Cinema

Horror in sala – Insidie paranormali

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Insidie paranormali

Insidie paranormali

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

TEMPO di paranormale al cinema già da qualche anno, e mentre il primo Paranormal Activity, sponsorizzato dal furbetto Spielberg, vive di vita propria con plot ad incastri, spuntano alternative su demoni e fantasmi per la gioia dei botteghini e (forse) di qualche fan del genere gotico.
Nelle sale il terzo capitolo del mockumentary di Oren Peli, che a questo giro di giostra si mette alla guida della produzione, e un ritardatario dell’ultima ora, Insidious, diretto dal regista dell’applaudito primo Saw.
Specchietti per allodole?

Paranormal Activity 3 - Locandina

Paranormal Activity 3 - Locandina

Titolo originale: Paranormal Activity 3
Nazione: Stati Uniti
Genere: horror
Anno: 2011

Come prevedibile dal secondo capitolo, dove restava ampio margine per scavare nel passato delle sorelle Katie e Kristi, il terzo film della serie affronta gli eventi antecedenti ai fatti già noti, riducendo la difficoltà realizzativa alla sola ricerca dell’escamotage che giustifichi la forma real-tv. Ci pensano, naturalmente, dei nastri, questa volta VHS registrate dal patrigno delle due bambine, e due registi senza grandi curriculum, Ariel Schulman ed Henry Joost.
Risultato? Solita minestra, nell’accezione non giudicante del termine.

A differenza del precedente episodio, il soggetto è meno ricco, assimilabile al primo (scheda) per linearità, a parte una lieve variazione di trama nell’ultimo terzo, lasciando come unico punto di leva, dunque, la presenza infestante e il rapporto con le bambine, in particolar modo Kristi. Se in Paranormal Activity 2 (scheda) la ripresa cercava la novità, quasi felicemente, in una non esclusiva instabilità a spalla – le telecamere di sorveglianza gestivano l’alternativa -, qui l’unica variatio, interessante ed allo stesso tempo assolutamente mal sfruttata, è quella […]1.
Lo sviluppo segue la struttura, coi relativi difetti e pregi, degli altri due lavori, piena di indizi poco intriganti e di scarso appeal nel primo tempo, ma con una successiva evoluzione che è, poi, il salvabile della pellicola. Molti colpi a vuoto, il riutilizzo delle trovate – pessima idea! – e qualche scivolata – […]2 – abbassano il livello del prodotto rispetto agli altri due capitoli, ma, ciò nonostante, il film offre alcuni buoni momenti che alzano la tensione, soprattutto nella seconda parte, e regalano più di un convincente brivido anche agli esigenti. […]3.

Non c’è troppo da dire su Paranormal Activity 3, ma quel poco è, per chi vi scrive, ancora una volta notabile, contro qualunque critica snob che ne vorrebbe l’affossamento senza mezzi termini. Il film non convince, è vero, ma a tratti spaventa, lo fa discretamente e vi riesce perché non è solo – purtroppo lo è anche – un gioco di rumori, oggetti in movimento e urla distribuite. La tensione che riesce a generare, nei momenti migliori, nasconde abilità superiori al becero trucco da sala degli orrori, capacità al minimo sindacabile ma non dimenticabili in un’onesta valutazione complessiva.
A chi ne conservasse lecitamente dubbi va il consiglio di visione di ESP (scheda), e l’invito a scoprirne, più che le differenze in termini di efficacia, le rispettive sottostanti ragioni di sceneggiatura.
A margine di analisi filmica v’è, infine, la seconda considerazione, di più ampio respiro, ed anche per questo terzo capitolo attuale e constatabile: i sensibili al tema, al di là del palato cinematografico, verranno ancora una volta presi nella rete del terrore, la conferma che nell’operazione Paranormal Activity vi è molto più di quel che sembra.
Che si chiami cinema o altro.

Valutazione: 5.5/10
Spoiler: 9/10


Insidious - Locandina

Insidious - Locandina

Titolo originale: Insidious
Nazione: Stati Uniti
Genere: horror
Anno: 2010

Forte del roboante nome di James Wan, regista del famosissimo ma altrettanto furbo e sopravvalutato Saw, e spalleggiato in produzione dall’autore del primo Paranormal Activity, giunge nelle sale, a distanza di un anno, Insidious, ancora una pellicola su presenze paranormali e infestazioni indesiderate. Narra la storia di una famiglia e degli inquietanti poltergeist che sembrano perseguitarli senza un apparente motivo. Lo troveranno grazie a una medium.

