Macondo

Macondo – la città dei libri

Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Male allo stato puro ∞
di Piergiorgio Pulixi

Dromos Gang. Leggasi male allo stato puro. Quattro ragazzi intelligentissimi. Ambiziosi. Laureati con vari master e specializzazioni. L’ambizione ribolle nelle loro vene. Così come la voglia di chiudere con le loro famiglie, col passato. Tra loro un patto di ferro: fare più soldi possibili, prendersi il mondo. E hanno tutte le carte in regola per farlo. Da Leeds all’India. Dalla Russia all’Italia. Da Zurigo alla Triple Frontera. Veloci come il bacio di Giuda. Fulminei come una transazione bancaria che attraversa mezzo mondo in un istante. Velocità. Cattiveria. Imprevedibilità. Questi i loro tratti distintivi. Unico limite? Nessun limite.

Ma poi qualcosa s’inceppa. A Marsiglia. Dove è in atto una guerra. Una di quelle guerre che si risolvono a colpi di kalashnikov. Uno scontro dove tutti tradiscono tutti. Dove il controllo del narcotraffico provoca bagni di sangue quotidiani. Dove è facile incontrare servizi segreti russi, terroristi islamici, poliziotti senza scrupoli, faccendieri e politici intoccabili. E un narcotrafficante che fugge dal peso dei suoi tradimenti che con il suo selvaggio istinto criminale rischia di mandare tutto a puttane. Ed ecco la resa dei conti finale. Quella che si respira già dalle prime pagine. Perché è inevitabile che mondi e culture così diverse confliggano. Ma chi rimarrà in piedi? Inez, Zosim, Sunil Giuseppe, i ragazzi terribili di Leeds? O il commissario Bourdet, sbirra senza scrupoli pronta a tutto pur di difendere la sua città? O quella casta intoccabile di politici e affaristi che governano la città da decenni? O Garrincha, che da Ciudad del Este deve fuggire dalla taglia che la mafia cinese gli ha messo sulla testa? E ancora una domanda: i soldi possono davvero comprare tutto? Anche l’anima? Questo sta a voi scoprirlo.

Una Marsiglia in fiamme, dove le tensioni sociali sono acuite da una miopia politica, da un razzismo imperante, e dall’incapacità delle forze dell’ordine di contenere “la guerra dei territori”. Una nuova criminalità cresciuta nelle aule delle migliori università, in grado di controllare il mondo dalla tastiera di uno smart-phone. Un romanzo che vi scaraventa in una realtà dura e violenta, dove l’amicizia e l’amore sono gli ultimi barlumi di una luce soffocata dalle tenebre del potere e della corruzione. Una scrittura serrata e nitida. Una selva di personaggi indimenticabili nelle loro complessità. Come la granitica B.B., ultimo baluardo a difesa di una Marsiglia che è cuore pulsante di una criminalità globalizzata. O il vecchio boss marsigliese Armand Grisoni, che sente il suo impero vacillare sotto la violenza disperata dei giovani lupi che si azzannano per le strade della sua città.

Un montaggio da film d’azione. Dialoghi che ricordano il miglior Elmore Leonard. L’impianto narrativo è complesso come la meccanica di una Glock 17. Ma altrettanto letale. Massimo Carlotto cambia muta come un serpente e ci regala una moderna gangster story che farebbe impazzire Don Winslow e Tarantino. Una raccomandazione: prestate attenzione a non tagliarvi le dita con la carta, perché volterete le pagine a un ritmo forsennato.

Massimo Carlotto, “Respiro corto” , Einaudi 2012
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∞ Sacro come Moore ∞
di Piero Ferrante

Vi proponiamo una sfida. Leggete “Sacré Bleu” , l’ultima fatica di Christopher Moore (appena importata in Italia da Elliot). Quindi, agguantate il primo dizionario a tiro, meglio se enciclopedico. Uno di quei mastodonti ormai non più in commercio, roba alla Treccani-maniera, insomma. Cercate, nella landa immane dell’aggettivazione italiana, una parola, una sola, che sia capace, anche semplicemente di striscio, di replicare la cascata di sensazioni che lo scrittore americano ha condensato nelle 300 pagine di “Sacré Bleu” . Se ci riuscite, o siete dei geni oppure state barando. Perché se non impossibile, immortalare le impressioni fatte esplodere da Moore, è quanto meno molto difficile. Perché “Sacré Bleu” vagabondeggia, cammina, galoppa, sfugge, imprevedibile ad ogni schematismo.

