di Manfredonia, con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Foggia, ha promosso il dibattito inerente alle relazioni umane attraversate da vizi e virtù. La danza di Matisse rappresenta il tema affrontato, un’immagine simbolica, ma efficace. Il senso della danza, delle mani che si intrecciano e quindi delle relazioni che ricercano le virtù tra i vizi celati. Il vortice circolare disegna la vita delle relazioni umane che si stagliano tra il cielo e la terra dove le figure danzanti lasciano trapelare il peso dell’essere, curvando la superficie. E così il dialogo prende forma tra il Prof. di teologia Michele Illiceto e l’Assessore alle politiche sociali Paolo Cascavilla.

“La virtù dal greco aretè significa il migliore, lo stato ottimale delle cose. Ogni natura tende al bene e quindi alla felicità. Oggigiorno però non esiste più il bene in sé, ma il bene per me. Ecco affacciarsi sulla scena il nichilismo. I valori non sono più strutture, ma funzioni. Il valore esiste in relazione alla funzione. Se il valore non serve più, lo elimino. Il valore c’è finché ha una funzione. Ecco allora le virtù travestite da vizi, le virtù diventano un abito che metto in pubblico per farmi bello, non perché ci credo” esordisce il Prof. Illiceto. La simbologia dell’abito richiama l’eminente teologo San Tommaso D’Aquino secondo il quale la virtù è “abito che perfeziona l’uomo nel bene operare”.

Matisse (ST)

“In un tempo dove l’io è incapace di dominare le proprie pulsioni, il vizio è legato al lusso, il quale è la base fondante della società, proprio perché senza vizi è impossibile far aumentare il consumo, il motore quindi dell’economia e del guadagno” sorprende il Prof. Illiceto. Non possono non citarsi le quattro virtù cardinali, quali la fortezza, la temperanza, la prudenza e la giustizia. E a tal proposito interviene L’Assessore Cascavilla:”Il sapere ci dona la vita, dall’esperienza si sviluppa la saggezza. Saggio è colui che sa usare bene il tempo. Oggi i giovani hanno bisogno di sogni e di visioni, di curiosità. Ecco serve alimentare il desiderio del volo, leggeri come una piuma pur nell’essere pensosi. I vizi sono vissuti quando si perde il potere di immaginare, di vedere oltre. I vizi sono corti senza reggia. Allora la giustizia è compiere gli atti giusti quotidianamente nel rispetto, nella reciprocità, nella tolleranza. Quindi non esiste giustizia se non permetto all’altro di esprimere il proprio pensiero.”

E nel clima di tolleranza non solo dei pensieri, ma della vita che si libera in ogni suo gesto si ritrovano le virtù, la forza dell’uomo contro il male che affligge le coscienze. Il male che si compie sotto gli sguardi attoniti dei passanti, dei cittadini derubati della dignità oltre che della vita, tra omicidi e molteplici forme di violenza.

E Illiceto insiste:” Come educare i giovani alla fortezza se i genitori sono figure fragili? La vera fortezza è rinunciare al potere che si ha. Essere forti significa vincere lo scoraggiamento, l’ingiustizia è del debole. L’indifferenza è il riparo per chi non è forte. La costanza e la perseveranza nel dolore è sintomo di fortezza. E poi la giustizia racchiude tutte le virtù. Nulla è totalmente mio, bisogna essere giusti prima con se stessi. Se spadroneggia l’ingiustizia fuori è perché siamo ingiusti dentro”. Da questi spunti di riflessione si apre definitivamente la danza della vita che incita ciascuno a non lasciare la mano dell’altro, di non interrompere il suono vorticoso del cerchio. La danza comprende anche il movimento angoscioso senza sosta delle relazioni che si sfaldano sotto i colpi assordanti dei vizi che dividono l’umanità, e la conducono verso l’annichilimento. E solo la mano tesa della donna nel dipinto di Matisse che implora la riconciliazione, l’unione definitiva, potrà riportare l’uomo a essere in relazione col mondo e quindi con se stesso.


mariapia.telera@statoquotidiano.it

La danza della vita tra vizi e virtù ultima modifica: 2011-05-07T12:58:04+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Rosa D.L.

    Non ho potuto partecipare all’interessantissimo dibattito. Ringrazio M.P. Telera per l’articolo! Le virtù ci aiutano a crescere in tutti i sensi.


  • Maria Pia Telera

    Grazie a te Rosa. Continua a seguirci.


  • Michele Illiceto

    grazie a Maria Pia per la capacità di sintesi e per l’originalità della chiave di lettura assunta nel rileggere i contenuti che sono stati esposti. (Michele Illiceto)


  • Ferruccio Gemmellaro

    … C’è sempre l’attesa, meglio l’utopia omologistica, che ritorni l’homo-halitus, la semenza creazionistica capace di germogliare, donde la rigenerazione di margotti umani rifiorenti di pensieri altri (mondoalteristici), ossia di risposte alle pulsioni del Mondo Altro (Alter es), perché distolgano l’individuo dal dualismo mondoquestistico – la cui scala (ad esempio, sentimentale) tocca via via la tolleranza, l’affetto, la passione… in contrapposizione ad una seconda scala dei contrari, quali l’intolleranza, l’insensibilità, l’odio, la repulsione… – perché possa tornare a erigerne una terza e sola …

    ciao Maria Pia e complimenti
    Ferruccio da Venezia


  • Maria Pia Telera

    Grazie a voi per il vostro contributo umano e culturale

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