Manfredonia

Torri di Prilling giù a metà settembre. Presenza arsenico “non rilevante” (Video)

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Lavori nell'Isola 5, a metà settembre saranno demolite le due torri di Prilling. Verifiche per inquinamento (Ph: ST)


Manfredonia – POCO dopo metà settembre e le torri di Prilling ( Nell’Isola 5 dell’ex area Enichem ) saranno demolite definitivamente. Sistema utilizzato: cd “caduta programmata” attraverso un escavatore telecomandato con assenza di operai in un raggio di caduta di circa 65 metri. Il tutto preceduto dall’attuale fase propedeutica dei lavori – cominciate da giorni – con lo spianamento del terreno e precedentemente con la demolizione dei basamenti in cemento presenti sul suolo.

L’APPALTO – Come si ricorderà (mentre la Giunta Riccardi sta tentando di rilanciare progettualità che sembrerebbero distanziarsi – apparentemente – dall’onnipresente deo Mattone: vedi List o parchi fotovoltaici in località Pariti e Conte di Troia, già interessate alle “bonifiche d’avanguardia”, configurate dal Nichi il Governatore – sviluppo su www.statoquotidiano.it), sono partiti dallo scorso 7 luglio 2011 “i lavori di demolizione delle opere civili connesse agli impianti ammoniaca urea già demoliti, siti nell’Isola 5 all’interno dello stabilimento Syndial”, con DIA prot.6502 del 14.06.2011. Quando il petrolchimico era in funzione, l’urea liquida, nei cestelli granulometrici delle torri di Priling attraverso tubazioni, si solidificava per uscire sotto forma di sfere – mediante dei fori – e da qui nuovamente negli impianti attraverso nastri trasportatori fino ad arrivare nei magazzini. Quando l’impianto andava in pressione al vertice delle torri fuoriusciva arsenico.

STORIA DEL PETROLCHIMICO – Come si ricorderà, il petrolchimico Anic (poi EniChem Syndial), si insediò a Manfredonia nel 1971 “specializzato nella produzione di fertilizzanti e di caprolattame (monomero del nylon)”. I controlli sugli scarichi e sulla sicurezza degli impianti si rivelarono nel tempo “inadeguati” e gli incidenti con fughe di sostanze tossiche “si susseguirono a distanza quasi regolare”. Il più grave il 26 settembre 1976, quando un’esplosione all’impianto per la fabbricazione dell’urea provocò la fuoriuscita di una nube di anidride arseniosa (gas contenente arsenico): nessun decesso diretto, ma con conseguenze che si avvertirono negli anni, “soprattutto tra gli ex dipendenti della ditta e la popolazione del territorio circostante”. Verso la fine degli anni ’80 la crisi delle produzioni. Dunque le inchieste per inquinamento marino con la cessazione della produzione di caprolattame nel 1988. Con l’accordo per la ristrutturazione, sottoscritto dai sindacati nel 1991, gli impianti per la produzione di fertilizzanti chiusero nel 1993 e rientrarono – con cessazione definitiva – nel piano di riassetto della divisione dell’Enichem Agricoltura. Il 12 febbraio 1998 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo riconobbe che a Manfredonia “la presenza di impianti industriali in grado di danneggiare l’ambiente” avveniva in violazione dell’art. 8 della Convenzione europea, per la quale: “ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare e del suo domicilio” (proced. d’infrazione 1998/4802, non corretta applicazione artt. 4 e 8 della Dirett. 75/442/CEE). Nel 1994 la firma del Contratto d’Area, per “l’arrivo di finanziamenti per l’industrializzazione di aree in crisi”, con l’autorizzazione della Regione ma “senza una valutazione d’impatto ambientale”. Nei primi del 2000 le opere di bonifica nell’ex area Enichem e lo smantellamento delle vecchie ciminiere per le aziende del CdA (che in eredità ha oggi lasciato: capannoni dismessi, occupazioni drogate dagli ammortizzatori sociali, inchieste giudiziarie, fuga delle maestranze, difficoltà nelle ricollocazioni e sviluppo dell’economia in stasi).

LE DENUNCE DI LOVECCHIO, IL PROCESSO – Lo scorso luglio 2011 la Procura generale di Bari ha presentato ricorso alla Cassazione contro la sentenza della Corte d’appello di Bari sulle morti per tumore dei dipendenti dell’ex stabilimento Enichem. Secondo la Procura gli imputati non hanno infatti adottato “tutta una serie di contromisure per limitare i danni causati dalla fuoriuscita di 10 tonnellate di arsenico”. Ora l’ultima parola alla Cassazione anche se resta difficile in ogni modo, nonostante il ricorso, l’annullamento di una sentenza d’appello confermante i giudizi di primo grado.