Una storia spaventosamente brillante, quella scritta da Moore, ambientata nella Paris de Fin de siecle e ravvivata da un turbinare continuo di personaggi: di artisti, professori e fornai, di prostitute, mogli e femmes fatales, in amore e in lotta tra loro. In questa Parigi, nel quartiere di Montmatre, ha sede il forno di Lucien Lessard, panettiere in balia della pittura, amico dei grandi Maestri ed ex discepolo di Monet. La sua Musa si chiama Juliette, Lucien è estasiato dalla delicata bellezza dei suoi occhi color del cielo. Dopo una misteriosa assenza durata due anni, Juliette torna nella Ville lumiere a seguito di uno strano omuncolo senza nome né cognome, la cui identificazione è tutta nel suo mestiere. Lui è Il Colorista. Non si limita a vendere colori: li crea. I suoi pigmenti non sono soltanto ottimi: sono i migliori, sono quelli che fanno di un bel quadro un capolavoro, di un graffito rupestre una magia. Tra tutti, il più bello è il Sacré Bleu, tonalità di blu oltremare preziosa come l’oro, attraente come il cielo notturno e dalle misteriose virtù stregate. I suoi tubetti rendono schiavi i pittori che li usano, li attanagliano in un mondo ipnotico. Van Gogh, Cezanne, Pissarro, Tolouse Lautrec, Monet, Manet, Seurat, Renoir lo stesso Lucien ne hanno fatto uso. Ognuno, però, ha perso traccia dei quadri dipinti e, la loro stessa lavorazione, è persa nella nebbia dei non-ricordi.

Ecco, Moore parte da qui. Sempre che si possa considerare un preambolo così talmente complicato alla stregua di un semplice antefatto. A ben vedere, è molto di più. È il molo d’imbarco cui è attraccata una nave in attesa di salpare per le tortuose rotte del mistero e dell’ironia, la cui chiglia sfonda i ghiacci del banale, del già letto, del già visto; è la punta del ferro che lavora l’intrico della lana; è la maniglia di una porta che si schiude sul regno del Non-so. “Sacrè Bleu” è roba da sballo. Una flebo di letteratura eccelsa che ti schiaffeggia i sensi e ti lascia stranito e imbambolato. Di quell’imbambolamento potente e assolutizzante che si prova di fronte al bello estremo.

Magister Moore – non necessario, ma si cura di farlo comunque – impartisce un’ennesima lezione di maestria, forse la più grande fino ad ora. La sua ironia, a tratti scientificamente calcolata, a tratti invasiva e dissacrante, straborda tracotante per l’interno libro, incendiandolo di stranezze ed iperboli, di situazioni sfiziose scandite da dialoghi a tratti surreali e personaggi eclatanti. Con “Sacré Bleu” , Moore fa semplicemente il Moore: ossia, il creatore funambolico ed esperto, la sua mano è una benedizione artistica, il battesimo di figure indimenticabili, estreme nei vizi ed estreme nelle virtù, che s’attaccano alla corteccia della memoria di lettore per non distaccarsene più.

Che tutte le deità del cielo, a prescindere dalla religione d’appartenenza, proteggano e conservino a lungo questo sessantunenne monumento della/alla letteratura. Un patrimonio dell’umanità.

