Manfredonia
"E' evidente che l'istituto referendario previsto dai Costituenti ha una funzione equilibrante"

Impianto gpl Energas – Manfredonia e Referendum del 17 aprile

"Quali effetti può avere il sì al referendum? Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente"


Di:

Manfredonia. La chiave interpretativa della vicenda del referendum cd. “No Triv” del 17 aprile che qui presento è volutamente limitata; non pretendo che essa sia l’unica chiave possibile né che quello che sto per scrivere abbia il pregio della originalità, al contrario ritengo di non avere fatto altro che un tentativo, necessariamente schematico e imperfetto, di dare un minimo di sistematicità e di coerenza al dibattito in corso.

Dichiaro sin da subito che in ogni caso personalmente penso che il piano energetico GLOBALE debba essere sottoposto ad una profonda riformulazione, privilegiando ovviamente tutte quelle forme di energia che non distruggono gli equilibri vitali degli ecosistemi. Cosa chiede il quesito referendario? Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Quali effetti può avere il sì al referendum? Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti.

La prossima consultazione popolare segna un passaggio molto interessante della vita politico-istituzionale e culturale del nostro Paese ed evidenzia con chiarezza al tempo stesso la babele che stiamo vivendo ormai da decenni. L’articolo 75 della Costituzione riserva l’iniziativa referendaria ai cittadini (500.000 elettori) o alle Regioni (5 Consigli regionali), questi possono proporre all’elettorato “l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”, dove per legge si deve intendere una legge in senso formale, approvata dal Parlamento secondo il procedimento ordinario, e per “atto avente valore di legge” un decreto legge (approvato dal governo in casi eccezionali di necessità e di urgenza e convertito entro 60 giorni dal Parlamento) o un decreto legislativo (adottato dal Governo su delega parlamentare).

E‘ evidente che l’istituto referendario previsto dai Costituenti ha una funzione equilibrante, ossia prevede la possibilità, da parte degli elettori-cittadini, di “sanzionare”, con l’abrogazione di una legge o di una norma, il legislatore (il rappresentante politico/istituzionale) nei casi in cui il suo operato si trovi in disequilibrio con il “comune e ragionevole sentire” della maggioranza degli italiani. Essenzialmente è uno strumento che permette alla cittadinanza di superare ogni ostacolo “burocratico/istituzionale” posto dalle strutture rappresentative per un più equilibrato e corretto procedimento formativo delle leggi e delle norme dell’ordinamento giuridico. In definitiva si comprende chiaramente che è uno strumento fondamentale per la vita di uno Stato democratico, attualizzando ed incarnando i principi di quella che comunemente di chiama “democrazia diretta”, ossia una democrazia priva dei filtri, dei vincoli e delle strutture burocratico/istituzionali, che spesso divengono il grimaldello prezioso di oligarchie partitocratiche politico/economiche(finanziarie) ai fini di una detenzione incondizionata e continuativa (in definitiva illegittima perché priva di rappresentatività) del potere.

Bisogna però preliminarmente fare un cenno al fatto che per un quarto di secolo sia la maggioranza democristiana sia la cd. opposizione comunista non si interessarono a dare attuazione all’art. 75 della Costituzione. Questi partiti non soltanto non volevano rinunciare al controllo sulla legislazione, ma temevano che qualsiasi pronunciamento popolare mettesse in evidenza una loro mancanza di sintonia con l’elettorato e quindi fu necessaria l’approvazione della legge n. 352 del 1970 che disciplina il ricorso alle consultazioni referendarie previste dalla Costituzione, frutto di vicende connesse al movimento di opinione pubblica supportare egregiamente dalle forze autenticamente progressiste e democratiche presenti in Italia durante la cd. Prima Repubblica, ossia il Partito Radicale, Il Partito Socialista e per un certo periodo i Verdi.

Secondo il professore Angelo Panebianco (uno dei pochi esperti attenti e degni di avere voce, ingiustamente e infantilmente contestato negli ultimi mesi): «il potere più rilevante dei partiti consiste proprio nel controllo sulle procedure mediante le quali viene presa la decisione su che cosa dovrà essere sottoposto a decisione. Qui interviene una solidarietà interna alla classe politica che, al di là dei contrasti che possono manifestarsi sulla sostanza delle singole decisioni, deve sempre necessariamente costituirsi pena una grave destabilizzazione di tutti gli equilibri»

Questa considerazione assai precisa e direi per certi versi traumatica per la sua chiarezza, ci mette in condizione di affrontare un primo problema che evidenzia con chiara luce una delle basi evidentemente mistificanti su cui è stato costruito questo referendum, snaturando la natura autenticamente democratica dell’istituto, circoscrivendone l’azione all’interno di una deleteria dinamica di conquista di potere da parte di gruppi oligarchici e partitocratici.