I RITARDI PER LE BONIFICHE – Ricordando la recente soddisfazione di Regione e Comune per la bonifica (complessivamente “340mila mc di rifiuti”) delle discariche pubbliche di Manfredonia Pariti 1 e Conte di Troia (discariche dopo la cessione dell’attività estrattiva), già nell’agosto 2009 l’ex giunta Campo aveva comunicato in ogni modo “l’evacuazione di tutti i rifiuti prodotti dallo scoppio del 1976”, e il completamento entro l’anno (2009) delle operazioni nelle altre isole, dopo una Conferenza di servizi convocata a Roma dal Min. dell’Ambiente. Nell’Isola 14 sarebbero stati depositati tutti i rifiuti (compresi residui di arsenico) provenienti dalla esplosione dell’impianto nel 1976. Con la 14 sequestrata al tempo dalla Magistratura anche l’isola 5. Per il completamento della bonifica della falda “l’impegno assunto dal Ministero è quello di proseguirla e portarla a termine entro i prossimi 5 anni”, disse nel 2009 l’ex assessore all’ambiente, attuale ai lavori pubblici, Salvatore Zingariello.

Nord-Est area ex Enichem (image Stato)

Isola 5, area ex Enichem (image c. Stato)

LA SECONDA FASE DEI LAVORI PER LO SMANTELLAMENTO DELLE OPERE NELL’ISOLA 5 – Progettista e direttore della “seconda fase” dei lavori di demolizione delle opere civili nell’Isola 5 – comprese le due torri Prilling di 16 per 65 e 19 per 70 metri di diametro per altezza – l’ingegnere Matteo Palumbo; responsabile lavori e coord. sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione lavori il dott. Ing. Domenichino Bisceglia; cliente finale naturalmente la Syndial Spa di San Donato Milanese (attuale intestataria degli oltre 5 Ha in questione), committente e impresa affidataria dei lavori, Mosmode sas di Giuseppe Cannavale e c. di Crotone, da fine anni ’90 impegnata in “servizi di smaltimento rifiuti, raccolta e trasporto di rifiuti speciali, non tossici e nocivi, smontaggio e demolizione di impianti e bonifiche di siti civili ed industriali anche contenenti amianto” (già interessata alla prima fase dei lavori di demolizione, nel 2007-2008 con un Ati e l’Agecos dei f.lli Bonassisa, coinvolti in indagini giudiziarie per smaltimento dei rifiuti in discariche abusive). In sub-appalto per i lavori di demolizione la Spa dei Fratelli Omini con sede legale a Novate Milanese (Mi), che si occupa tra l’altro della demolizione di impianti industriali e civili e della bonifica di tutti i materiali etc. con sedi tra l’altro a Manfredonia (sito di M.S.Angelo della Syndial Spa, ufficio-cantiere); Sassari (Porto Torres, zona ind. La Marinella, c/o Syndial Spa, cantiere-ufficio); Venezia (Marghera, cantiere c/o Enichem, demolizioni industriali). Interessate ai lavori in sub-appalto la De Cristofaro srl di Lucera (sede legale a Lucera in C.da Montaratro, tra l’altro impegnata nello smantellamento di impianti industriali ed altre sedi in c.da Pozzo dell’orefice snc a Lucera, attività: discarica); infine in sub-appalto anche la snc Angelo Collicelli di Manfredonia (sede legale a Manfredonia, con due sedi in area ex Enichem, stabilimento ufficio per la fabbricazione carta e cellulosa ed uno stabilimento sempre nell’area Ex Enichem, cantiere per la bonifica ambientale dello stabilimento della Syndial Spa).

LA DEMOLIZIONE – La demolizione delle due torri dovrebbe avvenire come detto dopo metà settembre. I lavori nell’Isola 5 sono partiti ufficialmente l’otto luglio 2011, dopo la riunione propedeutica del 14 giugno e le fasi di accantieramento del 23 giugno 2011. Si era parlato di “isolamento” delle torri, della demolizione tramite dinamite. A riguardo due le tesi in discussione: da una parte un progetto approvato (ricordando che quello che in corso rappresenta una seconda fase dei lavori, ripresi dopo un’interruzione) ma con diniego (per l’utilizzo della dinamite) tanto dell’Asl quanto del Prefetto di Foggia; da un altro lato la negazione della possibilità di demolizione delle torri tramite materiale esplodente. “Nessuno lo ha mai presentato nè ha mai avanzato tale pretesa” rivela una fonte attendibile. Su strutture intelaiate e con la presenza di cerniere tra pilastro e trave, considerato il manufatto monolitico, l’utilizzo della dinamite avrebbe originato una mancata implosione – in base a questa seconda tesi di pensiero – e non ci sarebbe stato l’abbattimento per caduta. Una fase di demolizione dunque “tecnicamente improponibile” e che avrebbe previsto lo sgombero dell’intera area.

