ManfredoniaRicordi di storia
"La lettera"

Tra ingenua apprensione ed atroce dilemma (ex A.N.I.C.)

"Non ci è dato sapere della risposta ricevuta dai coetanei delle elementari di Manfredonia, ma conosciamo l' emblematica risposta della Pubblica Amministrazione di Manfredonia"


Di:

Scrivo ultimamente con la segreta speranza di fare storia e mettere in luce alcune verità a proposito dell’atavica questione ANIC di Macchia-Monte S. Angelo.

Conservo gelosamente, tra le tante carte, una lettera assai significativa, inviata al Sindaco di Manfredonia, sen. Michele Magno, da un gruppo di alunni di terza elementare di Capalle-Campi Bisenzio (Firenze), firmata dall’insegnante Sig.ra GAROFALO PIPPI Manola.

Questa lettera, intrisa di ingenua apprensione, è la testimonianza di quanto era seguita la vicenda avvenuta il 26.9.1976, con la fuoriuscita di arsenico, nell’ex stabilimento ANIC. Fu inviata il 19.10.1976 e acquisita al protocollo del Comune di MANFREDONIA IL 25.10.1976, al n. 33717.

I ragazzi, con la maestra, in sostanza, chiedevano:”Gentile signor Sindaco, noi Le scriviamo per sapere qualcosa sull’inquinamento avvenuto nella sua Città. Vorremmo sapere quali provvedimenti sono stati presi e quali danni alle persone ed alle cose ha provocato l’ arsenico. Infine vorremmo sapere se sono rimaste tracce d’ inquinamento, oppure no. Saremmo contenti se ci manderà qualche notizia. Alleghiamo una lettera destinata ad una classe terza. La ringraziamo e Le mandiamo tanti cordiali saluti; gli alunni e la maestra della classe terza A di Capalle-Campi BISENZIO (Firenze)”.

Non ci è dato sapere della risposta ricevuta dai coetanei delle elementari di Manfredonia, ma conosciamo l’ emblematica risposta della Pubblica Amministrazione di Manfredonia.

Infatti, in data 29.10.1976, rispondeva il prof. Michele SPINELLI, Assessore alla Pubblica Istruzione, poi sindaco di Manfredonia, nella maniera seguente:”Alla Gent.ma Insegnante Sig. ra GAROFALO PIPPI Manola e agli ALUNNI della classe III^ A elementare- Capalle-Campi Bisenzio (Firenze)-Sono l’ Assessore alla Pubblica Istruzione della Città di Manfredonia. E’ mio compito e dovere insieme rispondere alla vostra cortese lettera che ci ha dato, ancora una volta, la prova della solidarietà umana. Cercherò di essere breve anche se mi sarà un po’ difficile, poiché ciò che è accaduto nella mia Città, come Seveso e in tante altre parti d’ Italia per colpa altrui, meriterebbe un esame molto ampio. E vengo al fatto. L’ impianto ANIC, situato nella piana di Macchia, in territorio del limitrofo Comune di Monte Sant’Angelo, dista appena un chilometro e mezzo da Manfredonia.

Quando si parlò di questo impianto -nel 1968-, inserito nel programma di industrializzazione del Mezzogiorno, le preoccupazione della Civica Amministrazione furono minimizzate poiché, si disse da parte dei tecnici responsabili dell’ANIC, il problema si poneva solo in termini di inquinamento e non di pericolo e l’ impianto avrebbe risolto-quasi totalmente-la grave piaga della disoccupazione. I fatti avvenuti hanno dimostrato che questi signori nascosero la verità; hanno dimostrato che la mia Città ha subito un atto di prepotenza da parte di un gruppo di “potenti”, con la silenziosa connivenza dello Stato (perché l’ ANIC è società a partecipazione statale), tanto è vero che oltre all’ inquinamento (tributo che bisogna necessariamente pagare per gli insediamenti industriali) l’ ANIC ha portato un pericolo incombente per la popolazione mentre non ha risolto l’ aspetto occupazionale, tanto che Manfredonia ha ancora oggi, come nel 1968, oltre 3.000 emigrati all’estero (Germania, Francia, Olanda, ecc.). Parlerei ora di quello che è successo il 26 settembre u.s., una domenica autunnale piena di sole e con la gente che felice e sorridente affollava strade, spiagge, giardini, bar. Improvvisamente verso le dieci del mattino uno scoppio tremendo; alcuni hanno visto una grossa nuvola di fumo sprigionarsi e dileguarsi in parte verso i monti del Gargano.

