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A cura di Daniela Iannuzzi

Avv La Scala “Il punto di vista legale sulla violenza alle donne”

"Certamente. E la psicopatologia è un danno alla salute che, come tale, può essere risarcito"

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Orta Nova. “Il problema della violenza sulle donne a mio parere non viene affrontato come dovrebbe perché spesso si sottolinea che è in diminuzione richiamando un dato statistico che non tiene conto dei tanti casi in cui le donne non denunciano”.

Comincia con queste parole l’interessante conversazione sul tema intercorsa con l’avvocato che sta girando l’Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica, Antonio Maria La Scala. Si tratta di un legale esperto in diritto penale, fondatore dell’associazione GENS NOVA ONLUS, molto attiva nel sociale e contro le violenze di genere, e presidente nazionale di PENELOPE ITALIA ONLUS, associazione nazionale delle famiglie e amici di persone scomparse. L’avvocato ha fatto tappa anche nel foggiano, in particolare a San Severo, Margherita di Savoia, Cerignola, Manfredonia, Ordona.

Quali sono i punti più importanti da diffondere in tema di violenza sulle donne?
“Della problematica si continua a nascondere un aspetto drammatico. Si parla di 120 femminicidi nell’anno 2016, ma questo dato riferisce solo dei cadaveri ritrovati. Noi abbiamo invece notizia di circa 9100 donne scomparse sul solo territorio italiano dal 1974 al 31.12.2016. Un dato questo fornito dal Commissario straordinario per le persone scomparse facente capo al Ministero dell’Interno. Per molte di tali vittime i processi hanno dimostrato che esse erano vittime di femminicidio o occultamento di cadavere, come Elena Ceste, Roberta Ragusa, Guerina Piscaglia ed altre. A questo dato bisogna aggiungere quelle donne che, pur essendo sopravvissute, hanno riportato gravi ferite, come la ragazza nelle Marche costretta dai parenti di lui a bere acqua bollente. Il dato statistico dice che oltre le 120 donne l’anno ammazzate, ci sono 5 denunce al giorno di maltrattamenti, ma non è così. