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Nas, 10 arresti a Foggia nel settore biomedicale (TUTTI I NOMI)

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Nas, 10 arresti a Foggia nel settore biomedicale (archivio)

Bari – I carabinieri del Nas di Bari, comandante Cap. A.Citarella, hanno arrestato 10 persone tra dirigenti medici, funzionari, imprenditori e dipendenti di aziende operanti nel settore delle apparecchiature biomedicali ritenuti responsabili dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla truffa ed al falso.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state disposte dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura delle Repubblica che ha diretto le attivita’ investigative dei carabinieri del Nas. Il danno a carico del Servizio Sanitario Nazionale, finora accertato, e’ di un milione e mezzo di euro.


DETTAGLI OPERAZIONE “SPENDING REVIEW”.
All’allarme corruzione nella Sanità lanciato dalla Corte dei Conti nel Rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica hanno risposto dunque i Carabinieri del N.A.S. di Bari, che sotto la direzione della Procura della Repubblica di Foggia, hanno svolto indagini su gare d’appalto svolte dalla ASL di Foggia e finalizzate all’acquisto e la fornitura di dispositivi medici destinati agli ospedali di Manfredonia, Cerignola, San Severo e Lucera.

Nell’ambito del contesto investigativo le gare di appalto riguardano la fornitura massiva ed a prezzi “fuori mercato” di dispositivi “taglia aghi” (AILUIG 500) e del relativo materiale di consumo, nonché la fornitura di quattro sistemi informatici di telemedicina (T-MED), destinati ai reparti di cardiologia che sebbene regolarmente forniti, ma non richiesti da nessuno, non erano, a distanza di anni, mai entrati in funzione. Entrambe le forniture erano costate alla ASL di Foggia, rispettivamente 626.907,90 € per i taglia aghi e 832.320,00 € per i T-MED, per un totale, già corrisposto, di 1.459.228,00 €.

La fornitura di tali dispositivi è stata effettuata da tre ditte operanti nel settore e facenti capo ad altrettanti imprenditori che si aggiudicavano l’appalto corrompendo funzionari amministrativi della ASL di Foggia, dell’Area Gestione del patrimonio, e primari ospedalieri, mediante l’uso di atti falsi e manipolando in toto delibere e determine.

Dalle indagini svolte presso tutti i reparti ospedalieri in argomento, emergeva che gran parte di tali dispositivi, non venivano utilizzati ed in alcuni casi erano accantonati dove venivano rinvenuti, dopo due anni, ancora imballati. Da ulteriori accertamenti effettuati presso le ditte in questione si accertava che ogni singolo dispositivo taglia aghi, veniva acquistato dalla ASL di Foggia al prezzo di 3.240 € mentre il costo commerciale era di 240 €, inoltre il relativo materiale di consumo veniva acquistato al prezzo di 463 € a scatola, 250 volte superiore al reale costo commerciale di 1,92 €. Quindi, il danno causato alla ASL per la fornitura accertata di 149 dispositivi taglia aghi e 361 confezioni di materiale di consumo, ammonta a 626.907,90 €.

La seconda truffa, costituita dalla fornitura di 4 sistemi informatici di Telemedicina (T-MED) presso i reparti di cardiologia degli ospedali di Cerignola, San Severo e Lucera permetteva di accertare che ogni sistema informatico veniva venduto alla ASL al prezzo di 208.000 €, 7 volte superiore al reale costo commerciale di 30.000 €. Durante le indagini si accertava che la fornitura ai reparti, era avvenuta all’insaputa del personale medico ed infermieristico su iniziativa di uno degli indagati che aveva fatto ricorso a delibere e determine di acquisto false.

Infine durante le indagini, si accertava che in nessun sistema informatico di telemedicina era attivo o mai entrato in funzione, nelle strutture dove era stato fornito.

Anche in questo caso il danno ingente causato alla ASL per la fornitura accertata dei 4 sistemi informatici di telemedicina (T Med) ammonta a 832.320,00 € di cui 140.000 € versati in tangenti.
Le aziende, per compensare i dipendenti e i dirigenti ASL, investivano in regali, auto, viaggi, pranzi, soggiorni in hotel a 4 stelle, soggiorni in resort, nonché denaro contante, accertato nell’ordine del 20% per ogni affare concluso.

A conclusione delle attività investigative il G.I.P. presso il Tribunale di Foggia (dott.ssa Rita Pasqualina CURCI), concordando con la tesi investigativa fornita dal NAS di Bari, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Foggia, il Dott. Antonio LARONGA, ritenendoli responsabili, a vario titolo tra loro, dei reati di associazione per delinquere corruzione, turbativa d’asta e falso, in data 2 giugno 2012 emetteva 10 ordinanze di custodia cautelare (5 in carcere e 5 domiciliari) nei confronti dei personaggi coinvolti.

Nelle prime ore della mattinata odierna è stata data esecuzione alle operazioni di P.G. nelle città di Bari, Foggia, San Severo, Manfredonia, Urbino, Andria e Canosa da personale del NAS di Bari e Foggia, unitamente a personale del Gruppo Tutela Salute d Napoli e dei Comandi provinciali di Bari, Foggia, Pesaro-Urbino. Sono state perquisite nella contestualità dell’esecuzione delle misure gli uffici e studi di 5 primari ospedalieri nonche’ le sedi di 3 aziende operanti nel settore.

