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Rubrica "Senza pensieri" di Vincenzo Naturale

Quando la guarigione passa anche attraverso la tranquillità

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Questo mio articolo scaturisce da un’ennesima riflessione sulla realtà; dunque di quanto sovente, il destino, si faccia beffa del cittadino costretto, suo malgrado, a lottare per vivere. Di uso comune nella mia amata città, San Severo, un detto che scandisce i ritmi da decenni, cui parole suonano come “ognuno in casa propia conosce i fatti che accadono”. Perdonate, non ho voluto recitarlo in gergo locale, mancando quindi in orgoglio campanilistico, tutt’altro, questo detto è significativo in ogni sillaba recitata. Dunque ciascuno nel suo piccolo vive drammi quotidiani cui farsi carico, quali: disoccupazione, precarietà, mancanza di risorse ecc. Vi siete mai chiesti, quanto incida tale aggregazione di fattori; sull’indice “guarigione” in una persona malata di cancro? Purtroppo non è facile gestire una situazione simile, dunque convivere con questo fardello; mali di questa entità logorano il malato e i suoi cari.

Affrontare delle terapie, visti gli spostamenti ai quali in molti casi si è sottoposti, produce effetti negativi su larga scala, in varia misura. Gente costretta a prendere ferie da lavoro, permessi nei casi migliori, per accompagnare i parenti (non tutti usufruiscono di agevolazioni (per ovvie ragioni che, dati i tempi, ritengo superfluo elencare) come la legge 5 febbraio 1992 oppure la 53/2000); del resto tanti non hanno congiunti, diretti, che possono fruire assistenza durante un ciclo estenuate di terapie. Oltre al fatto che il mal capitato, in molti casi, è obbligato ad abbandonare il lavoro; dunque indotto a “sopravvivere”, nel vero senso della parola, con un regime pensionistico (nei casi contemplati dalla legge) inadeguato; soprattutto quando la suddetta patologia sopraggiunge in giovane età. Questo status di cose contribuisce ad un ulteriore aggravio delle condizioni socio-economiche, nel caso in cui la persona risulti disoccupata, quindi paradossalmente, oltre al danno; si aggiunge la beffa. Sfido chiunque si trovi in faccende simili a trovare una via d’uscita facile. Allora dopo aver udito di tantissimi casi, in circostanze simili; sono arrivato alla conclusione che è fondamentale affrontare la questione in modo urgente. Implementare ulteriori norme a favore dei malati di cancro (studiare la possibilità di estendere tali iniziative a pazienti colpiti da infarto o ictus sottoposti a lunghe riabilitazioni e terapie), in aggiunta a quelle in vigore. Studiare la possibilità di introdurre benefici aggiuntivi; quali: Istituire un incentivo economico, in caso di persona disoccupata colpita da malattia (anche nel caso in cui questa percepisca una pensione, riconosciuta, data la gravità della patologia), seppur residente in casa con genitori, sia pur essi lavoratori-pensionati; ed anche nella circostanza in cui, sposato-a, dunque anche convivente, il coniuge-compagno/a sia occupato; a maggior ragione con figli a carico. Tuttavia le erogazioni finanziarie e i benefici, in ogni caso, vanno adeguati e proporzionati al costo della vita attuale è mantenuti tale con un adeguo annuale.

Concepire, inoltre, la creazione di una piattaforma multimediale, locale, per raccogliere le necessità, dei pazienti, in tempo reale. Ed ancora, introdurre, un sostegno equivalente alla durata dei trattamenti di cura ricevuti (chemio e radio terapia). Rimborsi carburante, per raggiungere le sedi di cura, conteggiati a kilometro visti i costi esigui del combustibile. Buoni pasto da erogare nei giorni di trattamento (utili ai familiari, nonché accompagnatori, durante le fasi di approccio terapeutico, con rientri previsti in serata). Occorre far presente al legislatore, anche se questi è già ampiamente informato; che le patologie in esame sono devastanti, in ogni caso. Dunque per far fronte a siffatte situazioni la persona colpita non può e non deve affatto preoccuparsi di depauperare il bilancio famigliare; aggravando ulteriormente gli stati d’animo, già provati, dei suoi cari. Oltre al fatto ampiamente risaputo che, purtroppo, ci sono tutta una serie di oneri monetari, da preventivare poiché necessari. Studiare la possibilità, di uno sgravio fiscale, a favore di eventuali interventi sanitari domiciliari (personale, esterno, che interviene per iniettare siringhe, flebo, elargire medicazioni ecc). Sostenere la guarigione anche attraverso un percorso salutistico naturale; dunque agevolare con detrazioni per affitti, case vacanze e alberghi; il soggiorno dei pazienti in località particolarmente benefiche per la salute (mare e montagna). Foraggiando cosi, seppur non direttamente, anche il turismo. La normativa attuale non prevede tali postille.

Come anticipato prima, le direttive vigenti, dispongono che ad usufruire di determinate agevolazioni nell’assistenza dell’infermo, siano un familiare o un parente stretto. Spesso può capitare, tuttavia, che la persona sia sola, o abbia genitori, dunque anche sorelle o cognati impossibilitati nel prestare sostegno. Alla luce di tali prospettive introdurre un comma, nel quale si contempli la possibilità di affidare, ad un amico o eventuale affine, su espressa segnalazione del malato; il percorso necessario alle cure, dunque far beneficiare questi delle leggi in oggetto. Non è concepibile affrontare in questa sede una miriade di argomenti correlati. Tuttavia l’obiettivo finale era quello di puntare i riflettori sulle sofferenze quotidiane e gli stenti a cui sono sottoposte tante persone con tumori, ma non solo; ictus, infarti ecc. Senza mai trascurare i diversamente abili. Dare dignità, dunque garantire un eccellente qualità della vita; deve rimanere sempre la priorità assoluta. E’ vero dunque che i soldi non danno la felicità, ma rimane comunque fondamentale, vivere la propia esistenza senza dover sopportare ulteriori drammi legati alla salute.

(A cura di Vincenzo Naturale, San Severo)



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