Stato prima
Intervista ad un tifoso del Foggia: società, tessera, calcio anni ‘80 e oggi

Ultras: dalla curva alla trasferta il racconto di uno “stile di vita”

"Chi sceglie i capi? Ci vuole esperienza e militanza, anche se ci sono persone che militano da 100 anni e non sanno lanciare un coro, come ci sono quelli che non si sanno esprimere"


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Foggia. Il commento tecnico della partita, quello post-domenicale, si percepiva appena. Gli ultras si preoccupano di organizzare la curva della settimana successiva, bando ai tecnicismi, la fede non va a schemi di gioco. Non sapevamo che fossero ultras, carpendo qualche dinamica organizzativa ci siamo posti varie domande e sperato che uno di loro ci concedesse un’intervista. Molto diffidenti, per natura, e scettici nei confronti del mondo che non sia quello cui sono legati, alla fine ci hanno parlato di loro. Giorgio (nome di fantasia), un ultras dello Zaccheria, ci racconta la settimana, le “fanzine”, cioè i fogli di comunicazione interna al gruppo, il rapporto con le tifoserie. Qualcosa “non si può dire” perché “non è da ultras”, qualcosa si può dire ma non sempre si può riportare sul taccuino del giornalista.

Li abbiamo conosciuti per caso e, dopo mesi, ecco l’intervista. “Mi hai fatto tante domande e io cortesemente ti ho risposto- ci dice alla fine- ma io devo rimarcare chi è un ultras. Non siamo tifosi, siamo sempre e dovunque, siamo l’orgoglio della nostra città. Coraggiosi, non badiamo alle apparenze, mai domi, nessuno può comandarci, agiamo sempre a modo nostro….Mi raccomando, scrivi tutto”. Il punto di vista è stato riportato integralmente con qualche revisione.

“Oggi il nemico è più cattivo perché controllato dai mezzi tecnici”

Un ultras del Foggia chi è? Come sei diventato ultras?
Ultras non si diventa, si nasce. I tempi cambiano, tutto si evolve per questo trovare termini e definizioni per spiegare chi era, chi è e chi sarà ultras diventa difficile. Perché nel frattempo tutto è cambiato, i costumi, i valori, sono cambiati anche i nemici che oggi sono più agguerrito che mai. Ultras lo si è nella mente, non per andare di moda per questo si parla di “mentalità ultras”. Un ultras foggiano ha giurato eterno amore ai propri colori, che non tradirà mai. Non ha bisogno di nessuno che gli dica bravo, non si reputa migliore dell’altro semplicemente ama quello che è e vuole difenderlo sempre e comunque, poi ci sono ultras e ultras. In quello foggiano arde il senso del proprio territorio, è disposto a dare tutto senza niente ricevere in cambio, non porge l’altra guancia, agisce sempre nell’interesse del gruppo di cui fa parte e in ogni sconfitta, per l’orgoglio della propria maglia, tifa a squarciagola come se non ci fosse un domani. Perché ultras lo si è nel bene e, soprattutto, nel male.

Perché dici che il nemico oggi è più cattivo?
Perché è più represso, molto più controllato dai mezzi tecnici. La cattiveria deriva da fatto che io voglio arrivare a te ma non posso.

Cosa fa un ultras durante la settimana in preparazione della partita?
E’ come chiedere ad un futuro sposo cosa fa nei giorni che precedono la data delle nozze, il giorno più importante della sua vita perché ogni domenica ci sposiamo con il nostro Foggia cui abbiamo giurato eterno amore. Parliamo delle coreografie, degli striscioni da scrivere, delle torce da preparare e del nemico da aspettare.

Che rapporto avete con i social?
I social servono a creare gli ultras da tastiera, conigli dietro a uno schermo, persone incapaci che di fronte alle discussioni o a qualsiasi forma di pericolo restano uniti in disparte, che non vedono l’ora di tornare casa, tra le mura amiche, dove nessuno può toccarli per sparare a zero su tutto e tutti senza nemmeno conoscere i fatti. Un vero ultras è “no social”.

https://www.foggiareporter.it

CURVA NORD * https://www.foggiareporter.it

Ma voi vi sentite anche un po’ tecnici della squadra o no?
Sinceramente si parla un po’ di calcio mercato prima dell’inizio del campionato poi le somme le tiriamo alla fine. Non siamo affatto tecnici né possiamo esprimere giudizi negativi o positivi perché un ultras non si preoccupa di vedere la partita ma solo di sostenere la squadra. Ogni giocatore che indossa la maglia rossonera ha l’obbligo di onorarla lottando con tutte le sue forze su ogni palla, su ogni contrasto, solo allora potrà godere del nostro rispetto aldilà del risultato.

Che cosa pensi di questa nuova squadra?
Non sono i giocatori che fanno la squadra ma la è la maglia quella che conta.