Per la prima volta in Italia un referendum è stato proposto da 5 Consigli regionali, e quindi non dai cittadini: siamo sicuri che i Presidenti di queste Regioni non abbiano interesse a contrastare e delegittimare l’operato del Governo per esclusivi interessi di “conquista del potere”? Quanti di questi hanno interesse a far prevalere le forze direttamente o indirettamente oppositive al Governo Renzi? Quanta di quella energia propulsiva nata tra i movimenti cittadini che contrastano le politiche energetiche basate sullo sfruttamento degli idrocarburi e del gas naturale è stata autenticamente interpretata nella proposizione di questo quesito referendario? A mio parere poca, perché questo referendum non cambia nulla nell’assetto dell’approvvigionamento energetico dell’Italia, ed anzi la rende più dipendente da forze (politiche ed economiche) esterne, extranazionali, aumentando la necessita di stoccaggio e traffico di sostanze comunque potenzialmente pericolose.

La mia domanda è: coloro che hanno promosso questo referendum, hanno posto realmente in discussione la politica energetica dello Stato italiano? Vietando l’estrazione del metano (perché di questo essenzialmente si tratta) entro le 12 miglia c’è un cambiamento decisivo di rotta o la “solidarietà interna alla classe politica” ha inteso circoscrivere e manipolare le autentiche istanze di cambiamento dei cittadini finendo per creare aspettative vane e illudendo ancora una volta i propri elettori?

Non si finisce ancora una volta per allargare il divario tra cittadini e classe politica sminuendo e mistificando le problematiche enormi e profonde connesse al sistema energetico nazionale? Temo che questa sia l’ennesima ed ulteriore occasione per allontanare i cittadini da questa classe politica, lasciando che praterie vergini diventino facile conquista di gente poco accorta ed equilibrata. Venendo alla questione che più interessa direttamente la nostra cittadina e quindi alla questione dell’impianto di stoccaggio di GPL della società Energas che dovrebbe sorgere alle porte della città c’è da dire quanto segue. Preliminarmente considero scriteriata la scelta di non coinvolgere i cittadini sin dall’inizio in questa vicenda, da collocarsi temporalmente alla fine degli anni ’90 – anni sventurati come sventurata è stata ed è tutta la vicenda legata al “contratto d’area”, fonte di miseria e sperpero con relativa distruzione di denaro e risorse pubbliche, ambientali e finanziarie, esemplare momento di apoteosi egoistica di una certa classe che mi piace definire “borghesia stracciona” figlia di stagnanti e stantie dinamiche politiche nate nel dopoguerra e ancora operanti in totale continuità.

Premetto che gli effetti di questo referendum, collegati alle prese di posizione dei vari politicanti locali sedicenti ambientalisti e non, dimostrano quanto un’analisi e un metodo che si fondino sugli schematismi ideologici siano profondamente irresponsabili, approssimativi e sciatti, producendo effetti perversi e distruttivi per il nostro territorio e non solo.

L’articolo 37 del Decreto Sblocca Italia prevede una semplificazione e soprattutto una corsia preferenziale per i gasdotti, per l’approvvigionamento, e il trasporto di gas naturale, quindi eleva le infrastrutture e i relativi progetti al rango di interesse strategico prioritarie per la nazione e di pubblica utilità. Di qui l’ingresso delle opere nelle speciali previsioni del Dpr 8 giugno 2001, n. 327 che ha disciplinato l’autorizzazione unica per la realizzazione delle infrastrutture e delle opere connesse. La norma di fatto sancisce una procedura autorizzativa che “sostituisce, anche ai fini urbanistici ed edilizi ogni altra autorizzazione, concessione, approvazione, parere, atto di assenso e nulla osta comunque denominati previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a costruire ed esercire tutte le opere e tutte le attività previste nel progetto approvato, fatti salvi gli adempimenti previsti per le norme di sicurezza vigenti”. Il nuovo articolo 37 prevede poi al comma c bis che l’atto conclusivo del procedimento autorizzativo è adottato di intesa con le Regioni avendo però acquisito il parere favorevole degli enti locali ove ricadano le infrastrutture. Parere che però deve esser reso, in regime di silenzio assenso, entro trenta giorni dalla richiesta. (DOMANDA: E’ stato presentato parere contrario del Comune entro questo termine?) Mano libera anche per l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico nel fissare i meccanismi di regolazione incentivanti per lo sviluppo delle prestazioni di punta degli stoccaggi che potranno quindi discostarsi dai criteri generali. Secondo l’articolo 38 dello stesso Decreto le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili. Il rilascio dell’autorizzazione per questi interventi ha effetto automatico di variante urbanistica. I relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi.

Quindi, anche in base a queste norme, l’eventuale esito favorevole del referendum che bloccherebbe l’attività estrattiva in parte dell’Adriatico comporterebbe la necessità di approvvigionamento superiore alle attuali richieste energetiche comportando la relativa considerazione di ogni potenziale impianto di stoccaggio di idrocarburi come inevitabile struttura di interesse nazionale dando forza alle norme di interesse del Decreto Sblocca Italia innanzi illustrato.

