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"Un bilancio positivo ottenuto con il lavoro di squadra delle FF.OO."

Un mese dalla “Strage di San Marco”: i risultati delle Forze dell’Ordine

"L’omertà è il cancro della democrazia e favorirlo vuol dire suicidarsi. Basterebbe poco, denunciare in forma anonima, anche con l’aiuto di associazioni preposte a tal fine, che sostituiscono il denunciante e perciò palesandosi per lui"

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Foggia. È trascorso un mese (9 agosto – 9 settembre 2017) dall’eccidio di San Marco in Lamis. Quattro persone trucidate a sangue freddo. Mario Luciano Romito, 50enne di Manfredonia, boss dell’omonima famiglia contrapposta alla storica dei Libergolis da sempre in cima a quella garganica, meglio conosciuta come il “Clan dei Montanari”, e quella di suo cognato, 44enne, Matteo De Palma. Gli altri due, quelli che hanno scatenato l’ira della collettività, che hanno smosso il Governo a decidere in meno di 24 ore sul da farsi, sono due agricoltori in procinto di lavorare nelle loro terre, che terrorizzati fuggivano consapevoli della barbarie che si stava consumando sotto i loro occhi, perciò testimoni scomodi o scambiati come guardia spalla dei due criminali.

I fratelli Luigi e Aurelio Luciani, agricoltori incensurati di 47 e 43 anni, freddati, non erano lì per caso e come ha detto e scritto giustamente sull’Avvenire Antonio Maria Mira «Al posto sbagliato ci sono i mafiosi. Le vittime erano al posto giusto». Un posto che da sempre ospita latitanti, anche di altre organizzazioni criminali e mafiose, come quelle dei Casalesi, della Santa e Picciotteria, albanese. Per la cronaca quell’agguato è stato premeditato, svolto con tutti i crismi mafiosi, avvenuto lungo la S.P.272, nei pressi della stazione di San Marco in Lamis direzione Apricena, in provincia di Foggia. L’efferatezza di quel quadruplo omicidio, come detto, hanno indotto il governo a prendere in considerazione decisioni più drastiche e risolutive in materia di sicurezza.

Il tutto a soli pochi giorni da un altro omicidio, quello avvenuto ad Apricena dove i malcapitati, mafiosi affiliati anche loro, sono stati ammazzati con kalashnikov e fucili a pompa, sfigurandoli. Azioni criminali che erano in crescita in terra di Capitanata dall’inizio di quest’estate. Insomma, non solo il caldo intenso del solleone ha infuocato la provincia di Foggia, bensì i proiettili di mafiosi in cerca di egemonia. Il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, accogliendo le richieste del Prefetto e della dovuta collaborazione dei sindaci di molti centri foggiani e soprattutto garganici, che da tempo gridavano aiuto, in data 10 agosto 2017, a Foggia, nel pomeriggio ha presieduto una riunione del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Un vero summit contro la mafia locale, dove al tavolo c’erano tutte le massime cariche istituzionali e militari del caso. «La risposta dello Stato rispetto alla morte di due innocenti sarà durissima», ha esordito il Ministro dell’Interno Minniti, che terrà incontri bimestrali in Prefettura a Foggia. Da quel giorno a Foggia e soprattutto nella sua provincia qualcosa è cambiato.

Il bilancio di un mese sull’attività di controllo del territorio e maggiormente di repressione al crimine è positivo. In tutta la Capitanata ci sono più Forze dell’Ordine, impiegate per posti di blocco, controlli su strade periferiche e nei centri più a rischio mafioso, pattugliamenti “particolari” per opera di personale specializzato. Sono stati compiuti tanti arresti, anche di affiliati di spicco della mafia locale. Sono state sequestrate ingenti quantità di droga e di armi, confiscando soldi provenienti da attività illecite, perciò infliggendo un duro colpo alle organizzazioni mafiose locali. Contestualmente nei centri più a rischio di criminalità si respira un’aria più salubre, dove il cittadino sta riacquistando fiducia nelle istituzioni e si spera si apra a loro. Questo è il bilancio positivo ottenuto in un mese dalla decisione del Governo assunta a Foggia dopo quell’eccidio. Certo, i numeri certificherebbero il lavoro svolto dalle FF. OO., ma lasciamo a loro tal compito poiché sapranno quando renderli pubblici.

