Cinema

Le idi di marzo – G. Clooney, 2011


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da sinistra: Evan Rachel Wood, George Clooney, Marisa Tomei

da sinistra: Evan Rachel Wood, George Clooney, Marisa Tomei (fonte: marieclaire.it)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: The Ides of March
Nazione: Stati Uniti
Genere: drammatico

DALLA data di uscita (16 dicembre 2011) è ancora disponibile in poche sale l’ultimo lavoro di George Clooney regista, in concorso all’ultima edizione del Festival di Venezia. Chiacchierato, come ormai ogni suo nuovo film, Le idi di marzo narra i dietro le quinte di una corsa alla presidenza americana, per la quale Mike Morris (interpretato dallo stesso George Clooney) rappresenta il Partito Democratico alle primarie. Il suo portavoce resterà coinvolto nelle guerre di accordi e slealtà in nome della vittoria.

Basato sul lavoro teatrale Farragut North di Beau Willimon, sceneggiato e prodotto dal factotum Clooney, Le idi di marzo si presenta come un pacato film di intrighi politici, che ha l’immediato merito di mettere alle spalle la moda frenetica di molta moderna cinematografia drammatico-politica a chiave thriller e di ricalcare le orme di un certo stile anni 70, ponendo maggior cura alle dinamiche psicologiche e interpretazioni rispetto ai labirintici risvolti di trama o colpi di scena. Sul fronte contenutistico racconta poco di nuovo, ma è fin troppo palese non esserne intenzione registica, mentre sull’aspetto formale è confermata ancora una volta la determinazione di George Clooney di ritagliarsi una fetta nell’olimpo degli autori d’ispirazione classica. Gli interpreti sono tutti di primo livello e spiccano i nomi assodati di Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman, mentre veleggiano o concorrono per l’attestazione Ryan Gosling, Evan Rachel Wood e molti altri.

Le idi di marzo - Locandina

Le idi di marzo - Locandina

Film riuscito? Sì, se si assume che lo scopo fosse brillare, per contrasto, con il resto della produzione realizzando un manufatto classico senza pretese, un buon lavoro di squadra e un piacevole intrattenimento da salotto. Fuori da questi propositi il film non esce e se ne spiega con difficoltà la partecipazione a Venezia nonostante la lieve veste autoriale. Le idi di marzo sembra, pur nella sua valida fattura, un film che non osa, non rompe, non travolge. Quel che dice lo dice bene, ma non lo rende necessario né memorabile e ha l’ulteriore demerito di mostrare costantemente quel che gli manca, questa volta proprio per confronto con quella stessa classicità di cui si ammanta. Rispetto a questo mondo appaiono chiare le sue lacune, non tanto sul fronte della sceneggiatura, ben calibrata, quanto delle interpretazioni e della regia, tutte sottotono, non all’altezza non solo dei riferimenti ispiratori ma delle stesse capacità.
I grandi attori del cast recitano bene, ma chi ne conosce la storia conosce anche le rispettive performance del passato, non potendo fare a meno di constatare nel film solo un esercizio di routine che vince contro gli altri ma non contro se stessi. Ryan Gosling, star nascente nei fatti solo dopo Drive (scheda), prova ad adattare il suo personaggio al proprio stile recitativo preferito, molto pacato, ai limiti della piattezza espressiva, ma l’operazione non funziona: appena sembra aver creato un originale disegno per un manager politico, ci si accorge del suo tentativo di far di necessità virtù, del suo non saper andare, quando serve, oltre quella figura immota che è stata vincente in Drive e risulta abusata e non sempre funzionale nel suo nuovo ruolo. Lo stesso George Clooney, nell’arco della sua carriera da attore, ha mostrato più carattere e personalità di quanto se ne veda questa volta, poco più perdonabile degli altri per il ruolo secondario.

Le idi di marzo
non è un film imperdibile e sazia solo chi entra in sala col pregiudizio di vederne un autore – e forse neanche tutti. E’ una conferma della direzione di Clooney, è una deliziosa conferma che piace al cinefilo, ma non è un passo avanti, solo un buon riscaldamento per la scalata all’olimpo.
Premio Brian a Venezia: altro enigmatico e sospettoso tentativo di fare un monaco dall’abito.

A partire dalla 63ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2006, l’UAAR ha istituito un riconoscimento che intende premiare «un film che evidenzi ed esalti i valori del laicismo, cioè la razionalità, il rispetto dei diritti umani, la democrazia, il pluralismo, la valorizzazione delle individualità, le libertà di coscienza, di espressione e di ricerca, il principio di pari opportunità nelle istituzioni pubbliche per tutti i cittadini, senza le frequenti distinzioni basate sul sesso, sull’identità di genere, sull’orientamento sessuale, sulle concezioni filosofiche o religiose».
(fonte: Wikipedia Italia)

Valutazione: 7/10
Spoiler: 7/10

AltreVisioni

Le colline hanno gli occhi 2, M. Weisz (2007) – paccottiglia slaher senza motivo di esistere: poco cinema, gore già visto * 3
After.Life, A. Wojtowicz-Vosloo (2009) – gradevole thriller macabro/fantastico con poca verve e originalità. Mancato * 6
Cargo, I. Engler & R. Etter (2009) – fantascienza sofisticata per atmosfera e materia. Quasi una perla * 6.5

In Stato d’osservazione

J. Edgar, C. Eastwood (2011) – Eastwood e Di Caprio in un biografico * 4gen
L’era legale, E. Carla (2011) – mockumentary fantastico su Napoli * 13gen
Non avere paura del buio, T. Nixey (2010) – horror fantastico sceneggiato da Guillermo Del Toro * 13gen
Shame, S. McQueen (2011) – in concorso a Venezia 2011 * 13gen
La chiave di Sara, G. Paquet-Brenner (2011) – film d’autore? Forse * 13gen
L’ora nera, C. Gorak (2011) – fantascienza/horror in attesa da mesi * 20gen

Le idi di marzo – G. Clooney, 2011 ultima modifica: 2012-01-08T10:56:54+00:00 da Alessandro Cellamare



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