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"Sarà mica diventato inusuale e di cattivo gusto voler quantificare in moneta il sudato lavoro?"

Manfredonia, “Lavoro ben pagato…qual disio!”


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Manfredonia, 07 dicembre 2017. “Collaborazione non retribuita”, “Siamo in fase d’avvio, per ora non c’è possibilità di guadagno”, “E’ un periodo di prova…gratuito”: queste ed altre simili risposte si ricevono inviando la propria candidatura per eventuali lavori o meglio ‘lavoretti’ alla ‘guard a man’ (cit. Troisi).

Accade soprattutto ai più giovani, a chi si accinge alla ricerca di un impiego più o meno duraturo; è la spiazzante e tragicomica realtà che si dipana dinanzi quotidianamente e con cui fare i conti.

Oramai è scontato richiedere prestazioni lavorative senza vedere poi il becco di un quattrino, come se il compenso fosse diventato una chimera o peggio qualcosa da elemosinare quasi ‘vergognandosi’ di chiederlo; nei colloqui di lavoro si viene informati (alla meno peggio) delle mansioni da svolgere, delle ore lavorative, girano e rigirano il tuo cv fra le mani ma quando arriva il momento di svelare il ‘lauto compenso’, ‘ogne lingua devèn, tremando, muta’ e il tutto viene rimandato ad una seconda occasione.

Perché? Perché non aggiungere questa ulteriore, fondamentale informazione? Sarà mica diventato inusuale e di cattivo gusto voler quantificare in moneta il sudato lavoro?

Ancor più inquietante ed inusuale si fa la situazione se trasposta nel Mezzogiorno, nella Capitanata, a Manfredonia: sguardi che ti fulminano alla domanda ‘ma quale sarebbe il compenso?’, trattare ai limiti del ridicolo quasi si chiedesse la Luna; è ormai così difficile comprendere che è semplicemente una sacrosanta richiesta, conseguenza naturale della prestazione eseguita? Pare di sì, si è arrivati a questo.

E’ di giorni, ad onor di cronaca, la notizia balzata da un tg ad un altro, di un’azienda produttrice di trattori della provincia di Padova che cerca personale con uno stipendio minimo di 1590 euro mensili ma che non (riuscirebbe ad assumere,ndr) operai perché nessuno si (sarebbe presentato,ndr) ai colloqui…anche qui ci sta un bel ‘ma perché?’; le risposte potrebbero essere tante: mancanza di soggetti specializzati in questo tipo di mansione, questo lavoro non fa ‘figo’, molti sono i giovani laureati che sono alla ricerca di qualcosa d’altro magari più attinente agli studi svolti, etc…

Resta comunque il fatto che 70 stipendi da 1590 euro al mese (sarebbero,ndr) in attesa.

Questo ovviamente rappresenta l’eccezione che conferma la regola perché nonostante le infinite specializzazioni dei più giovani, nonostante gli sfiancanti spostamenti alla ricerca di una dimensione più a misura d’uomo, ‘il posto fisso’, ‘la stabilità economica’, ‘devi farti una famiglia’, ‘investire nel mattone’ restano ancora miraggi lontani da inseguire in un deserto senza orizzonti com’è quello del lavoro (giustamente retribuito) in Italia, ahimè, ancor peggio nel Sud Italia.

A cura di Libera Maria Ciociola, Manfredonia 07.12.2017

Manfredonia, “Lavoro ben pagato…qual disio!” ultima modifica: 2017-12-07T12:43:12+00:00 da Libera Maria Ciociola



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