Cinema

Machete – R. Rodriguez & E. Maniquis, 2010

Di:

Robert Rodriguez, Jessica Alba, Danny Trejo (copyright: zimbio.com)

Nota propedeutica alla lettura: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere proposto, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Machete
Nazione: Stati Uniti
Genere: azione pulp

CHI ha memoria dei due film-episodi di Grindhouse (Planet Terror & A prova di morte) non potrà fare a meno di ricordare i finti trailer inseriti in pellicola dalla coppia di mattacchioni Rodriguez/Tarantino, nella loro ossessiva celebrazione di un’epoca e una moda che ha accompagnato e solleticato le adolescenze di entrambi. Uno di essi faceva capo alla figura di un trucido personaggio dal volto masticato e poco raccomandabile, dal soprannome altrettanto minaccioso: Machete. Di qui l’idea di Rodriguez di farne un film a tutti gli effetti, ancora una volta con l’obiettivo di riportare il pulp sulla scena con del sano e splatteroso divertimento, nei modi di un Chuck Norris dei tempi andati ma con molto più fascino fumettistico, direzione registica e onestà artigianale.
Si narra la vicenda di un ex-federale, Machete, il quale, […]1, torna a vendicarsi dopo alcuni anni con l’aiuto del fratello prete, di immigrati clandestini e qualche formosa ragazza.

Tutto quanto era possibile attendersi dal trailer di Grindhouse viene rispettato come in una promessa mantenuta con fedeltà. Sangue, violenza, splatter, cliché, procaci corpi femminili, iperboli da cartoon miscelati in un perfetto B-movie di quelli che, un tempo, erano uno standard nelle serate da drive-in. Danny Trejo, noto caratterista dalle forme barbariche, diventa protagonista in un ruolo che pare cucito a pennello per la sua fisionomia e capacità attoriale, sia nel disegno che nei dialoghi, mostro tatuato di poche parole e dai metodi altrettanto ortodossi. Attorno al protagonista, Rodriguez e Maniquis intessono, come da schema, una trama semplice e immediata che serva solo da supporto alla costruzione di un mito e un’icona cinematografica. Per l’occasione viene riesumata nella parte dell’antagonista una vecchia star di certo cinema commerciale – meno onesto, in verità, del pulp che si vuole osannare -, l’imbolsito e monolitico Steven Seagal, piatto come sempre, e reclutato un jolly nel ruolo del governatore, un Robert De Niro che, senza brillare, torna a recitare dignitosamente e riesce a distinguersi almeno rispetto a un terreno di intenzionale mediocre stampo.

Machete - Danny Trejo (copyright: allmoviephoto.com)

Un’ora e tre quarti di godibile cinema disimpegnato?
Si diverte di sicuro chi condivide le passioni rodrigueziane per il genere; si diverte anche il nostalgico di un cinema che, forse, ha solo immaginato e amato nelle fantasie ma mai davvero vissuto; si diverte con un sorriso complice chi apprezza il lavoro di celebrazione e mitizzazione; e si diverte, infine, chi si accontenta del furbo poco di oggi e, dunque, del sano poco di ieri.
Non è questa la premessa ad una denigrazione del film: Machete non è privo di meriti e la sua originalità, seppur referenziale, ne fa un prodotto in fondo necessario nel panorama cinematografico attuale. La sua presenza fuori concorso alla 67a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e l’attesa cinefila (non solo dei fan), se non prova schiacciante sono indizio almeno d’interesse culturale riconosciuto.

