Cronaca

Molfetta, recuperato esemplare di granchio blu

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Granchio Blu (St)

Bari – INSOLITO ritrovamento nei pressi di Cala San Giacomo. Nei giorni scorsi, alcuni pescatori hanno recuperato un esemplare di Callinectes sapidus, ossia un granchio blu. Lo stupendo esemplare è stato consegnato al Centro di Recupero Tartarughe Marine per l’identificazione. Si tratta di una femmina di Callinectes sapidus (blue crab, granchio blu), crostaceo decapode della famiglia dei Portuniti.

La specie, che vive lungo le coste atlantiche dell’intero continente americano, spingendosi anche lungo i corsi dei fiumi poiché è in grado di tollerare salinità inferiori al tre per mille, misura fino a 10 cm di lunghezza e 20 di larghezza. Presenta un corpo di forma ellittica, con due spuntoni ai due lati del corpo e margine anteriore seghettato, zampe piuttosto allungate. Ha un’ampia valenza ecologica, efficiente predatrice di pesci, molluschi e crostacei, si nutre anche di animali morti. É stata accidentalmente introdotta in numerose altre parti del mondo come Mare del Nord, Mar Nero e Mediterraneo, tramite le acque di sentina delle grandi navi da carico.

Il ritrovamento di Callinectes sapidus viene segnalato per la prima volta in Europa nel 1900, lungo le coste atlantiche francesi (Bouvier, 1901) e successivamente lungo quelle olandesi (Hartog & Holthuis, 1951) e danesi (Wolff, 1954). Il primo esemplare per la Laguna di Venezia è stato, invece, raccolto l’8.10.1950 (Giordani Soika, 1951), anche se venne erroneamente identificato come Neptunus pelagicus (L.); la corretta determinazione risale al 1993, dopo i rinvenimenti per la Laguna di Venezia relativi a due individui maschi ed effettuati nel 1991-1992 (Mizzan, 1993). Il granchio blu è stato segnalato anche nel Golfo di Genova (Tortonese, 1965), in Sicilia nel 1970 (Cavaliere & Berdar, 1975), Livorno (Bisconti & Silvi, 2005), Lecce (Gennaio & al., 2006) e Ravenna (Scaravelli & Mordenti, 2007).

Per Pasquale Salvemini, responsabile del Centro di Recupero Tartarughe Marine di Molfetta «si tratta di un ritrovamento di assoluto rilievo per la nostra città e per la costa dell’Adriatico, se si considera che su tutto il territorio nazionale sono rarissimi i casi di individuazione di tale crostaceo. Non solo, dimostra come il cambiamento delle condizioni climatiche e l’aumento della temperatura dell’acqua marina facilitino, in questo caso, le migrazioni accidentali di specie alloctone. Non si può escludere, comunque il suo arrivo a Molfetta ad opera della draga che ha operato i lavori del nuovo porto o di navi mercantili o, ancora, per il passaggio di grandi navi traghetto». Va evidenziato che, pur trattandosi di una specie colonizzatrice, non dovrebbe diffondersi In Italia poiché, in realtà, le femmine si accoppiano una sola volta nell’arco della loro vita (subito dopo la muta) e delle uova deposte solo due o tre giungono a maturazione.


Redazione Stato



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