Un bilancio positivo ottenuto con il lavoro di squadra delle FF.OO., incrementate dal Governo l’indomani il summit del 10 agosto 2017. Altre 192 unità, tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, dove i “Cacciatori Calabria e Sardegna” dell’Arma dei Carabinieri, unitamente ai “Baschi Verdi” della Guardia di Finanza, in questo mese hanno avuto un ruolo primario assicurando alle patrie galere diversi appartenenti di spicco della criminalità organizzata locale soprattutto mafiosi affiliati. Il battere palmo a palmo del territorio scovando persone, armi, droga, danaro frutto di illeciti, nei luoghi più remoti e introvabili, congiuntamente al lavoro della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza per essere precisi, a quello investigativo “sottotraccia” dello SCO, dei ROS già presenti sul Gargano dagli inizi dell’estate, e dello SCICO, ha permesso non solo i militari dei Cacciatori e i Baschi Verdi di iniziare a stanare veri e propri clan mafiosi.

Un’azione che sta riconfigurando la mappa della criminalità locale, obsoleta sulle carte poiché compaiono nomi ormai defunti e in galera. Un lavoro importante perché conoscendoli, sapendo come si muovono, con chi hanno contatti e soprattutto “affari”, tenerli sotto controllo sarà più facile, e perciò reprimerli preventivamente. Del resto il Ministro Minniti lo disse in quel summit presso la Prefettura di Foggia, senza nulla togliere agli altri agenti, che lo Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori di Calabria”, è un’unità prettamente utilizzata per reprimere e stanare in modo «aggressivo» mafiosi e criminali di spessore.

Ma nel consuntivo di un mese di attività delle FF.OO. bisogna aggiungere che dopo tantissime richieste a San Severo si è insediata la sede del Reparto Prevenzione Crimine. Tuttavia lo Stato chiede collaborazione, quella della popolazione di chi sa, di chi ha visto, di chi ha sentito. La denuncia è lo strumento primario per prevenire e combattere la criminalità e nello specifico la mafia.

L’omertà è il cancro della democrazia e favorirlo vuol dire suicidarsi. Basterebbe poco, denunciare in forma anonima, anche con l’aiuto di associazioni preposte a tal fine, che sostituiscono il denunciante e perciò palesandosi per lui.

(A cura di Nico Baratta, Foggia 07.09.2017)

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Redazione StatoQuotidiano.it

Un mese dalla “Strage di San Marco”: i risultati delle Forze dell’Ordine ultima modifica: 2017-09-07T20:51:50+00:00 da Nico Baratta



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Commenti


  • Maria

    Lo stato chiede collaborazione…. certo xke in ogni caso di concreto non hanno fatto un bel niente…. nessuna delle famiglie di vittime di mafia ha avuto una risposta, nessuno sapeva o sa delle vittime scomparse… hanno tolto di mezzo un po di armi, di droga… dove sarebbe quest’aria più salubre? Si ci sono più forze dell’ordine.. che fanno cassa con il 90% della popolazione ossia la brava gente… gli altri dove erano sono…


  • Baff

    Il pericoloso latitante Quitadamo é ancora libero….invito la redazione a parlarne al fine di stimolare le forze dell’ordine a catturarlo. …I cacciatori di fagiani non ci stanno facendo una bella figura…..come per Igor se un delinquente vuole non si fa prendere….il che non è bello !!!!!


  • Gianluca

    Forze dell’ordine e stato non può nulla in posti dove il 95 % della popolazione continua a venerare i delinquenti, si fa a gara a salutare ma no a denunciare.


  • Apriti cielo

    Hanno arrestato mezze cartucce trascurando che la mafia non è solo quella degli omicidi ma anche quella infiltrata nelle istituzioni e nel tessuto sociale.economico con duro di inattività commerciali intestate a prestanome compiacenti. Dov’è la Procura? Fatemi il favore. Cominciassero dalle indagini patrimoniali e chiedere certificato antimafia. Vuoi vedere che a Manfredonia non è mai esistita?

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