Capitanata

P.Rientro, Introna: non blindato; Schiavone: bene

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L'assessore alla sanità Attolini con il presidente Vendola (ST)

Bari – “IL piano di rientro sanitario non è un provvedimento blindato. Se la Regione ha adottato con urgenza la ‘fase due’ è per consentire un percorso che possa arrivare a completamento entro la pausa estiva, non per sottrarlo ai contributi che potranno venire dalla terza commissione consiliare, che saranno presi in considerazione, come previsto dallo Statuto regionale”. Il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, fa il punto sullo “stato di un atto particolarmente atteso, legato com’è al riordino ospedaliero ed ai tagli, ma anche ai concorsi per almeno altre mille unità, tra medici e infermieri nella sanità pubblica pugliese”.

Una dichiarazione, quella del presidente Introna, che vuole puntualizzare e allo stesso tempo rassicurare. “Approvandolo con procedura d’urgenza e rendendolo esecutivo, la Giunta ha voluto consentire l’immediato decorso dei 30 giorni assegnati ai direttori generali dalla legge regionale 11 del 15 maggio 2012, come termine massimo entro il quale ridefinire le piante organiche delle Asl”. Tanto consentirà di abbreviare nettamente i tempi, continua il presidente del Consiglio regionale, “imprimendo un’accelerazione consistente ad un inter finalizzato all’espletamento delle procedure concorsuali”.

Intanto, continua Introna, “dal presidente Vendola ho avuto – non ne dubitavo – ampie assicurazioni che la Giunta prenderà in ‘accurata considerazione’ le pertinenti osservazioni che verranno avanzate dai componenti dalla commissione sanità”. “Non c’è quindi motivo di ritenere l’urgenza un espediente per sottrarsi a un confronto ed ai suggerimenti dei colleghi”, ribadisce il presidente Introna. “Per quanto la fase due possa risultare un piano attentamente valutato, che tiene in considerazione analisi di natura tecnica e impatti territoriali del riordino, resta un documento che non può considerarsi intoccabile, ma è suscettibile di modifiche e miglioramenti, pur nel quadro di tempi necessariamente brevi e solleciti”.

Seconda fase riordino ospedaliero, Schiavone: “Il risultato di una vera ed alta politica”. Dichiarazione del Presidente del Gruppo consiliare IdV, Orazio Schiavone. “La seconda fase del piano di riordino ospedaliero è ormai conclusa. L’aver conciliato le esigenze di risparmio e razionalizzazione della spesa con le necessità sacrosante e prioritarie del territorio e dei suoi cittadini, è un risultato importante, raggiunto non senza fatica. Un risultato ottenuto dalla politica vera ed alta, dall’impegno dei capigruppo di maggioranza nelle lunghe e non sempre facili trattative con il Presidente Vendola e gli Assessori regionali.

Da unico capogruppo eletto in Capitanata rivendico come un successo aver evitato la soppressione e la dequalificazione dell’Ospedale ‘Lastaria’ di Lucera, un presidio medico al servizio di un territorio ben più ampio della sola città sveva. L’ospedale non ha chiuso e non chiuderà. La riduzione di posti letto e la chiusura di due reparti – Ginecologia e Cardiologia – non significa la fine del nosocomio lucerino. L’eccellenza delle sue strutture, la professionalità dei suoi addetti, non andrà dispersa, perché Lucera i reparti di Ginecologia e Cardiologia continueranno ad operare, anche se con la modalità del day-hospital, un sistema che consente un’economia di gestione, dedicata a quei pazienti che non hanno problemi di autonomia o di mobilità.

La necessità del sistema sanitario regionale è nella razionalizzazione della spesa non per il risparmio in se, ma per poter sbloccare risorse che consentano il completamento delle piante organiche e la possibilità di bandire concorsi. In Puglia sono necessarie 1000 unità tra medici ed infermieri. Il rischio – ed in questo sottoscrivo le dichiarazioni del presidente Vendola – ‘non è dato dal reparto che chiude ma dal sistema che salta per la carenza di personale’.


M.Rizzi – Coordinatore regionale di Alternativa comunista ed ex Candidato Presidente della Regione Puglia.
“Vendola come il mago Silvan e spariscono altri posti letto ed ospedali”. “Alle ultime elezioni regionali l’avevamo detto che la vera partita politica in Puglia si sarebbe giocata sulla sanità pubblica. Evidentemente siamo stati facili profeti, visto il Piano sanitario regionale (concordato con il governo Berlusconi e quello Monti) che, con la delibera approvata martedì scorso in Giunta, passa alla fase due di tagli di ospedali, posti letto e reparti”.