La società del Foggia in qualche modo vi sostiene economicamente?
C’è una canzone che abbiamo intonato per tanti anni, soprattutto nei momenti meno felici a livello societario. Fa così: “Noi facciamo chilometri, superiamo gli ostacoli, a nostre spese, a nostre spese…”. Non abbiamo mai chiesto nulla alla società, né a questa né tantomeno a quelle precedenti. Farsi sostenere economicamente dalla società, potrebbe significare in qualche maniera mettere dei paletti alla nostra libertà e limitarla. A buon intenditor poche parole…

Secondo voi la società deve trattarvi da privilegiati o vi considerate come gli altri ma con più fede?
Non ci sentiamo migliori degli altri, semplicemente amiamo ciò che siamo e siamo pronti a difenderlo sempre e comunque. Certo che pretendiamo dalla società la giusta considerazione, siamo lo zoccolo duro della tifoseria e siamo sempre presenti, nel bene e nel male. Non ci dimentichiamo di stadio vuoto, società fallita e squadra nei bassifondi della classifica. Ma noi comunque eravamo lì, per la maglia, per i nostri colori.

“Non sono i giocatori che fanno la squadra ma la è la maglia quella che conta”

Com’è cambiato il tifo in curva dagli anni ‘80 ad oggi?
E’ cambiato il concetto di libertà, una libertà che tutti reclamano, classi disagiate, associazioni omosessuali, profughi e migranti ma che a noi ultras viene negata. Come se i problemi sociali siano riconducibili a noi, ci viene negata la libertà di espressione, di pensiero, di azione, non è più possibile esprimersi attraverso uno striscione se prima non lo si denuncia in questura, non si possono più intonare canti goliardici nei confronti delle tifoserie avversarie che le società vengono multate. Il sistema nei nostri confronti è oppressivo/ repressivo ma noi non ci pieghiamo a niente e a nessuno, non possono certo tagliarci la lingua per questo, finché voce ci sarà lotteremo per i nostri ideali e per la nostra libertà.

Può essere presentabile uno striscione contro italiani di altre regioni, o che inneggia a morti o sciagure? Che libertà sarebbe?
E’ un coro da stadio, goliardico, lo sfottò dentro lo stadio ci sta, siete voi che la prendete con pesantezza. Per capire l’effetto dovete chiedere alla tifoseria avversaria cui non gliene frega niente. Quando siamo andati a Brescia ci hanno detto “Benvenuti in Italia” e noi gli abbiamo risposto col battimano “Orgogliosi di essere meridionali”. A L’Aquila hanno fatto gli striscioni su Viale Giotto contro di noi… allora che dobbiamo dire? Se capita una disgrazia noi ci muoviamo per gli aiuti, allo stadio è un’altra cosa.

Perché siete sprezzanti coi “curvaioli e occasionali”, come dite voi?
Ma noi non siamo sprezzanti con gli occasionali, è un luogo comune. Distinguiamo: i curvaioli sono comunque considerati come tifosi che riempiono la curva, che contano, che sostengono la squadra e che in qualche modo vengono rispettati anche se stanno qualche gradino sotto di noi. Gli occasionali vengono allo stadio come si va a cinema, se ti piace ci vai, altrimenti resti a casa. Un proverbio dice: il miglior disprezzo è la noncuranza.

Anche voi andate allo stadio con sciarpe, bandiere e striscioni come i curvaioli?
Noi ci andiamo a modo nostro.

Con la Digos che rapporto avete? e con le forze dell’ordine in generale?
Una celebre frase di Paul Newman diceva: “Un uomo senza nemici è un uomo senza carattere” ed io con i miei nemici non voglio avere alcun tipo di rapporto. “Ama chi ti ama….”. (Segue, nel discorso, slogan ultras).

STADIO ZACCHERIA - PH CALCIOWEB

STADIO ZACCHERIA – PH CALCIOWEB

L’ultras è un facinoroso, uno che non rispetta la legge? Da quello che si vede in certe partite è una fama che vi portate dietro e che non fate nulla per smentire
L’ultras non è un facinoroso, è un condottiero che non teme nulla e nessuno e non ha limiti di azione, questo non è confondersi con i malviventi di strada che hanno un’indole oggettivamente pericolosa. L’ultras ha un codice etico da rispettare, intrinseco, che fa parte dell’essere ultras, una sorte di vademecum, una legge non scritta che va rispettata a qualunque costo, anche se ciò significare violare le leggi dello Stato.

Ha mai avuto scontri in piazza o con le forze dell’ordine?
Lo scontro non è qualcosa di cui si può parlare, non è una cosa che va sbandierata ai quattro venti, raccontata per vanagloria, lo scontro è qualcosa che hai dentro, che fa parte dell’essere ultras, che ti dà la linfa vitale, capace di darti la forza di andare avanti anche quando il sistema ti opprime. Parlare di uno scontro non è da ultras, ma da giornalisti e chiacchieroni.

