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Betti indigesta, Emanuele Trevi: tutto su P.P.P.

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E.Trevi (leiweb)

Foggia – PETROLIO era lì, di fronte a me, che aspettava di essere decifrato. Parola di Emanuele Trevi, secondo classificato al Premio Strega 2012 (per soli due voti e con due schede bianche, alle spalle di Alessandro Piperno), ma vincitore della prima edizione di SegnailtuoLibro: iniziativa organizzata alla Ubik il 5 luglio scorso, in concomitanza con lo spoglio del più noto premio romano, durante una serata che ha portato in libreria fino a mezzanotte oltre 120 preferenze di titoli e altrettanti lettori.

Trevi è il vincitore dunque (ad ex aequo con Doris Lessing, The summer before the dark), ed è anche il prossimo ospite della libreria di piazza U. Giordano, in programma lunedì 9 luglio, alle ore 19.00, per la presentazione del suo Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie): saggio-romanzo che indaga, descrive e racconta l’ultima parte della vita di Pier Paolo Pasolini, attraverso l’oggetto narrativo più enigmatico del Novecento: Petrolio. Durante l’incontro inoltre, l’autore romano indicherà una frase tratta dal suo lavoro letterario da inserire su uno dei due segnalibro, ciascuno dedicato ai due titoli vincitori del concorso, che verranno realizzati nei prossimi giorni dalla libreria Ubik. Conversano con lo scrittore, il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Davide Grittani e il direttore artistico della libreria Ubik, Michele Trecca. Ma non è finita. L’indomani infatti, martedì 10 luglio, alle ore 20.30, Emanuele Trevi sarà ospite della bella cornice de La Caffetteria Lucera, in via Tenente Schiavone 3, nel pieno centro lucerino, alle spalle di Piazza Duomo. In questa seconda occasione, sempre dedicata alla sua splendida opera, a condurre i giochi sarà il duo critico composto da Michele Colucci e Luciano Ciavarella.


Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie, marzo 2012; 246 pagine; € 16,80). Lei lo chiamava Zoccoletta. Lui la Pazza. Tra di loro Pasolini. Qualcosa di scritto è il racconto di uno snodo fondamentale della vicenda umana e letteraria dell’autore, Emanuele Trevi, di Laura Betti, della cui tirannia per qualche tempo egli fu succube nel feudo del Fondo Pasolini da lei creato e diretto, e quindi dello stesso Pasolini, che giganteggia in ogni pagina del romanzo di Trevi con la sua opera ultima e incompiuta, quel Petrolio ancora oggi discusso e incompreso. Nel ’94 Emanuele Trevi lavorò al Fondo Pasolini per raccogliere in volume tutte le interviste di quest’ultimo e frequentò quotidianamente Laura Betti. Il loro rapporto fu tempestoso.

La cantante e attrice, stremata da una vita sempre sopra le righe, schiacciata da una bulimia devastante e con addosso la memoria del Maestro come un kamikaze l’esplosivo, insultava Trevi, allora trentenne, e lo umiliava imputandogli pusillanimità piccolo borghese di scrittorucolo smanioso di successi e mondanità. Nel suo romanzo – che, al di là d’ogni arrotondamento narrativo, ha l’acre sapore della verità – per Trevi Laura Betti era rosa da un amore nei confronti di Pasolini da quest’ultimo mai neppure preso in considerazione. Qualcosa di scritto non è, però, un libro d’aneddoti o pettegolezzi, né tanto meno un regolamento di conti postumo.

Il fastidio dell’autore, legittimo e doveroso, è per un certo uso intimidatorio e ideologico che veniva e viene fatto della figura di Pasolini come d’una avvizzita auctoritas: «Del tutto a sua insaputa e suo malgrado, P.P.P. è diventato progressivamente, nella memoria e nella coscienza collettiva, un grande colpevolizzatore, una specie di dito puntato. Qualcuno che costringe i suoi lettori a confrontarsi con la loro viltà, la loro paura della vita, il loro asservimento. Di tutte le cose inutili che si possono fare, questo tipo di esami di coscienza basati sul confronto col prossimo sono indubbiamente inutilissimi». Nello specifico anche fuori luogo «perché Pasolini – afferma Trevi pur non avendolo conosciuto – era uomo timido e serio, dotato di quella competenza in umiltà, come la definì perfettamente Contini, che è una virtù ancora più rara e preziosa della stessa umiltà».

Ogni vita è unica, e perciò bella come un’opera d’arte. In ogni opera d’arte c’è una vita. In Petrolio ancor di più: ne vivo la genesi, diceva Pasolini. Trevi rincara assimilandolo alla body art e cerca l’inafferrabile singolarità di questo frammento di romanzo scavando fin nelle viscere del processo creativo, in un magma ribollente di afrori sessuali, denuncia politica e metamorfosi iniziatiche. Petrolio è la storia di uno sdoppiamento e, quindi, di una mutazione. In uno schema buttato giù in meno di un’ora nella primavera del ’72, Pasolini immaginò che il protagonista, l’ingegnere Carlo Valletti – esperto di ricerche petrolifere, ambizioso e progressista – desse vita ad un altro sé, «un’ombra comica del primo, mite e innocente, sempre eccitato e a caccia di piacere». Il secondo Carlo e poi anche il primo nel corso della narrazione diventano donne: «condizione specifica, l’androginia, di un vertiginoso aumento di conoscenza». Pasolini, quindi, concepisce Petrolio come «un libro sacro, un annuncio, una rivelazione…». Ipnotica e rapinosa è nelle pagine di Trevi la ricerca di questa verità che accade in diretta in qualcosa di scritto, espressione spesso utilizzata da Pasolini per definire il lavoro in corso di Petrolio.

Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi del romanzo ha quel che serve, il brio narrativo, per il resto è l’appassionata e suggestiva affermazione di una certa idea di letteratura, secondo la quale l’incanto di un’opera è il suo divenire tempestoso, la sotterranea e incessante dinamica delle forze che ne producono «il parto». Il resto sono solo parole (dalla recensione di Michele Trecca).

Emanuele Trevi. Nato a Roma nel 1964, è scrittore e critico letterario. Ha esordito come autore di narrativa con I cani del nulla (Einaudi, 2003) e ha pubblicato per Contromano, la collana Laterza, Senza verso e L’onda del porto (entrambi del 2005). Il suo ultimo romanzo si intitola Il libro della gioia perpetua (Rizzoli, 2010). È autore di numerose curatele e saggi: fra questi, si segnalano Istruzioni per l’uso del lupo (Castelvecchi, 1994) e Musica distante (Mondadori, 1997). È autore inoltre dei libri-intervista Invasioni controllate (con Marco Trevi, Castelvecchi 2007) e Letteratura e libertà (con Raffaele La Capria, Fandango, 2009). Collabora con le testate Repubblica, Il manifesto, Il messaggero e Il foglio. È conduttore di programmi radiofonici culturali per Rai Radio 3.


Redazione Stato



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