Quali i limiti allora? Proprio quelli di quasi tutto il cinema di Rodriguez.
Li si rinviene nella confusione tra stilizzazione di un genere e genere stesso, con la presunzione che il secondo costituisca un alibi per le mancanze del primo. Tarantino compie un discorso metacinematografico sul pulp e nel suo astrarne codifiche crea un cinema nuovo che parla di e per modelli, e lo fa a volte in modo sublime (Pulp Fiction). Le carenze di certa produzione commerciale diventano, così, non più il film ma il soggetto del film, e il risultato è il frutto di un’operazione di distillazione, discussione di apprezzate debolezze e relativa nobilitazione a regole.
Rodriguez pare compiere, invece, un lavoro incerto, non esente da dubbi sull’incapacità di muoversi solo su un fronte – quello tarantiniano o quello della smaccata e divertita riproposizione. Si diverte come Tarantino, tenta la celebrazione attraverso il rilievo scultoreo dei canoni, ma poi cede nel B-movie tout court, con tutti i suoi difetti. Nulla vieta di creare ibridi tra idee ed ombre – ed in fondo il regista pare calcare questo sentiero in maniera lampante e dichiarata -, ma le valutazioni non possono prescindere dalle intenzioni e Rodriguez appare spesso, almeno per quanto concerne le ambizioni tarantiniane dei suoi film, come chi tenta un’emulazione senza riuscirvi appieno e si rifugia, giustificandosi, nel genere d’appartenenza e nei relativi difetti. In altre e semplici parole, laddove compie un discorso sul B-movie mostra facilmente la coda, mentre quando ne tenta solo la riproposizione è ottimo artigiano e, dunque, fa cinema di seconda categoria. Ne è spia, per logica contraria, il sottovalutato Dal tramonto all’alba, dove lo zampino di Tarantino alla sceneggiatura conferisce al film uno statuto più evidente di “gioco non solo per gioco”.

She - Michelle Rodriguez (copyright: allmoviephoto.com)

Quel che ne vien fuori è gradevole, a tratti eccitante, ma sembra suggerire l’imperfezione, l’obiettivo mancato. Si apprezza, invece, l’onesta riproduzione di un genere, con la caratteristica media qualità ed il proprio target di pubblico, rievocazione che può finanche essere pregevole in una valutazione più ampia che tenga conto del valore di un’opera nel rapporto coi tempi e con le esigenze sociali.
Machete, di tutti i suoi film, è forse il più rappresentativo di questo squilibrio, dunque il più rodrigueziano, una sorta di carta d’identità.

Segnalazioni da rivista per le eroine della pellicola, dall’affascinante Jessica Alba alla guerriera Michelle Rodriguez, che, nella versione bendata e per poche sequenze, diviene icona ancor più potente dello stesso Machete, seppur mal sfruttata. Altrettanto limitata libertà di movimento al simpatico Tom Savini, in un ruolo minore, da sempre impiegato per caratterizzazioni e camei.
Finale del film con promesse pubblicitarie di doppio seguito: Machete Kills e Machete Kills Again.
Che l’anfibio Rodriguez voglia conservarsi questa possibilità provocandoci ancora con falsi spot?
In fondo speriamo che assecondi la tentazione.

Valutazione: 6.5/10
Spoiler: 4/10

AltreVisioni

Primer, S. Carruth (2004) – Originale, complicata e affascinate fantascienza indipendente. Da vedere * 7
A serbian film, S. Spasojević (2010) – il film definitivo sugli snuff? Disagiante e per stomaci forti * 7
Nuit noire, O. Smolders (2005) – tra Kafka e Lynch, un cocktail fantastico singolare * 6
Saw 3D – il capitolo finale, K. Greutert (2010) – solita solfa, solito stomaco, sempre meno fantasia * 4
The Descent 2, J. Harris (2009) – seguito del noto primo capitolo, inferiore ma godibile. Da vedere * 6.5

In Stato d’osservazione

Uomini senza legge, R. Bouchareb (2010) – criminal story in salsa francese. Forse una perla * 11mag
Con gli occhi dell’assassino, G. Morales (2010) – attenzione sempre alta per gli horror iberici * 13mag


[…]1 vittima di un’imboscata, privato degli affetti e della sua vita da poliziotto

Machete – R. Rodriguez & E. Maniquis, 2010 ultima modifica: 2011-05-08T19:36:11+00:00 da Alessandro Cellamare



Vota questo articolo:
1

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi