CulturaManfredonia
A cura di Aldo Caroleo, Archeoclub Siponto

Se Faragola piange Siponto non ride (con le dovute differenze)

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Manfredonia. Un altro colpo è stato inferto al patrimonio storico ed ambientale di Siponto sempre più soggetto ad azioni che il semplice buonsenso (ma anche la conoscenza) avrebbe potuto evitare.

Mi riferisco alla parte superiore, esterna , alla destra della Masseria e ho, con mio disappunto, constatato che il manto di roccia calcarea che costituisce la copertura degli ipogei (quelli noti e quelli ancora da indagare), è stato letteralmente ricoperto da uno spesso strato di terriccio di risulta, forse proveniente dai lavori di pulizia degli ipogei nella fase di recupero.

Quella zona, poco nota , ultimamente interessata da un incendio importante era caratterizzata da due peculiarità:
1. La superficie della roccia ( foto 1 -2) presentava una serie di striature incavate , evidentemente fatte ad arte e che probabilmente erano un vero e proprio segnacolo della presenza del sottostante ipogeo ed anche una indicazione di possibili vie di fuga in caso di invasioni o eventi bellici per gli abitanti. L’ipotesi è avvalorata anche dal fatto che su questa superficie erano disseminate, secondo un preciso schema, delle botole di passaggio scavate sulla roccia e ricoperte da una lastra di pietra movibile che poteva favorire il passaggio di una persona negli ambienti sottostanti. Servivano anche come passaggio di luce e per l’ingresso e l’uscita dell’aria. Il terreno di risulta le ha letteralmente ricoperte.
2. Dal punto di vista naturalistico, nella roccia molti muschi e licheni (foto) ed altre piante autoctone occupavano gli spazi ricoperti di un sottile strato di terreno, mentre nell’intorno uno splendido feruleto occupava gli spazi con più terreno. Questo luogo era molto noto sia agli appassionati di Presepi che raccoglievano l’abbondante muschio nel periodo natalizio, ma anche dagli appassionati di funghi che per la presenza delle Ferule erano abbondanti ..Anche gli asparagi selvatici erano molto ambiti. Insomma un vero e proprio giardino botanico,come d’altronde tutta l’area dei Capparelli.

Rimando gli interessati ad un mio studio botanico sulla zona Capparelli, risalente a qualche anno fa e che avvalora la tesi che la zona Capparelli poteva essere considerata una vero parco botanico archeologico. (Foto 3)

L’aver depositato , e questa è una mia opinione, del terreno sulla roccia calcarea, ha contribuito non poco alla crescita di sterpaglie che facilmente, come è successo, hanno preso fuoco, mentre prima questo non era mai accaduto proprio perché muschi e licheni e le stesse ferule non sono facilmente soggette al fuoco.

A cura di Aldo Caroleo, Archeoclub Siponto

fotogallery

Se Faragola piange Siponto non ride (con le dovute differenze) ultima modifica: 2017-09-07T20:39:40+00:00 da Redazione



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