“Tutti gli ospedali con meno di 70 posti letto verranno riconvertiti in misere strutture di assistenza territoriale, mentre per nascere bisognerà fare chilometri e chilometri in diverse zone della Puglia, visto che si cancellano 10 reparti di ostetricia e ginecologia.Ma l’ulteriore dato raccapricciante è che probabilmente, da gennaio, si passerà alla fase tre, ossia la chiusura degli ospedali sotto i 100 posti! Il sottoscritto ha sempre sostenuto che tagliare posti letto ed ospedali avrebbe significato un allungamento drammatico delle liste d’attesa e quindi rendere impossibili le cure alle masse popolari. Non è un caso che nel 2011, in Italia, 9 milioni di persone non hanno potuto curarsi. Dal foggiano al Salento, Alternativa comunista continuerà la lotta per la difesa della sanità pubblica che il mago Silvan-Vendola con una bacchetta sta cancellando drammaticamente!”, termina Michele Rizzi.

Redazione Stato@riproduzione riservata



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Quando il conducente di un auto può rifiutare l’alcoltest da effettuarsi presso la caserma e non sul posto in cui è “fermato” dalla pattuglia stradale!

    La Cassazione, con la recente sentenza n. 21192/2012, ha stabilito che, in mancanza di incidente stradale, non è obbligatorio per il conducente seguire la pattuglia, sprovvista di etilometro, per effettuare l’alcoltest in caserma.

    Nel nostro ordinamento vige, difatti, il “principio di legalità” secondo il quale l’esercizio del potere pubblico deve essere fondato sulla legge. Tale principio mira a preservare i cittadini dal pericolo di arbitri.

    La vicenda riguardava il conducente di un’autovettura, fermato dai Carabinieri, sforniti di apposito etilometro per l’alcoltest. All’invito della pattuglia di seguirlo presso il distaccamento del comando di Polizia Stradale, per effettuare l’accertamento, l’automobilista aveva rifiutato di spostarsi.

    Come è noto, la guida in stato di ebbrezza costituisce reato ed è sanzionata dall’articolo 186 del Codice della strada. La novità che emerge dalla sentenza n. 21192/2012, della Cassazione, quarta sezione penale, sta nella decisione dei giudici di escludere, in mancanza di incidente stradale, la contravvenzione prevista dal settimo comma dell’articolo 186 (che richiama i commi tre, quattro e cinque), per l’ipotesi di rifiuto a sottoporsi all’accertamento dello stato di alterazione.

    Gli ermellini della Suprema Corte, confermando la decisione dei giudici del merito, hanno precisato che l’accertamento da effettuare nel caso di specie non è riconducibile né al terzo comma dell’articolo 186, in quanto i Carabinieri non disponevano dell’etilometro richiesto, né può riferirsi al caso previsto dal quinto comma, non essendosi verificato l’ incidente stradale – condizione di applicabilità della norma – ed va esclusa, altresì, la fattispecie di cui al quarto comma, che consente di accompagnare la persona da sottoporre ad esame “presso il più vicino ufficio o comando”, mentre nel caso in oggetto il corpo di polizia indicato, si trovava a parecchia distanza dal luogo dei fatti.

    Nella sentenza la Cassazione ha evidenziato che “trattandosi di materia penale, perché possa dirsi integrata la contravvenzione contestata, è necessario che il conducente rifiuti l’accertamento così come tassativamente previsto dai commi richiamati nella norma che descrive la condotta tipica” e piuttosto, “il rifiuto all’adempimento di un obbligo non dettato dall’invocato combinato disposto dei commi settimo e terzo dell’articolo 186, non integra la contravvenzione prevista da dette disposizioni“.

    Considerato, dunque, che i Carabinieri, privi di etilometro, avevano invitato il conducente a seguirli presso un distaccamento della Polizia Stradale, non affatto “vicino” al luogo in cui questo era stato fermato, i giudici hanno ritenuto che fosse stata illegittimamente compressa la libertà individuale al di fuori della previsione normativa.