Dopo poche ore si seppe-e furono i dirigenti dell’ANIC a dirlo-che era scoppiata la parte superiore di una colonna di lavaggio dell’ammoniaca, che lo scoppio non aveva fatto danni e che era fuoriuscito solo “vapore acqueo”. In pratica i responsabili dell’ ANIC nascosero la tragica verità. A distanza di 24 ore finalmente le Autorità Civiche seppero da rappresentanti del Consiglio di Fabbrica quale era veramente la conseguenza dello scoppio. Seppero che erano fuoriuscite dalla colonna di lavaggio alcune tonnellate di arsenico che si era prevedibilmente sparso sull’impianto stesso e nelle zone circostanti, dove vi sono (anzi meglio dire vi erano) uliveti rigogliosi, aziende agricole importanti con numerosi capi di bestiame, frantoi ecc. Il Sindaco di Manfredonia dette immediatamente il segnale d’ allarme poiché era arsenico e non vapore acqueo che aveva investito una zona la cui vastità era da accertare. Sono stati chiamati tecnici del Ministero della Sanità, della Regione, del Laboratorio provinciale d’ igiene, scienziati di fama internazionale. I risultati furono subito messi in luce; la situazione era allarmante, l’ arsenico aveva invaso ben 15 Km. quadrati di territorio e una parte della Città stessa; vi era il pericolo che, come a Seveso, la popolazione dovesse essere trasferita altrove.

Le analisi stabilirono che diversi erano i casi di intossicazione; il Sindaco dovette dare corso ad ordinanze per recintare tutta la zona inquinata, per trasferire migliaia di capi di bestiame, per l’uccisione di migliaia di animali da cortile. La popolazione era in preda al panico. Tutto ciò si era verificato perché l’ANIC ha nascosto sempre la verità e ha usato l’ arsenico (per il lavaggio e la fissazione dell’ammoniaca dicono i tecnici) mentre -sono sempre gli scienziati che l’ affermano -poteva usare altro prodotto meno o affatto pericoloso anche se più costoso.

Purtroppo ai “padroni dell’industria”, interessa spendere meno e guadagnare di più senza badare alla vita degli altri. Il Sindaco della mia Città, l’ ex senatore Michele MAGNO, lanciò un appello a mezzo radio affinché ditte specializzate venissero a Manfredonia con tutti i mezzi possibili e adatti all’opera di disinquinamento con trattamenti consigliati da tecnici qualificati. Le scuole non vennero aperte; le lezioni hanno avuto inizio il 15 ottobre dopo una disinfezione di tutti i locali scolastici, delle vie e piazze cittadine. L’ opera di disinquinamento, iniziata subito, continua tuttora e, man mano che si procede, si hanno le vere proporzioni dei danni subiti dalla Città e dalla popolazione; danni che vanno dalla pesca al commercio, dall’artigianato alle attività terziarie. Il Consiglio Comunale, convocato d’ urgenza, decise di riunirsi in seduta permanente e ha inviato lettere, mozioni, telegrammi alle Autorità Centrali, Regionali, Provinciali; con un solo documento ha chiesto la trasformazione del’ impianto dell’impianto chimico dell’ANIC in industria “pulita” perché dall’attuale impianto- le indagini lo hanno stabilito con precisione- scaturiscono pericoli per il trattamento non solo dell’arsenico ma anche di altre sostanze come l’ ammoniaca e il toluolo-, che sono pericolose, e che i responsabili diano ampia assicurazione per la salute e l’ incolumità della popolazione di questa Città che conta oltre 50.000 abitanti, mentre d’ estate si popola di 100- 150 mila unità che affollano le spiagge.

Si aspetta ora che tutti gli appelli lanciati trovino il giusto accoglimento affinché Manfredonia che è una delle più belle città pugliesi torni a vivere in tranquillità. Per concludere, sento il dovere di ringraziare, a nome dell’Amministrazione Comunale di Manfredonia, Voi tutti per l’ interessamento dimostrato nei riguardi della mia Città e di assicurarVi che la lettera allegata è stata trasmessa ai quattro Circoli didattici qui esistenti-per una diretta corrispondenza. Auguro a tutti Voi un avvenire felice.

Cordiali saluti. L’ Assessore alla P.I. – prof. Michele SPINELLI”.

Questa lettera è significativa per far conoscere la posizione che aveva assunto il Comune all’epoca dei fatti.

Lo stesso prof. SPINELLI pone, poi, sempre l’ atroce ed emblematico quesito: perché l’ ANIC , dopo il 26.9.1976, continuò a produrre, visto che esistevano scientifiche alternative, usando arsenico e non prodotti meno o affatto inquinanti?

Si attende ancora risposta da studiosi di chimica industriale e dagli ex Componenti del Consiglio di Fabbrica”.

A cura del Dott. Nicola CIOCIOLA

Tra ingenua apprensione ed atroce dilemma (ex A.N.I.C.) ultima modifica: 2017-10-07T10:08:40+00:00 da Redazione



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