Foggia
Chirurgo pediatrico presso il Riuniti di Foggia, arrivò ventiquattrenne nel reparto più maschilista dell’ospedale negli anni ’80 quando a Roma

Maria Nobili: quando i ferri del chirurgo li tiene una donna

"A Foggia sembrava giunto un marziano con la pretesa di operare"

Di:

Foggia. “Indossi il camice verde e ti chiamano signora o signorina, mai che capiti ad un uomo, anche un infermiere può essere scambiato per dottore: come devo leggere questi errori? come ignoranza, in base ad una certa mentalità al massimo una donna può diventare infermiera, caposala, ostetrica”. Maria Nobili, chirurgo pediatrico presso il Riuniti di Foggia, arrivò ventiquattrenne nel reparto più maschilista dell’ospedale negli anni ’80 quando a Roma, dove si è laureata, la specialistica la frequentavano almeno in 5 rappresentanti del gentil sesso. In giro per convegni incontra molte colleghe ma i primari di chirurgia pediatrica in tutta Italia sono solo tre, ci dice.

A Foggia sembrava giunto un marziano con la pretesa di operare. “Le ingiustizie peggiori che ricordi sono le discriminazioni subite in quei primi anni, mi sono scontrata con un ambiente arrogante, non si accetta la superiorità di una donna, magari puoi scrivere le cartelle, le terapie, ma per operare si indicava sempre il collega maschio che tutti si aspettano sia bravo, è quasi un dogma, mentre una donna lo deve dimostrare”. In tanti campi è salita la presenza rosa, la chirurgia è rimasta per gran parte un pianeta maschile in cui la dottoressa Nobili spazia oscillando fra passato e presente. Dopo trent’anni è responsabile del reparto, il primario è andato in pensione ma quel ruolo le è ancora precluso perché “non si fanno concorsi, il turnover di medici ed infermieri non viene rispettato ed io faccio ancora a pugni”. Ma con chi? “Con il mondo…con l’amministrazione tutto bene, si è insediata da poco, non si può dire ancora niente, certo i rapporti vanno sempre un po’ sudati e conquistati”.

Muove i primi passi a Foggia frequentando 4 giorni al Riuniti e 3 a Roma, lascia chirurgia generale e approda a pediatria. Operare i bambini implica che anche i capi ti diano fiducia, e non è scontato, oltre che i genitori di quei piccoli spesso appena venuti alla luce. “La mentalità la conosciamo, se ti affermi qualcuno pensa sempre che tu sia poco seria, con vari sottintesi che non mi sembra il caso di spiegare, ma non lo scriva, oggi sono contenta del mio spazio, che ho conquistato, anzi, quando sono diventata responsabile di reparto ho detto al mio staff che non volevo rivalità, che noi donne dovevamo fare squadra, che gli uomini approfittano delle divisioni femminili”.

Maria Nobili - facebook

Maria Nobili – facebook

Per la prima volta nella storia dell’ospedale la direttrice sanitaria è una donna: “Questo fa ben sperare tranne sorprese, potrebbe essere una svolta epocale, l’amministrazione è attiva e deve gestire una fase di crisi e di tagli che avvertiamo”. Iscritta al sindacato di settore, presidente dell’Aido, è stata consigliera di parità in ambito sanitario, attualmente è responsabile della commissione volontariato e rappresentante per l’ordine dei medici nella componente di genere al comune di Foggia. La comunicazione di quest’ultimo incarico risale a quindici giorni fa. Oggi gestisce il reparto, dicevamo, e sulla mission di come andare avanti è abbastanza chiara: “Niente rivalità fra noi- ha detto al suo staff- unità, determinazione, dedizione”. Sì perché il chirurgo “è uno che va oltre la medicina, non puoi fare questo mestiere con l’orologio e il calendario alla mano. Capita che salti feste, appuntamenti, che non si possa prevedere a che ora esci dalla sala operatoria. Questo se vuoi svolgere la professione in modo totale e non solo per coprire i turni, chi lo fa sbaglia, deve ribellarsi, non assecondare questo modo di fare”.

Suo marito è un chirurgo toracico “che ha capito proprio perché del campo la mia professione e mi ha sostenuto. Ho accettato la responsabilità di reparto anche discutendone con lui, non ha mai interferito , mi sono guadagnata da sola il rispetto in un ambito difficile su cui ho puntato con tutte le mie energie”.

Di recente, in un convegno, Maria Nobili, con il solito piglio grintoso, riassumeva le tappe della sua carriera: “Mi sono forgiata in un mondo maschile, ho lottato contro i pregiudizi, i miei migliori alleati sono i genitori, le mamme in particolare, con cui spesso si crea un rapporto empatico. Di qualche bambino sottoposto a difficili operazioni neonatali sono madrina. L’ho battezzato io”. Di altri conserva le foto: “Ne mando qualcuna…”. Intanto in chirurgia pediatrica oggi ci sono due donne, Nobili inclusa, la collega arriva dalla chirurgia universitaria. In tutto l’ospedale sono 6 o 7, e naturalmente nessun primario.

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi