ManfredoniaMonte S. Angelo
Contenute nel decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica relativo alla sospensione del Consiglio comunale del centro garganico

Scioglimento Consiglio comunale Monte, consegnate motivazioni a breve in G.U.

I dott.ri Andrea Cantadori, Alberto Monno e Sebastiano Giangrande sono i componenti della Commissione Prefettizia alla quale, con decreto n.24429 del 18.07.2015 del Prefetto di Foggia, è stata affidata l'attuale gestione amministrativa del Comune

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Monte Sant’Angelo – NOTIFICATE ai consiglieri comunali di Monte Sant’Angelo le motivazioni contenute nel decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica relativo alla sospensione del Consiglio comunale del centro garganico. Come risaputo, su proposta del Ministro dell’Interno Alfano, nella seduta del 17 luglio 2015 il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Monte Sant’Angelo (FG), a norma dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dove sono state accertate “forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata“. I dott.ri Andrea Cantadori, Alberto Monno e Sebastiano Giangrande sono i componenti della Commissione Prefettizia alla quale, con decreto n.24429 del 18.07.2015 del Prefetto di Foggia, è stata affidata l’attuale gestione amministrativa del Comune di Monte Sant’Angelo (con provvedimento del prefetto) “in attesa del perfezionamento dell’iter procedurale del Decreto di scioglimento da parte del Presidente della Repubblica e della registrazione da parte della Corte dei Conti con contestuale nomina dei Commissari nei componenti della Commissione straordinaria”.

Commissione di accesso agli atti . Si ricorda come la relazione della Commissione di accesso agli atti – formata dal presidente della Commissione dr. Mariani, nominato dal Ministero degli Interni, dal dottor D’Introno della Questura di Foggia, vice Prefetto vicario di Catanzaro, dal Tenente Ugo Chiosi del Comando Compagnia dei Carabinieri di Manfredonia – era stata inviata al Prefetto di Foggia nel marzo 2015. 3 erano stati i mesi previsti per le verifiche – partite nell’ottobre 2014 – con proroga di ulteriori 3. Per la redazione conclusiva della relazione sarebbero stati “effettuati degli accurati accertamenti, screening, verifiche, sulle attività dell’attuale Amministrazione del Comune di Monte Sant’Angelo, con analisi tra l’altro delle delibere, delle determine dirigenziali, delle licenze e permessi di costruire rilasciati, dei bandi di gara“.

Ai sensi di legge, la relazione conclusiva della Commissione di accesso agli atti è stata inviata al Prefetto di Foggia al quale è spettata la redazione di un’altra relazione inviata, entro 45 giorni, al Ministro dell’Interno previa consultazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato dal procuratore della Repubblica competente per territorio e dal Procuratore Distrettuale antimafia competente per territorio; il ministro dell’interno ha dunque proposto lo scioglimento dell’Ente comunale al presidente della Repubblica, che ha emesso il decreto di scioglimento, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro 3 mesi a decorrere dalla presentazione della relazione del prefetto (art. 143 d.lgs. 267/2000).

Focus – Commissione straordinaria (fonte: wikipedia). ”L’ENTE una volta commissariato sarà retto da una commissione straordinaria (art. 144 d.lgs. 267/2000) per un periodo che andrà dai 12 ai 18 mesi prorogabili fino a 24; la commissione sarà composta da: tre membri scelti tra funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa in quiescenza e svolgerà le funzioni di sindaco/presidente, Giunta comunale/provinciale e Consiglio comunale/provinciale”. E’ quanto emerge dall’art. 144 d.lgs. 267/2000, relativamente alla legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali.