I NOMINATIVI
Nicola Marinaro, funzionario Asl Foggia – OCC in carcere
Vincenzo Nuzziello, Foggia – OCC in carcere
Sabino Conte, dipendente Asl Foggia – OCC in carcere
Nazario Di Stefano, dip. Asl Foggia, di San Severo – OCC in carcere
Stefano Frongia, imprenditore di Lugo di Romagna, res. ad Urbino – OCC in carcere

Sabino Inchingolo, ex dirigente Asl/Fg, sub commissario e consigliere comunale Andria – ai domiciliari
Giovanni Bruno, imprenditore Foggia – ai domiciliari
Chiara Di Lella, dipendente Asl, di San Severo – ai domiciliari
Renato Milione, di San Severo, dipendente Asl – ai domiciliari

Nominativi verso i quali sono state effettuate delle perquisizioni
Giuseppe Altieri, medico e consigliere comunale
Romolo De Francesco, già dirigente Area Patrimonio Area Fg
Paolo De Marzo, Bari, medico
Paolo Di Mauro, funzionario Asl Foggia
Lucio Ferrozzi, medico
Raffaele Granatiero, di Manfredonia, dipendente Asl/Foggia (coinvolto precedente indagine, vedi link)
Silvano Lamedica, medico Torremaggiore
Paride Morlino, medico (coinvolto precedente indagine)
Nicola Perella, funzionario Asl/Fg
Maria Netti, dipendente Asl Foggia
Eugenio Sammartino, medico Asl Foggia

L’INCHIESTA DEL DICEMBRE 2011

False gare d’appalto, arrestati 2 funzionari Asl/FG e imprenditori; inchiesta/operazione marzo 2011

VIDEO, le dichiarazioni del procuratore Russo (03.12.2011)


g.defilippo@riproduzione riservata



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Se il percorso casa-lavoro è ben servito dai mezzi pubblici, l’eventuale “infortunio in itinere” è negato!

    Con la recente sentenza n. 7970/2012, del 18.05.2012 , la Cassazione -sezione lavoro – fa squillare un campanello di allarme per tutti quei lavoratori che si recano sul luogo di lavoro con il mezzo di trasporto privato, non perché il tragitto non sia coperto dal trasporto pubblico, ma per maggiore comodità.

    La vicenda, al vaglio della Suprema Corte, riguardava una lavoratrice che, nel percorrere con la propria bicicletta il percorso da casa al luogo di lavoro, restava vittima di un incidente stradale.

    La Corte di Appello di Milano, accogliendo l’appello proposto dall’INAIL contro la decisione del Tribunale della medesima città, rigettava la domanda proposta dalla lavoratrice, volta all’ottenimento dell’indennità per l’infortunio occorsole, sulla base dell’assunto che la stessa non avesse dimostrato la necessità di utilizzare la bicicletta per recarsi sul luogo di lavoro.

    Secondo la Corte territoriale, infatti, l’utilizzo del mezzo privato avrebbe potuto dare luogo al riconoscimento dell’infortunio “in itinere” solo se l’interessata avesse dimostrato la assoluta necessità di utilizzare quel mezzo, considerato che il tragitto dall’abitazione al luogo di lavoro si trovava in pieno centro urbano ed era servito da mezzi di trasporto pubblico. Cosa che non era stata dimostrata nel caso in esame.

    In particolare, secondo i giudici di appello, l’utilizzo della bicicletta comportava certamente una maggiore comodità e un minore disagio nel conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari, ma non rappresentava certamente una necessità, posto che, di contro, il tempo necessario per coprire il percorso con il mezzo pubblico era di circa 30 minuti, tempo che non impediva alla lavoratrice di far fronte parimenti ai suoi impegni!

    La decisione della Corte di Appello di Milano era stata impugnata dalla lavoratrice, ma la Corte di Cassazione con l’ordinanza in commento ha rigettato il ricorso, sulla base del consolidato principio giurisprudenziale secondo cui le decisioni del giudice di merito non sono sindacabili in sede di legittimità se suffragate da una congrua e logica motivazione.

    E la motivazione in questo caso è congrua, anche se non tiene conto di alcune circostanze fondamentali: a volte anche dieci minuti possono fare la differenza, specialmente se, come nel caso della lavoratrice, le condizioni di salute e familiari suggeriscono l’uso della bicicletta, al posto del mezzo pubblico, nel percorrere il tragitto casa-luogo di lavoro!
    Foggia, 7 giugno 2012 Avv. Eugenio Gargiulo


  • Anna

    ma mi spiegate cosa c’entrano questi commenti dell’avvocato Gargiulo??


  • che schifo!

    quando parlavo con il Granatiero sembrava uomo senza colpe e senza peccato per come dispensava ammonimenti.


  • Salvator Allende

    sempre gli stessi cognomi ,un bell’art. 18 no……………la truffa è come un matrimoni(stato publico e attività privata),ha bisogno sempre del funzionario pubblico nominato dal partito;


  • Futuro Migliore

    Andiamo avanti nel frazionamento dell’Italia!!! Non uno ma mille, duemila e forse più centri di malaffare!!. Fosse per me, accentrerei tutto, così almeno sapremmo che la sede degli affari loschi sarebbe una sola. Oggi, invece, ogni Amministrazione Pubblica è un rischio. O no ?

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