In definitiva, il cittadino italiano, e sipontino, è stato lanciato in un caos totale, privo di senso e di ogni ragionevole criterio; ma c’è chi ancora si autodefinisce ambientalista sbandierando banalità ideologiche figlie di una indegna classe politica irresponsabile e culturalmente mediocre. Speravo almeno che il 17 aprile non cambiasse nulla, qualunque fosse il possibile esito, ma purtroppo devo prendere atto che comunque vada, le cose cambieranno, e non certo in meglio. E’ proprio per questo che i cittadini devono con urgenza iniziare ad occuparsi della politica, informandosi con criterio e ragionevolezza, lasciando che i vecchi equilibri si frantumino in favore di più sane dinamiche democratiche e partecipative. In ultima analisi è necessario che ognuno di noi si informi utilizzando più fonti e analizzando i problemi del nostro quotidiano con profondo senso di responsabilità per sé, ma anche per il proprio vicino, considerandosi partecipe e padrone del proprio tempo, privando i falsi speculatori politici, politicanti e oligarchi del loro fatuo (ma comunque perverso) potere, impotente, privo di autentica potenza.

(A cura di Francesco Saba – francescosaba1989@gmail.com)

Impianto gpl Energas – Manfredonia e Referendum del 17 aprile ultima modifica: 2016-04-08T19:09:16+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Duilio Ramazza

    Grande Francesco, il discorso è difficile ma ti anticipo che i nemici della natura faranno buoni risultati sulla solita confusione tra “SI” e “NO” e quindi si voterà senza capire bene cosa si vuole.
    Sarebbe meglio parlare semplice e chiaro per dire cosa fare in poche parole.


  • svolta

    Non mi meraviglierei che codesto impianto sarà realizzato per un “cavillo burocratico non rispettato” seppur in presenza di una macroscopica negazione da parte dei cittadini di Manfredonia.
    Visto al punto in cui si è arrivati, perché non si è inteso, sin dall’inizio, attivare le procedure per una consultazione popolare…. cosa che adesso, in un certo senso, il primo cittadino ci sollecita a firmare ai banchetti, si è perso tempo “prezioso” ?


  • Alfredo De Luca

    Mi permetto di dissentire con Francesco Saba su due aspetti:
    1) Quello più importante è che, da un punto di vista quantitativo, vi sarà una minima differenza di produzione nazionale e ancor minore aumento di dipendenza. Mi spiego: oggi le multinazionali per pagare meno royalties non lavorano a pieno regime sulle piattaforme; potrebbero aumentare l’estrazione per portare ad esaurimento in breve i giacimenti ma non lo fanno perchè poi avrebbero l’onere di smantellarle con costi elevati e soprattutto fuori mercato perchè il nostro petrolio costa di più. Il quesito se passasse comporterebbe non la chiusura anticipata ma solo la possibilità di proroga controllata: Articolo 9 comma 8 della legge 9 del 1991. Al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, decorsi i sette anni dal rilascio della proroga decennale, al concessionario possono essere concesse, oltre alla proroga prevista dall’articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n. 613, una o più proroghe, di cinque anni ciascuna se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe.
    Questo è il testo che tornerebbe in vigore dopo la vittoria del SI.
    2) Il rapporto con ENERGAS non ha alcun senso: la strategicità dell’impianto non è per lo stoccaggio di gas naturale, semplicemente perchè il GPL non è gas naturale. Anzi la vittoria del SI favorirebbe la graduale uscita dalla politica energetica basata sulle agevolazioni solo per gli idrocarburi. Per altre informazioni i cittadini di Manfredonia possono rivolgersi ai gazebo che in queste ore trovano in giro per la città.


  • giacomo

    chi ricopre certi ruoli dovrebbe informarsi meglio e fare meno demagogia populista. le infrastrutture per lo stoccaggio di idrocarburi e gas sono considerate di interesse nazionale.


  • e vaiiiii

    Ma alla fine qualche posto di lavoro ci esce visto che il paese muore di fame….


  • antonella

    Non c’è motivo per non essere in completo accordo con il sig. Saba, purtroppo questa è una disamina realistica di tutta la situazione politica in questo paese governato con forte demagogia, i cittadini sono a digiuno di informazioni reali e concrete inerenti ad ogni singola questione politica “all’
    italiana” , né cercano una cultura che
    possa renderli meno pedine e burattini di
    ogni politico che passa, la censura è
    molto forte e i
    giornalisti sempre più malleabili, ormai la
    verità è diventata opinione, secondo le
    convenienze partitiche, la certezza è che
    tutti i proclami e gli spot pro referendum,
    non sono dettati di certo dalla riscoperta
    vena ambientalista di questi politici,ai
    pochi cittadini che cercano la verità
    sempre e comunque, resta solo una
    remota speranza che comunque, qualcosa possa cambiare, anche se è
    solo un illusione.

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