Economia
"I primi (tassi d’interesse nominali) sono i tassi definiti contrattualmente tra le parti di un attocontratto"

Cosa sono i tassi d’interesse negativi?

"Cosa succederebbe se il rendimento nominale del generico BTp utilizzato nell’esempio precedente scendesse all’1%? "


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Ritorna l’appuntamento con l’in-formazione de La Settimana Economica. Oggi entreremo più nel dettaglio di una delle conseguenze della forte (e artificiosa) contrazione dei tassi d’interesse sui titoli obbligazionari (soprattutto quelli governativi dell’area euro). Entrato pienamente in funzione il Quantitative Easing della BCE, dopo quanto già fatto in numerosi altri Paesi (con la FED negli USA, la Bank of Japan in Giappone e la Bank of England in Gran Bretagna, solo per citare alcuni casi), le conseguenze sulla curva dei tassi d’interesse non hanno tardato ad arrivare.

Prima di parlare dell’oggetto del presente articolo, i tassi d’interesse negativi, è necessario comprendere preventivamente la distinzione esistente tra i tassi d’interesse “nominali” e quelli “reali”. I primi (tassi d’interesse nominali) sono i tassi definiti contrattualmente tra le parti di un atto\contratto. I secondi (tassi d’interesse reali) sono quelli calcolati al netto del tasso d’inflazione in essere ad una determinata data. Proviamo a capirne di più attraverso un semplice esempio numerico: ipotizziamo di essere in possesso di un generico BTp (Buono del Tesoro poliennale dello Stato Italiano) che garantisce una cedola fissa con un tasso d’interesse nominale del 3%; ipotizzando un tasso d’inflazione del 2%, il rendimento reale – inteso come rendimento al netto della perdita di potere d’acquisto (causata dall’inflazione), e al lordo della tassazione – sarà pari all’1% (3% – 2%). Pertanto, un rendimento “positivo” dell’1%.

Cosa succederebbe se il rendimento nominale del generico BTp utilizzato nell’esempio precedente scendesse all’1%? Ipotizzando un tasso d’inflazione costante ed uguale a quello dell’esempio precedente (pari al 2%), emergerebbe un tasso d’interesse negativo dell’1% (1% – 2%).

Compresa questa prima tipologia di tassi negativi, è importante osservare come i mercati obbligazionari del 2015 (in realtà alcune “avanguardie” erano già presenti da qualche anno) siano caratterizzati da tassi d’interesse negativi anche di tipo nominale. Materialmente, stiamo osservando come esistano tipologie di “investimento” che prevedano un tasso d‘interesse negativo – definito contrattualmente – prima ancora di essere depurato dalla componente reale (inflazione). In sostanza, l’investitore sarà disposto a “pagare” la controparte alla quale affida i propri capitali in cambio della “custodia” degli stessi.

(A cura di Leonardo Taronna, seguimi su Twitter => www.twitter.com/TaronnaL – Seguici anche su Facebook => www.facebook.com/lasettimanaeconomica)

Cosa sono i tassi d’interesse negativi? ultima modifica: 2015-04-08T14:46:15+00:00 da Leonardo Taronna



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    MI fa piacere che il Dott. Taronna, si sia soffermato ad illustrare, correttamente, la differenza tra tassi d’interesse nominali, che appunto non considerano l’inflazione, e reali che tengono conto delle variazioni “previste” nel livello dei prezzi (l’inflazione), in modo da esprimere più esattamente l’effettivo costo di un prestito e/o l’effettivo rendimento di un investimento in strumenti finanziari.
    Il tasso di interesse reale, aggiustato per le variazioni attese nei prezzi, dicesi tasso d’interesse reale “ex ante”. Questo tasso viene considerato fondamentale nelle decisioni economiche di investimento e/o di finanziamento ed è, generalmente, quello cui fanno riferimento gli economisti quando parlano di tasso di interesse “reale”. Invece, il tasso di interesse aggiustato per tenere conto delle variazioni effettive nel livello dei prezzi è chiamato tasso di interesse reale “ex post”; in sostanza, esso definisce il guadagno di un creditore in termini effettivi a posteriori.

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