Il tuo amico ha detto “solo scontri romantici”. Che vuol dire?
Non lo so… (sorride)

Le fanzine cosa sono?
Sono “manifesti” in cui gli ultras si raccontano, condividono notizie del loro mondo. E’ il nostro mezzo di informazione su carta anti-giornali, anti-stampa. Le fanzine raccontano la verità oggettiva dei fatti senza ambiguità.

Perché ce l’avete tanto con i giornalisti?
Per lo stesso motivo per cui utilizziamo le fanzine. Il giornalista è ambiguo, non racconta le cose come sono ma come la gente vuole che siano dette, si permette di raccontare cose e fatti di cui spesso non è a conoscenza e spara a zero sul nostro mondo, detiene un potere mediatico che non gli appartiene e molto spesso a causa loro gli ultras non vengono visti bene. Ci sarebbero migliaia di episodi da raccontare, ma preferisco non parlarne dato che le sto concedendo un’intervista.

Ma scusa, se le cose ve le scrivete e ve le commentate fra voi che oggettività è?
Ti faccio un esempio: se si saccheggiano due autogrill c’è tanto clamore e ci danno addosso, se c’è un terremoto e partono i nostri camion di medicinali in aiuto, se aiutiamo i bambini di Foggia orfani, quasi passa inosservata la notizia, né noi lo evidenziamo perché noi non ci vantiamo.

Si è parlato sulla stampa di ultras negli spogliatoi e di calcio scommesse. Anche gli ultras lasciano le fedi e pensano agli affari? E’ un business essere ultras?
Mah. I giornali ogni tanto parlano di queste cose che non appartengono al mondo ultras, l’ultras distingue la passione dal lucro, è disposto a dare tutto senza ricevere nulla in cambio. Anche nell’eventualità in cui questi fatti fossero realmente accaduti non si possono minimamente ricondurre al mondo ultras, noi siamo tutta un’altra roba.

Quella foggiana è una tifoseria violenta? Perché non siete gemellati con nessuno?
Quella foggiana è una tifoseria come le altre, sicuramente tra le più calde. Non ci piacciono i gemellaggi, siamo nemici di tutti e amici di nessuno.

A Castel di Sangro, prima amichevole del Foggia in B e partita sospesa, cosa è successo veramente? Le versioni sono diverse. Lo racconti tu?
Mi chiedi cose di mesi fa. Su Castel di Sangro sono state dette tante stronzate: eravate tutti lì vero? I fatti del mondo ultras non devono essere raccontati a gente che fa il tuo stesso lavoro. Posso dire che in tutte le convivenze ci sono discussioni più o meno rumorose che portano conseguenze, e che meritano attenzione. Ma, come dice Leopardi, ora c’è “la quiete dopo la tempesta” e il sole è tornato a splendere sugli ultras facendo memoria degli errori passati. Curva sud e nord erano insieme a Brescia, abbiamo viaggiato insieme, abbiamo cantato insieme spalla a spalla.

Quanti ultras siete, come numero?
Siamo un 300-400 come parte attiva

Qual è il futuro degli ultras, ci saranno sempre?
Questo mondo tanto da voi trattato con sdegno e sconosciuto non morirà mai. Di padre in figlio!

Curva sud  https://www.foggiareporter.it

Curva sud https://www.foggiareporter.it

Un altro modo per chiamarsi “ultras”, ce l’ha un sinonimo?
Sono anni che ci chiamate in altre maniere: aggressivi, brutali, dispotici, rissosi, duri, facinorosi, incontrollati, noi ci chiamiamo semplicemente ultras, sempre, “finché morte non ci separi”.

Come si diventa capo ultras, chi lo decide? Meriti, acclamazione, votazioni?
Noi non siamo hooligans, che nel Regno Unito si radunano in maniera del tutto spontanea, tutte le persone che vogliono si uniscono a questo nucleo senza che ci sia qualsiasi forma di “mentalità” che li accomuni. Noi abbiamo una struttura gerarchica con la ripartizione dei compiti a ciascun militante, siamo uniti da un credo e non permettiamo a chiunque di condividerlo.

Chi sceglie i capi?
Ci vuole esperienza e militanza, anche se ci sono persone che militano da 100 anni e non sanno lanciare un coro, come ci sono quelli che non si sanno esprimere.

Cosa pensi della tessera del tifoso?
Quando fu istituita fu una vera e propria pagliacciata dello Stato, nacque come tessera facente parte del sistema bancario che al suo interno aveva un sistema di identificazione automatica delle perone, o meglio di rilevazione automatica “massiva” delle stesse. Oggi, grazie alla lotta estenuante di alcune tifoserie ultras, il sistema è decisamente migliorato anche se si continuerà a lottare affinché la tessera del tifoso sia definitivamente abolita. Dalle ultime indiscrezioni sembra proprio che la sua vita abbia le ore contate, almeno così si spera.

(A cura di Paola Lucino, Foggia – 06.10.2017)

Ultras: dalla curva alla trasferta il racconto di uno “stile di vita” ultima modifica: 2017-10-07T11:13:42+00:00 da Paola Lucino



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