    In conclusione, nel nostro ordinamento vige il “principio di legalità” secondo il quale l’esercizio del potere pubblico deve essere fondato sulla legge.
    La fondatezza di tale assunto è rinvenibile nelle norme del codice di procedura penale che, nel prevedere ipotesi di accompagnamento coattivo, non solo le “tipizzano”, ma ne prevedono specifici presupposti e modalità di attuazione: art. 132 (accompagnamento coattivo dell’imputato); art. 133 (accompagnamento coattivo di altre persone); art. 349, c. 4, (accompagnamento per identificazione); art. 376 (accompagnamento coattivo per procedere ad interrogatorio o confronto); art. 399 (accompagnamento coattivo in sede di incidente probatorio); art. 490 (accompagnamento coattivo dell’imputato in dibattimento).
    Pertanto,nel caso di specie, il fatto di reato non sussiste e il ricorso dell’amministrazione va rigettato!
    Foggia, 7 giugno 2012 avv. Eugenio Gargiulo


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il conducente di un auto può rifiutare l’alcoltest da effettuarsi presso la caserma e non sul posto in cui è “fermato” dalla pattuglia stradale!

    La Cassazione, con la recente sentenza n. 21192/2012, ha stabilito che, in mancanza di incidente stradale, non è obbligatorio per il conducente seguire la pattuglia, sprovvista di etilometro, per effettuare l’alcoltest in caserma.

    Nel nostro ordinamento vige, difatti, il “principio di legalità” secondo il quale l’esercizio del potere pubblico deve essere fondato sulla legge. Tale principio mira a preservare i cittadini dal pericolo di arbitri.

    La vicenda riguardava il conducente di un’autovettura, fermato dai Carabinieri, sforniti di apposito etilometro per l’alcoltest. All’invito della pattuglia di seguirlo presso il distaccamento del comando di Polizia Stradale, per effettuare l’accertamento, l’automobilista aveva rifiutato di spostarsi.

    Come è noto, la guida in stato di ebbrezza costituisce reato ed è sanzionata dall’articolo 186 del Codice della strada. La novità che emerge dalla sentenza n. 21192/2012, della Cassazione, quarta sezione penale, sta nella decisione dei giudici di escludere, in mancanza di incidente stradale, la contravvenzione prevista dal settimo comma dell’articolo 186 (che richiama i commi tre, quattro e cinque), per l’ipotesi di rifiuto a sottoporsi all’accertamento dello stato di alterazione.

    Gli ermellini della Suprema Corte, confermando la decisione dei giudici del merito, hanno precisato che l’accertamento da effettuare nel caso di specie non è riconducibile né al terzo comma dell’articolo 186, in quanto i Carabinieri non disponevano dell’etilometro richiesto, né può riferirsi al caso previsto dal quinto comma, non essendosi verificato l’ incidente stradale – condizione di applicabilità della norma – ed va esclusa, altresì, la fattispecie di cui al quarto comma, che consente di accompagnare la persona da sottoporre ad esame “presso il più vicino ufficio o comando”, mentre nel caso in oggetto il corpo di polizia indicato, si trovava a parecchia distanza dal luogo dei fatti.

    Nella sentenza la Cassazione ha evidenziato che “trattandosi di materia penale, perché possa dirsi integrata la contravvenzione contestata, è necessario che il conducente rifiuti l’accertamento così come tassativamente previsto dai commi richiamati nella norma che descrive la condotta tipica” e piuttosto, “il rifiuto all’adempimento di un obbligo non dettato dall’invocato combinato disposto dei commi settimo e terzo dell’articolo 186, non integra la contravvenzione prevista da dette disposizioni“.

    Considerato, dunque, che i Carabinieri, privi di etilometro, avevano invitato il conducente a seguirli presso un distaccamento della Polizia Stradale, non affatto “vicino” al luogo in cui questo era stato fermato, i giudici hanno ritenuto che fosse stata illegittimamente compressa la libertà individuale al di fuori della previsione normativa.

    In conclusione, nel nostro ordinamento vige il “principio di legalità” secondo il quale l’esercizio del potere pubblico deve essere fondato sulla legge.
    La fondatezza di tale assunto è rinvenibile nelle norme del codice di procedura penale che, nel prevedere ipotesi di accompagnamento coattivo, non solo le “tipizzano”, ma ne prevedono specifici presupposti e modalità di attuazione: art. 132 (accompagnamento coattivo dell’imputato); art. 133 (accompagnamento coattivo di altre persone); art. 349, c. 4, (accompagnamento per identificazione); art. 376 (accompagnamento coattivo per procedere ad interrogatorio o confronto); art. 399 (accompagnamento coattivo in sede di incidente probatorio); art. 490 (accompagnamento coattivo dell’imputato in dibattimento).
    Pertanto,nel caso di specie, il fatto di reato non sussiste e il ricorso dell’amministrazione va rigettato!
    Foggia, 7 giugno 2012 avv. Eugenio Gargiulo

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