Cultura

Umano – Rinascimento omologismo pirico e l’eclatante fallimento (I)

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Decapitazione di Corradino (st)

RUBRICA in due puntate dello storico critico Ferruccio Gemmellaro: Umano – Rinascimento omologismo pirico e l’eclatante fallimento (I^)

1° parte – La speranza per una nuova società

Decapitazione di Corradino di Svezia. Il Rinascimento (XVI sec) è da più parti considerato un movimento della nostra civiltà posto in schematica cronologia, nel contesto storico, a seguire l’Umanesimo (XV sec). Entrambi appartengono sostanzialmente ad un identico fenomeno artistico-culturale, che va a coinvolgere l’intera società, i cui prodromi, addirittura, già s’erano palesati nel ‘300 con Francesco Petrarca e Coluccio Salutati, artefici dell’esumazione d’antichi testi latini e greci.

Manoscritti sepolti nei monasteri, comunque, miracolosamente catalogati e clonati grazie ai monaci amanuensi, come se questi n’avessero presagito la globale riesumazione. C’era stato, tuttavia, un evento a sprigionare del tutto l’atmosfera umanistica già latente, ma non per intrinseca volontà degli uomini di e per la cultura italiani, ad ogni modo attori indiscussi.

L’abbrivio ebbe inizio dopo quel drammatico Concilio di Lione del 1245 ordinato da Innocenzo IV, quando lo Stupor mundi Federico II fece una retata di presuli ivi diretti, appunto per detronizzarlo, e che contribuì alla fine della casa Sveva. In inciso, nel 1252, a morte di Federico avvenuta in Apulia, approdò a Siponto l’erede imperiale Corrado IV ma qui, sorpreso dal malsano ambiente prodotto da un graduale ma irreversibile degrado territoriale, complici sommovimenti tellurici, fu colto da malaria e perì.

Lasciò il regno meridionale al fratellastro Manfredi, il fondatore della nuova e sana Siponto, oggi Manfredonia, che alcuni storici accusano invece di averlo fatto assassinare, il quale sarebbe stato tosto sconfitto dagli Angioini convocati dal pontefice. Infine, calò in Italia Corradino di Svevia, nell’intento di riorganizzare l’impero, ma fu placcato a Tagliacozzo e decapitato a Napoli. Spentosi l’eco di quel concilio politico, dunque, e la parentesi della cattività avignonese (1305 – 1376), il pontefice Eugenio IV e l’imperatore d’Oriente Giovanni VII Paleologo ne organizzarono il successivo a Ferrara e Firenze dal 1438, in tempi apparentemente meno turbolenti, allo scopo di armonizzare l’esigenze della chiesa greca e di quella latina (riunificazione).

Si concentrarono, allora, in quelle città – ecco l’abbrivio – comitive d’intellettuali greci, il cui numero era destinato ad aumentare a seguito della caduta di Costantinopoli (1453) per mano turca. Furono costoro, infatti, in itenere per la penisola, con conferenze e docenze, a stuzzicare l’interesse, tramutatosi presto in amore per le arti classiche, insomma umanistiche, così da condizionare intere generazioni, identificando addirittura un’età nella crescita della civiltà umana.

Vittorino da Feltre (1373 – 1446) fonda a Mantova la “Casa Zoiosa”, la scuola dove, oltre alla formazione della cultura umanistica, i giovani allievi pongono attenzione alla cura del corpo tramite lo sport; mens sana in corpore sano, una straordinaria formula di vita ripescata dal pensiero degli avi greco-latini che l’avevano espressa e che non sarebbe stata mai più abrasa dalle future generazioni di quel millennio ed oltre. Nel ‘400, gli umanisti sono tali da caratterizzare un’epoca, quali Angelo Poliziano intellettuale alla corte fiorentina di Lorenzo dei Medici e il romano Lorenzo Valla, noto per aver inconfutabilmente provato la falsità del “Constitutum Constantini”, un documento aggiudicato a firma di Costantino V (741 – 775), imperatore d’Oriente, in cui si concede l’autorità su l’intera Italia ai pontefici romani ed al quale avrebbe prestato credenza lo stesso Dante.

In realtà, è una delle tante premeditate pie frodi stilate dalla Chiesa per rafforzare il proprio potere temporale. Gli umanisti, insomma, avanguardisti del Rinascimento, vanno a cancellare la medievale, cieca, fiducia degli uomini, i quali, impregnati di stupore e misericordia, considerano gli avvenimenti ed i fenomeni attribuibili al miracolo ed al sovrannaturale, apportandovi, bensì, la grande novità del senso critico di rigorosa anamnesi storica e di riesame razionale. L’Umanesimo fa scuola e non solo le cenobitiche biblioteche s’aprono agli studiosi, ma anche quelle auliche volute dai regnanti e dalle signorie, dando, quest’ultimi, il deciso impulso al mecenatismo; la stessa chiesa intuisce che la propria esistenza futura sta nel successo di questa divina rinascita dell’uomo mondoalteristico.

L’uomo, insomma, responsabile di se stesso, del proprio destino e, grazie alla sua intelligenza, del paesaggio e dell’equilibrio della natura che lo circonda, così rimodellato da Giannozzo Manetti, in una sorta di precorrenza ecologica. L’uomo letterato ed artista, composto parte celeste e divino, così additato da Leon Battista Alberti (1404 – 1472). L’uomo ideale artefice di stati nel “Principe” di Niccolò Machiavelli (1469 – 1527).

L’uomo creatura fusa di ricchezza spirituale e d’eleganza estetica nel “Cortegiano” di Baldassar Castiglione (1478 – 1529). L’uomo rieducato nelle maniere e nei modi dal “Galateo” di Monsignor Giovanni Della Casa (XVI sec), ispiratosi al precedente “Cortegiano” di B. Castiglione. L’uomo di vera fede, strumento di liberazione intellettuale e morale, affrancato dalle superstizioni, auspice l’olandese Erasmo da Rotterdam (1466 – 1533).

Il pontefice, allora, ecco che si riafferma etimologicamente “facitore di ponti”, costruendone uno, magnifico rinascimentale, che va a congiungere in tropologia la riva antica con quella nuova, nello splendore omologistico dei palazzi vaticani. Gli umano-rinascimentali trovano nella stampa di Giovanni Gutenberg (1456) un’irripetibile portante per le loro modulazioni e l’età dei gutenberghiani sarà ancora fiorente all’alba del terzo millennio, nonostante l’incalzare dei digitatori.

Trovano finanche spazi infiniti alla loro messaggistica ed al loro logismo con le grandi scoperte geografiche già dai genovesi Ugolino e Vadino Vivaldi (fine ‘200) sino a Ferdinando Magellano (1522) e James Cook (1779), che vanno così a rendere veritiere le leggende tramandate dagli antichi progenitori fenici, dagli egizi, vichinghi… ed a semantizzare l’omerica allegoria dell’odisseo. Incappano, però, in un grave attrito oscurantistico, distruttivo, cioè, delle loro opere, delle loro vestigia e delle loro dottrine, nella polvere pirica.

ferrucciogemmellaro@gmail.com



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