Cinema

Mud – J. Nichols, 2012


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Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Mud
Nazione: Stati Uniti
Genere: drammatico

DOPO Under the Skin compare nelle sale italiane e in una manciata di copie un altro ritardatario festivaliero, in concorso a Cannes nel 2012. Si tratta di Mud di Jeff Nichols (autore dell’enigmatico e inquietante Take Shelter), storia di un uomo dal passato oscuro, nascosto in un’isola del Mississippi. Due ragazzini lo scoprono e intrecciano con lui un amicizia virile.


Un classico.
Mud ha la levatura, la potenza emotiva, la carica narrativa, l’esperienza cinematografica di un classico, di quei film che non invecchiano e raccontano storie senza tempo con la stoffa che solo i grandi registi possono conferire. Nichols sembra un novello Eastwood per la raffinatezza con cui disegna fatti e soprattutto personaggi, completi, perfetti, che volano dritti al cuore e si lascia amati sui titoli di coda convinti di averli conosciuti da sempre. Una fotografia sublime e delle inquadrature perfette fanno precipitare lo spettatore in un cinema d’altri tempi, schiacciandolo di fronte alle emozioni suscitate dagli spazi naturalistici, malinconici, a tratti struggenti, comprimari delle vicende narrate. La purezza delle immagini richiama la cura visiva de Il petroliere di P. T. Anderson e della fotografia di Robert Elswit, un regalo per gli occhi avuto raramente negli ultimi dieci anni.

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La relazione tra il protagonista e i due bambini è cesellata da una sceneggiatura pressoché impeccabile che non rivela quando non necessario e costruisce un leggero sostrato di inspiegato su un livello secondario, una sorta di negazione delle verità che incolla alle vicende del fuggiasco, un sopravvissuto da un passato che si ignora, scuro, cupo, che non gli lascia ancora scampo.
Tra Un mondo perfetto di Eastwood e Stand by Me di Reiner, Mud è la storia noir di un uomo ma anche il racconto del passaggio all’età adulta di due ragazzi, costretti a scontrarsi con eventi più grandi di loro e a diventare uomini prima del tempo. Mud è duro, scaltro ma paterno, non un eroe, un lupo solitario graffiato da cicatrici, per nulla estraneo alle emozioni, che nasconde se non quando parla della donna che ama. Mud diventa a tutti gli effetti padre dei due giovani co-protagonisti, il caronte verso la maturità, il sostituto del genitore mancato ad entrambi, ma il legame con Ellis si spinge oltre, è anche un rapporto alla pari, un’amicizia virile meravigliosa in cui il giovane ragazzo difende sé nella difesa dell’altro idealizzato. Il parallelo tra le due storie d’amore è una magia che solo il grande cinema può dare, senza concessione a sentimentalismi anzi sporcata di delusioni e scontri con la cruda realtà.
Finale ricco di poesia, quasi anti-narrativo, in cui si lascia alla sola fotografia il compito di suggellare, firmare il mare di emozioni già vissute per oltre due ore, una chiusura che è nell’occhio dello spettatore e nell’occhio di Mud, un’ultima immedesimazione travolgente che tocca l’anima e fa quasi piangere.

dal film

dal film

Matthew McConaughey si candida a nuovo re Mida del cinema, lanciato nell’olimpo dei grandi attori da prove che spiazzano e fanno sperare capolavori. Dopo Killer Joe, Dallas Buyers Club, la serie True Detective e quest’ultimo colpo di Nichols, c’è da tenere il fiato sospeso ad ogni sua prossima partecipazione, una presenza che sembra garanzia non solo di grandi interpretazioni ma anche di grandi pellicole.
La presenza di Mud a Cannes 2012 appare ora, così, scontata, e desta voglia di passare in visione ogni titolo in concorso solo per odiare una giuria che non gli riconobbe alcun premio. E forse è imprudenza critica di chi vi scrive, ma gli è ormai sufficiente per odiarla la semplice vittoria di Amour.

Valutazione: 8.5/10
Spoiler: 7/10

Copertina: Jeff Nichols – fonte: www.interviewmagazine.com

altreVisioni

Birth – io sono Sean, J. Glazer (2004) – sul filone dei “bambini malvagi”, Birth ha una marcia in più nella progressione psicologica e nella perversa sessualità di fondo. Mancato, ma da vedere. In concorso a Venezia 2004 * 6
La donna che canta, D. Villenenuve (2010) – crudele storia sul recupero delle identità e degli affetti e sull’accettazione del passato. Sofisticato, regia importante. Nomination come miglior film straniero agli Oscar 2011 * 7.5

In Stato d’osservazione

Il fuoco della vendetta, S. Cooper (2013) – thriller, Festival di Roma 2013 *27ago
Belluscone, una storia siciliana, F. Maresco (2014) – documentario, Premio della Giuria sezione Orizzonti a Venezia 2014 *5sep
Frances Ha, N. Baumbach (2012) – drammatico, commedia, fuori concorso Festival di Torino 2013 *11sep


Mud – J. Nichols, 2012 ultima modifica: 2014-09-07T17:27:07+00:00 da Alessandro Cellamare



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