Mai come in quest’ultimo lavoro di Wan, il “buon” giorno è valutabile dal mattino: poco prima della proiezione a caratteri cubitali del titolo, parte una brevissima sequenza fatta da poche immagini e qualche suono da manuale di spettrologia al cinema.
Artigianalità? Classicità? No, nient’affatto. Solo il disastro più assoluto.
Insidious è la prova da museo, una sorta di reliquia didattica, di quanto il soddisfacimento del pubblico in sala non passi necessariamente dal cinema, quanto dalla giostra. L’esigenza dello spettatore non è, in tanti casi, legata al bisogno di una raffinata melodia che lo conduca, nota dopo nota, ad una studiata, sofisticata e palpabile tensione emancipata dalla necessità di un mostro o un effetto spaventoso. Non è, cioè, musica classica ciò che richiede, la quale, anzi, è a rischio morfina per l’utente distratto, bensì un ritmo dance, fatto di gingle, impulsi e iniezioni violente, immediate, non importa quanto ben congegnate rispetto al resto né quanto il risultato di un percorso narrativo fatto di esche. Quel che conta sono le esplosioni, i palloncini che scoppiano quando meno te l’aspetti, dei quali puoi solo valutare livello e qualità del rumore, ma che non hanno indispensabilità di esistere esattamente in quel terreno, anzi adattabili perfettamente in un altro di pari aridità.
Insidious è niente più che il giro nella giostra Il tunnel degli orrori, dove la tensione è legata al fatto che sai che qualcosa scoppierà prima o poi e temi lo faccia quando meno te l’aspetti. La qualità dello scoppio diventa importante per chi cerca altro dai soliti scoppi, ma questo nulla toglie alla sua natura, alla sua pochezza, alla sua ruffianeria e alla sua assoluta indipendenza da tutto il resto, scenografia, percorso del trenino, velocità, materia, luogo e tempo.
Questo è Insidious, il frutto di chi aveva in mente le esplosioni, alcune (pochissime) anche di indiscutibile effetto, e abbia scelto un terreno senza cura per distribuirle in ordine. A riprova, le si estragga mentalmente dal film e si esamini ciò che resta: il vuoto assoluto, sotto ogni fronte (sceneggiatura, direzione, recitazione, colonna sonora, soggetto), un pasticcio sbagliato come capita raramente di vedere. E si soprassiede per pietà e disperazione sul ridicolo involontario di alcune sequenze, in grado di distruggere quel barlume di credibilità e attesa che per overdose la pellicola di tanto in tanto riesce a costruire.

Bisogno di salti sulla poltrona? Accomodatevi pure a guardare Insidious, ma sappiate anche che questo non è cinema. A seguire, visione obbligata di The Others di Alejandro Amenábar e de La habitación del niño di Alex de la Iglesia (scheda).
E se ancora non sarà evidente l’abisso, il rischio è di esserci finiti dentro.

Valutazione: 2/10
Spoiler: 8/10

AltreVisioni

Paris, Texas, W. Wenders (1984) – malinconico road movie. Più grande nell’ultima parte. Palma d’Oro a Cannes ’84 * 7.5

In Stato d’osservazione

Faust, A. Sokurov (2010) – Leone d’oro a Venezia 2011 * 26ott
Pina, W. Wenders (2010) – documentario musicale * 4nov
Il cuore grande delle ragazze, P. Avati (2011) – Festival Internazionale del Film di Roma * 11nov


[…]1 dell’inquadratura stabile e periodica di una videocamera montata sul motore di un ventilatore in rotazione
[…]2 il fantasma col lenzuolo non si può perdonarlo!
[…]3 Finale alla Rosemary’s Baby, che non coglie di sorpresa chi ricorda le scoperte dell’episodio precedente

Horror in sala – Insidie paranormali ultima modifica: 2011-11-07T00:07:18+00:00 da Alessandro Cellamare



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