Manfredonia
Presentazione del libro, nell'Auditorium Palazzo dei Celestini di Manfredonia, il prossimo sabato 28 Marzo alle ore 18

‘Il buco degli scorpioni’, libro postumo Vincenzo Di Lascia

"E’ un libro che trascina il lettore nella realtà di un piccolo borgo, scosso dalla guerra, per immergerlo assieme all’io narrante dell’autore"

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Manfredonia – ”C’è in Tonio un desiderio di infanzia disillusa prima dell’arrivo della ma¬turità, quest’ultima segnata dalla metafora della guerra che ha indurito anche l’animo più nobile. Tonio ha un desiderio di ritorno all’infanzia, infanzia dalla quale ognuno di noi vorrebbe in realtà sempre uscire ma che mai ne esce da noi”. Così Rita Morlino, nipote e curatrice del libro postumo da poco pubblicato, dello scrittore Vincenzo Di Lascia, “Il buco degli scorpioni”.

Presentazione del libro, nell’Auditorium Palazzo dei Celestini di Manfredonia, il prossimo sabato 28 Marzo alle ore 18.00, con la partecipazione dei figli dell’autore e la collaborazione di sua nipote Rita Morlino.

TRAMA LIBRO (a cura di sua nipote Rita MORLINO). ”Il buco degli scorpioni è un romanzo il cui fulcro non vuole essere il racconto in sé ma il pensiero filosofico dello scrittore, alla cui ricerca e studio, Vincenzo Di Lascia ha dedicato tutta la sua esistenza.

E’ un libro che trascina il lettore nella realtà di un piccolo borgo, scosso dalla guerra, per immergerlo assieme all’io narrante dell’autore, nella fitta ragnatela di personaggi che si affacciano vivaci sulla scena. Uno sguardo particolarmente caro è rivolto al protagonista, Tonio, dietro cui si cela sicuramente l’autore, un adolescente tormentato dal tema dell’esistenzialismo filosofico più puro, il quale decide di vivere una vita in penombra, come uno scorpione rintanato nel suo buco, per poter trar¬re l’ispirazione giusta dalla scrittura e dalla recitazione dei versi poetici. Il tutto, sempre cercando lo sguardo del lettore anche più disattento, al quale chiede comprensione per la sua incapacità di amare proprio come si vorrebbe dalle migliori trame.

C’è in Tonio un desiderio di infanzia disillusa prima dell’arrivo della ma¬turità, quest’ultima segnata dalla metafora della guerra che ha indurito anche l’animo più nobile. Tonio ha un desiderio di ritorno all’infanzia, infanzia dalla quale ognuno di noi vorrebbe in realtà sempre uscire ma che mai ne esce da noi”.

BREVI CENNI BIOGRAFICI. Vincenzo Di LASCIA (1918 -2002) poeta, scrittore e critico letterario, nasce a Rocchetta Sant’Antonio il 15.11.1918, e vive gran parte della sua vita a Manfredonia (Foggia). Figlio di un’antica e nota famiglia di farmaci¬sti di Rocchetta (suo padre, Nobile Di Lascia, conosciuto nel paese anche per la sua stretta amicizia con Benedetto Croce, autore di di¬versi manoscritti, tra cui, Francesco De Sanctis: Il critico, 1938; Momenti di vita italiana, 1938; 21 aprile: Natale di Roma, 1948), in¬traprende con dedizione gli studi umanistici, inseguendo da subito la propria vocazione per la scrittura. Laure¬atosi in Lettere e Filosofia a Roma, insegna in scuole di ogni ordine e grado. Cugino della nota scrittrice Mariateresa Di Lascia (1954 -1994),(Passaggio in ombra, Premio Strega, 1995), collabora a nu¬merosissime riviste e a giornali di ogni genere, nazionali ed esteri (Tempo Presente, La fiera letteraria, Paragone, l’Ariete, Prometeo, l’Arenaria, la Procellaria, Silarus, Kursaal, il Times Literary Supple¬ment, Poetry Review e Poetry London).

Spentosi silenziosamente nella sua casa a Manfredonia (17.01.2002), particolarmente significativo sarà l’omaggio reso alla figura del “maestro” Di Lascia (così veniva chiamato dai suoi estimatori) dal¬la regista sipontina, Anna Rita Caracciolo, con il cortometraggio, L’uomo che scriveva nell’ombra: Vincenzo Di Lascia (interpretazione a cura dell’attore Gerardo Placido, 2009), per il festival “Corto e cultura nelle mura di Manfredonia”, al cui scrittore sarà anche dedicato (dalla III edizione) il Premio nazionale per la miglior sce-neggiatura inedita nel cortometraggio.

“Uomo del Sud che scriveva nell’ombra, portato alla luce con uno dei suoi tanti libri inediti e postumi rimasti silenziosamente nei cassetti per anni”. Così i suoi figli con la preziosa collaborazione di sua nipote Rita Morlino, curatrice del manoscritto, hanno deciso di dar voce e colore almeno al suo primo romanzo scritto nel lontano 1973. “Lavoro arduo di forte intensità emotiva. Un testo complesso intessuto di filosofia e cultura, impegnato e da leggere con attenzione”.

Redazione Stato



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