Christopher Moore, “Sacré Bleu” , Elliot 2012
Giudizio: 5 / 5 – Capolavoro
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

”IN VIAGGIO CONTROMANO” (di Michael Zadoorian)
Bellissimo e struggente questo libro! Un libro che fa ridere e commuovere contemporaneamente, a volte con la stessa frase… perchè si ride della malattia, della demenza, della vecchiaia. Ma un sorriso lieve… Il libro racconta un viaggio, quello di una coppia di ottantenni, lui malato di Alzheimer ma che ancora sa guidare purchè ci sia chi gli dice dove andare, lei fa da navigatore, organizza, decide, nonostante i suoi acciacchi fisici. Insomma… insieme sono quasi una persona intera. Un viaggio lungo la mitica Route 66, ma non solo, un viaggio nel viaggio che è la vita. Anche la Route 66 ormai ha i suoi anni, soppiantata dalle autostrade, ridott a brevi tratti che conservano i ricordi e le vestigia dei suoi anni di splendore. E percorrendola da Detroit a Disneyland, John e Ella ripercorrono la loro vita, tirando fuori a ogni sosta un carrello di vecchie diapositive… e ribadiscono di voler essere fino alla fine i proprietari della loro vita, nonostante i medici, i figli, le malattie… anzi quasi grazie alle malattie che permettono a John di vivere facilmente nei ricordi e a Ella di dare gusto alla vita anche quando ne resta poca.
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CONSIGLIATI DA STATO E DALLA LIBRERIA STILELIBERO
MACONDO CONSIGLIA XIX PUNTATA


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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILE LIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Maurizio De Giovanni, “Il metodo del coccodrillo”, Mondadori 2012
2. Teresa Petruzzelli, “Storie di sesso e di ringhiera”, Aisara 2011
3. Tommy Dibari-Fabio Di Credico, “Non ho tempo da perdere”, Cairo 2012

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. E.L. James, “Cinquanta sfumature di grigio”, Mondadori 2012
2. Andrea Camilleri, “Una lama di luce”, Sellerio 2012
3. E. L. James,“Cinquanta sfumature di nero”, Mondadori 2012
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GHASSAN KANAFANI, 40 ANNI DOPO. CON IL CUORE IN PALESTINA

(http://chroniques-rebelles.info)

L’ 8 luglio del 1972 veniva assassinato, a Beirut, lo scrittore ed intellettuale palestinese Ghassan Kanafani. Nato nel 1936 ad Akka, citta’ costiera della Palestina, nel 1948, al momento della costituzione dello stato d’Israele, con la sua famiglia subì il triste destino dell’espulsione dalla sua patria e dell’esilio, prima a Beirut e poi a Damasco, dove, nel 1955, divenne insegnante dell’UNRWA. Si trasferì in Kuwait, dove insegnò per cinque anni, e poi nuovamente a Beirut, dove lavorò come giornalista ed editore capo del giornale al-Hadaf. Scrisse novelle, storie, articoli politici ed un grande numero di pubblicazioni politiche e letterarie.
Simpatizzante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, venne subito annoverato tra gli scrittori “della resistenza”, ossia tra quel gruppo di intellettuali palestinesi che utilizzarono la loro particolarissima sensibilità poetica al servizio della patria occupata, per raccontare il dramma di un popolo espulso dalla sua terra, sradicato e disperso a causa del colonialismo occidentale. Ghassan Kanafani fu messo a tacere per sempre nell’agosto del 1972, quando l’auto con cui accompagnava all’Università di Beirut sua nipote Lamis saltò in aria. Fra le rovine causate dalla terribile esplosione fu trovato un frammento di carta dell’Ambasciata israeliana di Copenhagen, monito del destino che attende tutti coloro che lottano per la libertà ed il diritto al ritorno in patria. Kanafani seppe descrivere la vita dei profughi e l’esilio come nessun altro scrittore palestinese.


