Stampa intimidita, democrazia “imprigionata”
di Maria Pia Telera
Pubblicato il 7 luglio, 2010
Manfredonia – UNO schiaffo alla libertà di stampa, come quelli volati stamane durante la seduta alla Camera, tra Barbato, deputato dell’Idv, colpito da un pugno e tra alcuni esponenti del Pdl. Le maniere forti sono più efficaci delle parole, si sostituiscono ai confronti democratici e alla dialettica politica, soppiantati dai personalismi e dalle mistificazioni rissose dei nostri parlamentari. Il clima politico generale non promette altro che un “programma di potere” da attuare a favore di una politica “dei controlli”. Un segnale forte di protesta proviene dal presidente della Fnsi (Fondazione Nazionale Stampa Italiana) Roberto Natale che conferma lo sciopero dei giornalisti, in programma il prossimo 9 luglio per protestare contro il Ddl Alfano sulle intercettazioni.Se il disegno di legge di centro-destra sulle intercettazioni, come quello (Mastella) di centrosinistra della scorsa legislatura, impedisce ai cronisti di pubblicare le inchieste giudiziarie, con l’attuale si impone il silenzio di ogni notizia fino al processo pubblico. Quindi i giornali avranno la libertà (dimezzata) di pubblicare la notizia dopo circa tre anni, se si vuol essere ottimisti. Il ddl non risparmia gli editori che rischiano sanzioni per centinaia di migliaia di euro con la conseguenza di eliminare in toto le piccole testate. I giornalisti sono pronti a “disobbedire”, ricorrendo anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo. (Fonti Ansa)
Un disegno di legge, che avrebbe dovuto ridimensionare gli eccessi di intercettazioni telefoniche per ridurre le spese (nel 2007 125mila costate 224 milioni di euro), scoraggiare le notizie sulla vita privata dei noti personaggi si trasforma in una raffinata tattica di intimidazione. Pericolosa intimidazione che mina la libertà di informazione.
Si impone il divieto di riassumere i particolari dei processi, già noti dalle parti in causa, e quindi non più segreti, e si minacciano da 4 a 6 anni di carcere e onerose sanzioni pecuniarie ai cronisti che esercitano il loro diritto/dovere di informare. Estromesso così il diritto dei cittadini all’informazione come nei casi delle tangenti sulla sanità in Puglia e le vergognose vicende del campionato di calcio.
Quali sono le sanzioni per chi trasgredisce le nuove regole?
Il magistrato non potrà rilasciare “pubblicamente dichiarazioni”, ed è impedita la pubblicazione sui giornali di nomi e foto dei magistrati inquirenti. Chi pubblica gli atti proibiti del procedimento, rischia l’arresto fino a 2 mesi e l’ammenda dai 2 ai 10mila euro, mentre per gli atti secretati la condanna arriva fino ai 6 anni (peccato che le carceri sono già fuori norma per il sovraffollamento dei detenuti). Magari si consiglia vivamente al ministro Alfano, prima di emendare questa legge, di costruire in tempi rapidissimi, una nuova struttura carceraria per tutti i giornalisti,i magistrati e i cronisti trasgressori.
Una condanna pesante alla libertà di stampa e di informazione, in una fase di vita democratica che minaccia il pluralismo. Se poi si riflette che il mondo dell’informazione è già condizionato dai notabili gruppi di potere che imprigionano la linea editoriale in logiche di appartenenza e di influenza politica, si può constatare l’inizio di una lenta agonia della libertà di stampa. Il Corriere della Sera, solo, per fare alcuni esempi, è controllato da un patto di sindacato con oltre il 60 per cento delle azioni composto da Mediobanca, Fiat, Della Valle e Pirelli. La Stampa è di proprietà degli Agnelli, mentre Il Sole 24 Ore e Radio 24 fanno capo a Confindustria. La7, emittente televisiva appartiene a Telecom Italia Media, controllata da Antoveneta, Unipol, Assicurazioni Generali, Benetton e Montepaschi.
La Rai, con le reti televisive e radiofoniche, dovrebbe assicurare il servizio pubblico dell’informazione. In realtà la maggioranza in Parlamento influenza pesantemente la linea editoriale attraverso il consiglio di amministrazione e la Commissione di vigilanza. Nell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), gli otto commissari sono eletti da Camera e Senato mentre il Presidente viene proposto direttamente dal capo del Governo. Tragica conclusione e tomba dell’informazione.
Parole chiave: Agcom, Commissione di vigilanza, Ddl Alfano, ddl intercettazioni, Roberto Natale, Roma
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