Salvatore Zingariello, assessore all'ambiente al tempo della prima fase dei lavori (st)

RISCHIO POLVERI – Per il rischio polveri verrà utilizzato il sistema dei cannoni nebulizzanti (o nebulizzatori), con ugelli speciali con inserti in ceramica capaci di produrre un getto d’acqua finemente nebulizzato, in grado di abbattere le particelle di polvere alla loro sorgente e impedirne la diffusione nell’aria circostante. Inoltre, scendendo verso il basso, le gocce nebulizzate dovrebbero umidificare il terreno, riducendo notevolmente la nuova formazione di polvere. I cannoni nebulizzanti sono stati utilizzati anche per le caldaie dell’Isola 9, in base alla raccolta dati.

PRESENZA ARSENICO: “NON RILEVANTE” – I laboratori specializzati correlati alla svolgimento dei lavori hanno eseguito delle analisi per rilevare la presenza di arsenico sulle pareti esterne delle torri (già spiegato l’utilizzo delle torri si ricorda che al vertice delle stesse, una volta in pressione, fuoriusciva arsenico quando in pressione). Le analisi farebbero riferimento a metà luglio (dunque con la partenza dei lavori), fine luglio, prima decade di agosto: la presenza di arsenico sarebbe risultata non rilevante.

LA CADUTA PROGRAMMATA – La cd tecnica della caduta programmata (mediante un escavatore telecomandato a distanza) dovrebbe prevedere dei tagli nelle colonne delle torri per originare uno sbaricentramento del manufatto in cemento armato con la successiva caduta della torre. Una volta demoliti, i manufatti saranno analizzati probabilmente dall’Arpa, dunque trattati, infustati e spediti in discariche specializzate, ipoteticamente distinte nel caso di presenza o meno di sostanze inquinanti. 90 i giorni a disposizione dalla demolizione dei manufatti per stabilire la presenza o meno di arsenico negli stessi. Naturalmente alla base della destinazione finale in discarica dei rifiuti l’accertata presenza o meno di arsenico nei manufatti.


VIDEO NELL’AREA



g.defilippo@statoquotidiano.it



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Commenti


  • Piero

    Non esistono quantità di elementi nocivi che siano “non rilevanti”. Tutti sanno, e chi lo nasconde è un bugiardo o in mala fede, che anche una quantità minuscola può avere effetti devastanti sul corpo. Le variazioni sono determinate dalla potenza delle multinazionali e dalle concertazioni fatte a livello politico. Vengono stabiliti dei livelli a caso, che non hanno nessun fondamento né medico, né scientifico, ma sono soltanto delle giustificazioni istituzionali alla produzione di morti e veleni. Insomma, si spaccia morte a basso costo, come sempre…Dicendoci, chiaramente, che serve e che serve per tutti…


  • Redazione

    Le analisi sono state fatte da un “laboratorio specializzato”, non pubblico ma privato. E già questo rappresenta un dato importante (paradossale ?). Naturalmente – al di là di considerazioni e correlazioni con patologie possibili – si era tenuti, come giornale, alla pubblicazione delle analisi richieste dalla società appaltante e dai relativi professionisti responsabili. Gli approfondimenti costituiranno una naturale conseguenza della notizia. “La non rilevanza” dell’arsenico è oggi agli atti. Il tempo stabilirà le possibili responsabilità dirette. G. de Filippo


  • Giancarlo D'Isita

    Giuseppe hai fatto un bel lavoro con questo articolo. Quello che Piero (con cui sono pienamente d’accordo) forse intende dire è che termini come “non rilevanti” non dovrebbero proprio essere usati perchè troppe volte usati con arbitrarietà. Nei lontani anni novanta molti professionisti consideravano le patologie degli operai del petrolchimico “normali”. Come a dire: E’ normale che ci sia qualche morto ogni tanto, in fin dei conti è un petrolchimico. Ne ho sentiti tanti dire così e come vedi si oltrepassa il buon senso e la decenza. Io sono convinto che la demolizione aumenterà il rischio di polveri sottili dannose nell’aria (anche se non direttamente a contatto con gli impianti all’epoca più tossici). Un’ultima cosa. Il sistema dei nebulizzatori è a mio parere un’altra presa in giro. Quando la usarono la prima volta (epoca Zingariello) fu un bluff. Si notava dalla polvere emessa dalla demolizione. Buon Lavoro
    Giancarlo


  • Redazione

    Grazie Giancarlo per la riflessione. Piero ha espresso un pensiero sinceramente condivisibile, il testo non poteva non far riferimento che a dati ufficiali. Ciao, grazie


  • Carmela

    ma nei giorni della demolizione si può andare al centro commerciale che è vicinissimo alle torri?


  • Redazione

    L’articolo resta interamente confermato ma – ascoltati i responsabili dei lavori – le opere di demolizioni potrebbero cominciare ad inizio ottobre. Ad oggi nessuna torre è stata ancora abbattura. Red.

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