Lavoro

Lavoro, Istat: disoccupazione giovanile, top da ’77: 41.6%

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(Ph: vanityfair)

Roma – SECONDO i dati resi noti oggi dall’Istat, il tasso di disoccupazione a novembre si attesta al 12,7% in crescita rispetto al 12,5% registrato a ottobre. Ma il dato più allarmante è quello della disoccupazione giovanile che è cresciuto ancora, arrivando al 41,6% in aumento di 0,2 punti rispetto a ottobre. E’ il tasso più alto dall’inizio delle serie storiche iniziate nel 1977, ovvero è il tasso più alto di sempre.

Per il Codacons questi dati drammatici sono angoscianti per tutti i disoccupati che stanno cercando un posto di lavoro e che vedono sempre più ridursi le loro speranze.

Per l’associazione di consumatori questi dati sono la triste dimostrazione che quanto fatto finora per aiutare le imprese, fin dal decreto Salva Italia, sotto forma di riduzioni di Irap, di aiuti alla crescita economica (Ace), di modifica dell’art. 18 e delle regole del mercato del lavoro, di incentivi per assumere giovani, non sono serviti a nulla. Così come, purtroppo, non servirà a niente la riduzione del cuneo fiscale.

Il costo del lavoro e le troppe tasse, infatti, sono certo un problema importante per le imprese, ma non tanto quanto la mancanza totale di ordinativi. Fino a che le imprese non avranno il Lavoro, quello con la L maiuscola, ossia fino a che non torneranno a vendere i loro prodotti alle famiglie, non ci sarà alcuna speranza di uscita dal tunnel della crisi, salvo per le poche imprese che puntano sulla domanda estera ed esportano i loro prodotti.

Insomma la soluzione dei problemi delle imprese ci sarà solo con la soluzione dei problemi delle famiglie ridotte sul lastrico e costrette a ridurre al minimo i loro consumi, soluzione che non può certo arrivare fingendo di abbassare una tassa come l’Imu, per poi riprendersi i soldi due volte, una con l’Iva che, non a caso, ha 4 miliardi di gettito come l’Imu, ed una con la Tasi, magari innalzando ulteriormente l’aliquota massima, già oggi superiore alla minima dell’Imu sulla prima casa, 0,2%, senza contare che anche con l’aliquota della Tasi allo 0,25% in moltissimi casi si supera l’Imu sulla prima casa con l’aliquota base allo 0,4%, viste le vecchie detrazione di 200 euro e di 50 euro a figlio. Insomma non si può fare il gioco delle 3 carte con Imu e Tasi, non si può restituire l’Imu con la sinistra e riprendersi i soldi, attraverso la Tasi, con la mano destra.

L’aliquota massima deve restare allo 0,25% detrazioni comprese, detrazioni che devono in parte essere fissate anche dal Governo e non solo dai comuni, se il Governo vuole davvero rispettare la promessa fatta agli italiani che la Iuc avrebbe avuto un gettito inferiore alla somma tra Imu e Tares.

Redazione Stato



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