ManfredoniaRicordi di storia
Il riferimento è all’eccidio compiuto l’8 marzo 1905

8 marzo, ‘ricordo’ rivolta anti-tasse a San Marco in Lamis

"Sommossa che causò tredici feriti tra le forze dell’ordine e 18 tra i manifestanti"

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San Marco in Lamis. L’8 marzo non solo festa “in rosa”, ma anche ricordo di una sommossa popolare, come tante altre compiute nel Promontorio, contro la politica fiscale del tempo, che tassa i consumi, sorvolando sulle rendite parassitarie dei grandi proprietari terrieri, che spadroneggiano negli Enti locali, in virtù del diritto limitato di voto. Il riferimento è all’eccidio compiuto l’8 marzo 1905, un “eccidio ignorato” e trattato finora solo marginalmente dalla storiografia ufficiale e dalla saggistica sulla questione meridionale.

Allora le maggiori entrate comunali, come in gran parte accade anche oggi per volontà del Governo centrale, erano costituite dalla cosiddetta “cinta daziaria” e tasse varie che gravavano esclusivamente sulla povera gente. Era il sistema impositivo di un “Comune chiuso”, chiuso alla concorrenza e allo scambio delle merci, specie se alimentari.

Sommossa che causò tredici feriti tra le forze dell’ordine e 18 tra i manifestanti, soprattutto donne, di cui quattro periranno nei giorni successivi per le ferite da arma da fuoco. A sottolineare l’importanza dell’avvenimento ci aveva pensato qualche decennio fa l’ex sindaco Michele Galante, con la pubblicazione di un libro sul tema. Si tratta de “L’eccidio ignorato a San Marco in Lamis: 8 marzo 1905”, prefazione di Luigi Masella, Edizioni dal Sud, 2000. A giudizio di molti, quello di Galante è da ritenersi uno studio ben riuscito ed originale che ha fortuna sotto vari aspetti ancora oggi. In primo luogo perché l’autore, attraverso una certosina ricerca e rivisitando con acume ad uno ad uno luoghi e protagonisti, ha saputo presentarci sotto una nuova luce l’episodio, inquadrandolo organicamente, come un preciso tassello, nel vasto e contraddittorio panorama delle lotte operaie e contadine nel Sud nel corso del decennio a cavallo tra XIX e XX secolo, meglio noto come periodo giolittiano. Con questo libro Galante -secondo altri- ha dimostrato ancora una volta che la storia è la sintesi-vita di un popolo e non solo quella dei grandi personaggi, riuscendo appieno a fare emergere il nesso intercorrente tra micro e macrostoria.

Lo avrebbe aiutato nella fatica, si è detto, non tanto il possesso di una penna facile e di un linguaggio piano e comprensibile, quanto la messa in campo e a frutto della sua lunga e pregnante esperienza politico – amministrativa e della sua cultura di sinistra, cioè la conoscenza di tutte le “questioni meridionali”, acquisita attraverso lo studio di una bibliografia specializzata e l’esame diretto delle fonti. E’ insomma un libro succoso che si fa leggere volentieri, alla pari e forse più delle altre pubblicazioni precedenti come: “Criminalità e illegalità in Capitanata”, 1992; “Parco Nazionale del Gargano. Il difficile avvio”, 1997, entrambi per gli stessi tipi; infine: “Cari Sammarchesi d’Australia”, 2000; “Dalla Repubblica all’assassinio di Moro”, Sudest, 2009; “Quel filo rosso di Puglia”. Sudest, 2007; “Dizionario del dialetto di San Marco in Lamis” (autore assieme alla sorella Grazia), 2006. Il volume in parola presenta, peraltro, le caratteristiche di un lavoro organico e scientifico che potrebbe avere una interessante e risonante valenza nell’ambito della pubblicistica sul meridionalismo.

(A cura di Antonio Del Vecchio)

8 marzo, ‘ricordo’ rivolta anti-tasse a San Marco in Lamis ultima modifica: 2015-03-08T18:04:25+00:00 da Redazione



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