Non solo il centro, Puglia vulnerabile

Rischio sismico: il Gargano è instabile

La parola al prof. Paolo Monaco, Geologo e ricercatore dell’Università degli Studi di Perugia

Di:

Foggia. Dopo le recenti attività telluriche che hanno scosso lo stivale a cominciare dal sisma del 24 agosto, Salvatore Valletta, presidente regionale dell’Ordine dei Geologi, ha preferito fare subito chiarezza: “Contrariamente a quanto in genere si pensa, la Puglia è regione pericolosa dal punto di vista sismico non solo nelle sue zone più a Nord come Gargano, Capitanata e Subappennino ma anche nel resto del territorio”. Sul web la disinformazione dilaga, spaventa, afferma il falso: dalle correlazioni tra terremoti e le trivelle ad una sfrontata, se non eccessiva, sicurezza della Capitanata e della Puglia. Paolo Monaco, geologo e ricercatore presso l’Università degli Studi di Perugia, risponde ad alcune domande per fare chiarezza sulla questione.

Professore, osservando la mappa di pericolosità sismica possiamo notare come, grazie alla colorazione, risulti piuttosto intuitiva; ma poiché la scienza non è un’opinione, spieghiamola anche ai non-addetti ai lavori.
“La carta della pericolosità sismica qui presente, viene continuamente aggiornata dall’INGV (istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) assieme ai tecnici della Protezione civile e ai geologi di varie istituzioni. Viene continuamente aggiornata in funzione delle nuove faglie che si possono aprire, attivare o riattivare a seconda delle spinte della parte superiore della crosta terrestre (in genere i terremoti vengono detti superficiali entro i 10 km, ma ci possono essere anche terremoti più profondi), e quindi richiede uno sforzo collettivo. In sostanza i colori rosso-arancione (nella nuova versione è stato aggiunto anche il viola ed estese alcune parti dopo i recenti terremoti) indicano le aree a maggior rischio sismico. Vedete che corrono lungo tutta la dorsale Appenninica, dall’Appennino Romagnolo fino alla Calabria e parte della Sicilia. Ovviamente sono stati presi in considerazione anche tutti i moltissimi terremoti storici per aggiornare il rischio sismico. Insomma un lavoro titanico, dove risulta che quasi tutta l’Italia è a forte rischio sismico”.

Le zone a maggior rischio sismico sono quelle a ridosso dell’appennino. Come mai?

“Le zone a maggior rischio sismico si collocano in corrispondenza della catena appenninica in quanto oggi sede di forti fenomeni distensivi. Sostanzialmente ad una fase di compressione intensa di alcuni milioni di anni passati, si assiste oggi ad un fenomeno inverso, di distensione crostale, che è all’origine dei tanti terremoti tipo l’Aquila, Amatrice e Norcia. Tutti e tre questi sismi sono collegati ad un unico grande fenomeno distensivo che si è propagato verso Nord-Ovest. Le cause del perché il tutto si concentri in centro Italia è un fenomeno in parte già conosciuto dai geologi, ma che viene sottoposto a continui e nuovi studi e ricerche, grazie all’uso dei satelliti che permettono di calcolare con precisione i distacchi laterali (in senso orizzontale), da quelli laterali (in senso verticale). L’Appennino è quindi sotto sforzo ed è da molti anni in tensione; la tensione si scarica periodicamente attraverso i terremoti appunto, con rottura di faglie, generazione di onde di energia causa di danni forti e frequenti”.

Fonte: Geological Society of America Bulletin (http://gsabulletin.gsapubs.org/)

Fonte: Geological Society of America Bulletin (http://gsabulletin.gsapubs.org/)

Su Facebook, dove si occupa di divulgazione, ha recentemente postato questa immagine; cosa sta succedendo allo stivale?

“La figura in questione è interessante. Ci fa vedere molto bene la fascia detta Uppercrostal normal fault belt, dove si vede il punto rosso sede dei forti ultimi terremoti distensivi. La fascia sopracrostale a faglie normali o dirette, questa la traduzione per i non addetti ai lavori, indica delle faglie distensive, nozioni che si imparano dalla scuola superiore. Una faglia normale è una faglia distensiva che produce una parte che per allargamento cede e si abbassa. E’ il caso proprio accaduto in centro Appennino. Un sistema che guarda caso è proprio allineato alla dorsale Appenninica, un settore che geologicamente era prima in compressione ed ora è andato in distensione. Se guardate la figura vedete che a nord esiste una linea tratteggiata che indica il fronte compressivo, quello per intenderci che arriva fino in Emilia dove avemmo il terremoto che conoscete. Vedete che si parla di litosfera, che è il settore superiore della crosta posta al di sopra di quella che noi geologi chiamiamo astenosfera, e che è sede di movimenti convettivi del mantello superiore. Quindi la litosfera (lithos= roccia) è quella soggetta a maggiori spinte e fratturazioni (faglie). Le frecce anche sono importanti perché indicano il verso del movimento della litosfera, nei vari settori. Sostanzialmente il processo distensivo è molto lungo, iniziato da direi almeno un paio o giù di li, di milioni di anni, e quindi nulla di nuovo. Sostanzialmente assistiamo oggi ad un fenomeno già accaduto nella Toscana tirrenica diversi milioni di anni fa, ed ora migrato più ad est verso il centro Italia appenninico”.

