Manfredonia
Ancora oggi fra le commedie eduardiane meno rappresentate

“La Grande Magia”, la disillusione di Eduardo secondo Sparno

Adattamento diretto e interpretato da Rosario Sparno con Luca Iervolino e Antonella Romano

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Manfredonia – Anche un testo di Eduardo De Filippo ad arricchire la stagione di prosa del Teatro Comunale Lucio Dalla. Non l’Eduardo popolare, comico e commuovente di Filumena Marturano e Napoli Milionaria, ma quello avanguardista, disilluso e “pirandelliano” de La Grande Magia. La piece, scritta nel 1948 e rappresentata per la prima volta nei primi anni Cinquanta, essendo forse troppo all’avanguardia per l’epoca, non riscontrò il gusto del pubblico, per questo ancora oggi è fra le commedie eduardiane meno rappresentate.

A Manfredonia è stata riproposta ieri sera nell’adattamento diretto e interpretato da Rosario Sparno con Luca Iervolino e Antonella Romano. E’ la storia del “professor” Otto Marvuglia, prestigiatore mediocre che per sbarcare il lunario gira gli alberghi e le fiere assieme all’ assistente/moglie Mariannina in arte Zaira, tenendo uno spettacolo di magia tutt’altro che originale. Un giorno presso un fantomatico hotel Metropolitan, Marta Di Spelta, moglie insoddisfatta del gelosissimo Calogero, convince il mago a fingere un gioco di prestigio per farla “sparire” giusto il tempo di un incontro clandestino col suo amante. Il mago, che finalmente ha la possibilità fare una grande magia ad effetto, acconsente, ma una volta sparita, Marta decide di non tornare più e fuggire con l’amante liquidando Marvuglia con una lettera.

Il gelosissimo Calogero di Spelta, che è ormai diventato l’argomento di gossip preferito dagli avventori dell’albergo, ben presto bussa alla porta del mago Marvuglia reclamando sua moglie. Il prestigiatore consegna all’uomo una scatola di latta: Marta è rinchiusa lì dentro, ma solo se il marito la aprirà con fiducia di trovarla, ella riapparirà, altrimenti il “gioco” potrebbe durare per sempre. Calogero, come un personaggio pirandelliano ci appare allora combattuto fra la razionalità, che gli impedisce di credere alle illusioni e l’incapacità di affrontare la realtà: sa benissimo che Marta non è nella scatola, ma allo stesso tempo non vuole aprirla, perché ciò significherebbe ammettere e affrontare il tradimento e l’abbandono di lei.

Incapace di reagire Calogero giunge alle soglie della follia diventando tutt’uno col gioco. Passano gli anni, ma incentivato anche dal mago, si convince che quella del tempo che passa è solo un’illusione. Quando si deciderà ad aprire la scatola capirà che è passato solo il tempo necessario al gioco di prestigio…deve solo trovare abbastanza fiducia.

Un giorno, dopo quattro anni di gioco è quasi convinto di averla trovata e si decide ad aprire la scatola, in più Marta è tornata e Marvuglia è pronto per porre fine al più riuscito dei suoi esperimenti: porta Marta da Calogero, ma purtroppo lo fa un momento prima che lui apra la scatola: quella donna quindi non può essere Marta. Per Calogero Marta rimarrà per sempre lì, fedele e innamorata in una scatola che non sarà mai più aperta. L’illusione vince su una realtà che non siamo capaci di gestire, ed il teatro, casa dell’illusione per antonomasia, è il posto migliore per ribadirlo.

(A cura di Annapina Rinaldi – Redazione Stato@riproduzioneriservata)

“La Grande Magia”, la disillusione di Eduardo secondo Sparno ultima modifica: 2015-03-08T21:00:11+00:00 da Annapina Rinaldi



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