Jaffa: la terra delle arance

Quando fummo costretti a lasciare Jaffa per Akka, non avvertivamo alcun senso di tragedia. Era come andare a trascorrere le vacanze in un’altra citta’. Le nostre giornate ad Akka non erano insolite: forse e’ che, essendo giovane, provavo gioia per tutto quello che serviva a tenermi lontano da scuola… Poi, la notte del terribile attacco ad Akka, tutto divenne piu’ chiaro. Fu, credo, una notte crudele, trascorsa tra il silenzio austero degli uomini ed il pianto delle donne. I miei compagni, tu ed io, eravamo troppo piccoli per capire cio’ che stava accadendo. Pero’, da quella notte, certe cose cominciarono a delinearsi piu’ chiaramente di fronte ai nostri occhi. La mattina successiva – gli ebrei si erano ritirati dopo aver minacciato e fulminato – vidi un grosso camion che ci attendeva alla porta di casa. Piccole cose di casa, leggere, come materassi e coperte, venivano stipati all’interno, istericamente.

Mentre ero in piedi, appoggiato con la schiena all’antico muro della nostra casa, vidi tua madre entrare nel camion, poi tua zia, poi i piu’ piccoli; infine tuo padre comincio’ a caricare te ed i tuoi fratelli nella macchina, al di sopra dei bagagli. Poi mi prese dall’angolo in cui mi ero cacciato e, portandomi a cavalcioni sulle spalle, mi sistemo’ nella gabbia di ferro della cabina guida, dove mio fratello Riad sedeva tranquillo. Il veicolo parti’ prima che potessi trovare una posizione comoda. Akka spariva poco a poco tra le pendici delle colline che delimitavano la strada che portava a Ras al-Naqura (Libano).
Sembrava tutto avvolto nella nebbia, ed un senso di gelo comincio’ a piantarsi all’interno del mio corpo. Riad, con la schiena poggiata sui bagagli e le gambe che penzolavano dal bordo della cabina di metallo, sedeva con solennita’, mirando in lontananza. Io stavo zitto, con le guance strette tra le ginocchia, e le braccia avvolte attorno ad esse. Uno dopo l’altro, sparivano i giardini delle arance: da lontano gli spari ci sembravano saluti di addio.

Ras al-Naqura apparve all’orizzonte, avvolta da una nebbia bluastra. Il veicolo si fermo’ all’improvviso. Le donne scesero e si fermarono presso un venditore di arance seduto al ciglio della strada. Mentre esse tornavano, con le arance tra le mani, le sentivamo singhiozzare. Solo in quel momento le arance mi apparvero oggetti cari e preziosi, ed ognuno di quei frutti tondi e puliti divenne qualcosa di cui rallegrarsi. Tuo padre, seduto a fianco dell’autista, prese un’arancia, la fisso’ in silenzio, poi inizio’ a piangere come un bambino indifeso.

A Ras al-Naqura il nostro veicolo si fermo’ vicino ad altri veicoli simili. Gli uomini cominciarono a consegnare le loro armi ai poliziotti che erano li’ apposta. Poi venne il nostro turno. Vidi pistole e fucili gettati su un lungo tavolo, vidi la fila di veicoli entrati in Libano: tutti avevano lasciato dietro di se’ le tortuose strade della terra delle arance, ed allora anch’io cominciai a piangere amaramente. Tua madre fissava ancora le arance, in silenzio, e nei suoi occhi brillavano tutti gli alberi d’arance che tuo padre aveva dovuto lasciare agli ebrei. Era come se tutti quegli alberi, lindi e sottili, potesse vederli sul suo volto come in uno specchio. E negli occhi di tuo padre, senza che egli potesse evitare di nasconderle all’ufficiale della stazione di polizia, brillavano le lacrime.

Quel pomeriggio raggiungemmo Sidone: eravamo diventati profughi.


(biografia e testo sono tratti dal sito arabcomint.com)

PER SAPERNE DI PIU’
Ghassan Kanafani, “Uomini sotto il sole”, Sellerio
Ghassan Kanafani, “Ritorno ad Haifa” , Edizioni Lavoro
Ghassan Kanafani, “Se tu fossi un cavallo”, Jouvence
Ghassan Kanafani, “Ponte per l’eternità”, Cicorivolta
Ghassan Kanafani, “Il Cappello e il profeta”, Cicorivolta
Ghassan Kanafani, “Uomini e fucili”, Cicorivolta

[In collaborazione con la Libreria StileLibero di Foggia]
Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com



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