La procedura e il ricorso ai Giudici amministrativi. ”Al commissariamento dell’ente locale si arriva dopo un’attenta procedura che prende il via dalla nomina di una commissione d’accesso agli atti (composta da tre funzionari della pubblica amministrazione) da parte del prefetto del territorio interessato che esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del Ministro dell’interno (articolo 2, comma 2 quater, del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410); la commissione svolgerà la propria attività per 3 mesi prorogabili per altri 3 mesi, al termine redigerà una relazione conclusiva che invierà al prefetto e questi redigerà un’altra relazione entro 45 giorni da inviare al ministro dell’interno previa consultazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato dal procuratore della Repubblica competente per territorio e dal Procuratore Distrettuale antimafia competente per territorio; il Ministero dell’interno in seguito potrà proporre lo scioglimento dell’ente al presidente della Repubblica, che emetterà il decreto di scioglimento, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro 3 mesi a decorrere dalla presentazione della relazione del prefetto (art. 143 d.lgs. 267/2000). L’Ente una volta commissariato sarà retto da una commissione straordinaria (art. 144 d.lgs. 267/2000) per un periodo che andrà dai 12 ai 18 mesi prorogabili fino a 24, la commissione sarà composta da: tre membri scelti tra funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa in quiescenza e svolgerà le funzioni di sindaco/presidente, Giunta comunale/provinciale e Consiglio comunale/provinciale. La legge ora guarda con molta attenzione anche all’apparato burocratico dell’ente (dirigenti, personale dipendente) infatti a tal fine il comma 5 dell’art. 143 del d.lgs. 267/2000 prevede: anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 (cioè collegamenti o condizionamenti da parte della criminalità organizzata) con riferimento al segretario comunale o provinciale, al direttore generale, ai dirigenti o ai dipendenti a qualunque titolo dell’ente locale, con decreto del ministro dell’Interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente, ivi inclusa la sospensione dall’impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte del’autorità competente. Il comma 7 dell’art. 143 d.lgs 267/2000 prevede inoltre che in caso di verifica negativa dei presupposti di legge per disporre lo scioglimento il ministro dell’Interno debba comunque emanare un decreto di conclusione del procedimento. Contro il decreto presidenziale di scioglimento si può ricorrere in prima battuta dinanzi al TAR e in appello dinanzi al Consiglio di Stato, i termini per impugnare il decreto sono dimezzati rispetto a quelli ordinari tranne che per il ricorso introduttivo, il ricorso incidentale e i motivi aggiunti.

Elementi sintomatici dell’infiltrazione mafiosa. Come si rileva nei numerosi decreti presidenziali di scioglimento o nella sentenze dei giudici amministrativi ci sono precisi elementi, che vengono riscontrati dalle commissioni d’accesso agli atti presso i comuni allertati, che denotano la presenza mafiosa all’interno degli enti locali. La Corte Costituzionale ha stabilito nella famosa sentenza n. 103/1993 che gli elementi su cui deve poggiare lo scioglimento sono innanzitutto i collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata o in alternativa il condizionamento che la mafia impone agli amministratori oltre a ciò è necessario connettere al condizionamento o ai collegamenti dei pregiudizi che sono la mancanza di libera determinazione per gli organi elettivi e/o amministrativi (dirigenti, personale), l’andamento negativo dell’ente locale, il malfunzionamento dei servizi affidati all’ente oppure pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica; questa situazione prevista dalla Corte viene riscontrata dalle commissioni in determinati casi: appalti pubblici (ad esempio per la raccolta dei rifiuti, per la realizzazione di infrastrutture) affidati in maniera irregolare oppure ad un’impresa collegata direttamente o indirettamente (prestanome) alla mafia, concessioni o autorizzazioni amministrative rilasciate in modo irregolare o dietro minacce o pressioni oppure emesse in favore di soggetti collegati direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata (tutti ambiti che sono obiettivo delle mafie secondo quanto prevede l’art. 416 bis del codice penale italiano), affinità, parentela, frequentazioni degli amministratori e/o dipendenti pubblici con soggetti appartenenti direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata,precedenti penali o procedimenti penali pendenti a carico di amministratori e/o dipendenti pubblici, la presenza di una o più famiglie mafiose sul territorio comunale, abusivismo edilizio imperante,mancata riscossione dei tributi, adesione culturale o omissioni degli amministratori dinanzi alle gesta della mafia. La corte ha ricordato inoltre che per arrivare allo scioglimento di un ente locale per infiltrazioni mafiose gli elementi probatori non devono essere granitici (come invece è richiesto per provare la responsabilità penale di un soggetto o sottoporlo a misure di prevenzione) perché questo istituto è una misura di prevenzione sociale e si deve intervenire anche quando c’è il pericolo che una o più cosche “inquinino” l’ente pubblico.

La tabella dei comuni e degli altri enti sciolti per mafia. Le regioni interessate dallo scioglimento di enti locali per infiltrazioni mafiose sono al momento 9 (Sicilia, Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Lazio, Liguria, Piemonte e Lombardia) quasi la metà nazionale; a guidare la classifica nera è la Campania seguita da Calabria e poi Sicilia le tre regioni dove sono presenti le tre maggiori organizzazioni criminali italiane (camorra, Cosa nostra, ‘ndrangheta). Fino ad ora sono stati sciolti solo comuni (tra questi un solo comune capoluogo di provincia è stato sciolto:Reggio Calabria) e quattro aziende sanitarie (Napoli ASL n. 4 Pomigliano d’Arco, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Locri). Gli enti sciolti ad aprile 2013 sono 183”.

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Scioglimento Consiglio comunale Monte, consegnate motivazioni a breve in G.U. ultima modifica: 2015-08-07T13:52:18+00:00 da Redazione



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