CulturaManfredonia
A cura del Professore Paolo Cascavilla

Manfredonia, Don Milani. Bestie uomini e dio

In questo lavoro di rammendo, ricucitura, cura (che noi dobbiamo reinventare e reimmaginare), Don Milani può essere un punto di riferimento?

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Manfredonia. Si è raccontata una vita, una esperienza, una scuola… per poi andare via carichi di domande e non di risposte. Continuare a interrogarci e a cercare di capire perché questa figura continua a suscitare interesse. Una giornata intera di testimonianze e riflessioni per la prima teatrale del don Lorenzo Milani (1923 – 1967) della Bottega degli Apocrifi al teatro “Dalla” a Manfredonia.

Quale la sua attualità? Proviamo a leggere don Milani in un supermercato, nei ghetti della Capitanata, nei Comporti e nelle nostre periferie, nelle città del Sud lasciate dai giovani, tra quelli che tornano e si guardano smarriti, nelle discussioni politiche “prive di politica”…Don Milani non è attuale, nel senso che non dà risposte per l’oggi. Ci ha lasciato, però, una espressione “I Care”. Mi sta a cuore. Prendersi cura. Una cura di sé e una cura degli altri, una cura che fa intravedere il futuro, il riscatto, il rispetto. E allora dobbiamo in primo luogo leggere il presente, cercando di uscire dal lamento e guardare a questo territorio e a questo tempo che ci è dato di vivere in modo disincantato e appassionato, vedere i mutamenti, i cambiamenti e interrogarci sul ‘che fare’. Condividere le domande, mettersi insieme e uscire insieme dai problemi, questa è la politica. Il mondo è bisognevole di cura. Il priore di Barbiana ci ha detto che da questa semplice verità dobbiamo partire.

In questo lavoro di rammendo, ricucitura, cura (che noi dobbiamo reinventare e reimmaginare), Don Milani può essere un punto di riferimento? Dalle tante parole dette, pare di sì. La sua scuola non è esportabile (lo ha detto lui stesso tante volte). Non esiste un “metodo” di don Milani. Molti educatori, tanti insegnanti di scuole di quartieri difficili da Napoli, a Liverpool, a New York… si affiancano e ascoltano i ragazzi difficili, e ognuno con forme diverse e personali si prende cura. Da don Milani non un metodo da mettere in pratica, ma una scuola dove si cerca insieme, lavora insieme, come quando ha sperimentato (questa sì, è una sua invenzione) la scrittura collettiva. Da lui l’invito costante, pressante, ossessivo a “dare peso” alla scuola, a fare doposcuola per quelli che restano indietro. Se si perdono i ragazzi in difficoltà, la Scuola non è più Scuola, è un ospedale, che cura i sani e respinge i malati.

Le parrocchie? I preti dovrebbero fare dopo scuola e invece molti non sanno amare con la semplicità del vangelo. Il Comune? Le amministrazioni di sinistra devono capire che asfalto, lampioni e campi sportivi li sanno fare anche i fascisti. Invece nel doposcuola sta la differenza. Per lui la scuola è l’ottavo sacramento e, diremmo oggi, il più importante dei Beni comuni. E la dottrina? il Catechismo? Vengono dopo. Da bestie a santi non è possibile. Da bestie a uomini e poi a santi. Don Lorenzo Milani si è preso cura con le parole e con la vita, la propria vita. Faceva lezione con la malattia che lo devastava, sdraiato continuava a dare indicazioni, a correggere, ad ascoltare. Una vita che è insegnamento anche nell’esperienza della morte, e lui ha voluto che i suoi ragazzi sapessero tutto della sua malattia e della sua morte.

(A cura del Prof. Paolo Cascavilla – fonte: http://www.futuriparalleli.it/)



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