PH INGV

PH INGV

A seguito dei recenti eventi tellurici si è creato un vulcano di fango. Ci spiega questo fenomeno?

“I vulcanelli di fango possono essere di vari tipi. Quelli a cui si riferisce, osservati ad esempio a Fermo nelle Marche, si creano spesso in concomitanza di eventi sismici. Sono una quasi normale e ricorrente attività in superficie dovuta alle spinte sotterranee. Quando si produce liquefazione dei sedimenti argillosi posti in profondità, le argille plastiche si possono catapultare verso la superficie alimentate da acqua e vari tipi di gas quali metano, biossido di zolfo e biossido di Carbonio (la famosa CO2), rimessi in circolo dalle faglie e dall’energia liberata dai sismi. Le serie contenenti argille sono molto comuni in quella che conosciamo essere la Sequenza sedimentaria Umbro-Marchigiano-Sabina, depositatasi in circa 250 milioni di anni, costituita da rocce competenti (che si fratturano e micro-fatturano) e da rocce incompetenti, per lo più argille ed evaporiti (sali, solfati eccetera), interposte ad esse. E’ da queste ultime che si muovono le argille plastiche, liquide, a volte anche riscaldate, a formare i vulcanelli di fango”.

Sul web parlano sciaguratamente di correlazione tra terremoti e trivelle; ma è proprio vero?
“A mio parere non vi è alcuna relazione qui da noi in Italia. Il metodo di estrazione in Adriatico e in altre parti non è invasivo, non frantuma intere porzioni di crosta come alcuni erroneamente credono, ma semplicemente pompa dal basso verso l’alto gli idrocarburi presenti in quelle che si chiamano comunemente rocce serbatoio, le cosiddette trappole geologiche dove gli idrocarburi si concentrano. Badate bene, non sono cavità o caverne come qualcuno erroneamente crede. Non si possono generare dei “laghi” sotterranei che una volta svuotati crollano. Questo è semplicemente assurdo e ridicolo. Gli idrocarburi permeano i singoli pori delle rocce porose (o micro-fratturate) e non si formano in cavità sotteranee, perche queste non possono esistere, date le fortissime pressioni in profondità dovute alle rocce strettamente saldate tra di loro. Quindi non vi è relazione tra estrazione e terremoti. Negli Stati Uniti sono in voga dei nuovi metodi che fratturano le rocce per accedere alle vene più piccole (Fracking), a detta di alcuni potenzialmente pericolosi soprattutto per l’inquinamento, ma non è il nostro caso”.

Il Gargano si trova in fascia verde; possiamo considerarci perennemente al sicuro?

Il Gargano ha una geologia molto complessa ed è un punto abbastanza instabile, e lo vedete dalle due faglie in figura in alto, mentre è sensibilmente molto più stabile la parte a sud comprendente gran parte delle Puglie, in quanto facente parte della litosfera Adria, ovvero una microplacca stabile (secondo alcuni geologi collegata alla grande placca Africana, secondo me invece staccata da essa come una microplacca relitta, in via geologica di distruzione, ovviamente nei futuri milioni di anni).

Nei pressi di Manfredonia (Foggia), verrà installato un grosso distributore di GPL (EnerGas), in particolare nei pressi della località Santo Spiriticchio, a ridosso della SS89; nonostante il rischio sismico sia minimo, un impianto del genere potrebbe risultare pericoloso in caso di calamità naturali come un sisma?
“Per rispondere a questa domanda possiamo riferirci a quanto detto sopra circa estrazioni e rischio sismico. Per quel che riguarda lo scatenarsi di un sisma proprio li vicino e gli effetti che esso potrebbe causare al distributore, ai danni relativi ad inquinamento e alla popolazione, non sono in grado di rispondere. Regione, Comuni e Protezione Civile, hanno le strutture e le competenze più adeguate a monitorare e prevenire ogni tipo di rischio. Va ribadito però che in ogni caso i terremoti non si possono prevedere né nel tempo né nel luogo in cui avverranno. Contrariamente a certi pseudo-scienziati o falso-scienziati che dicono il contrario. Basiamoci solo sulla Scienza e la Ricerca geologica”.

(A cura di Antonio Piazzolla, Foggia 07.11.2016)



Vota questo articolo:
2

Commenti


  • Manfredolandia

    Energas e servitù’ locale debbono rassegnarsi.


  • Manfredonia e il suo declino dovuto ai falsi politici

    Falso: Le trivellazioni sono eccome causa di terremoti.Molti hanno venduto l’anima al diavolo.Ma tanto lo stiamo vedendo e tutti , escluso nessuno, paghera’ le conseguenze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati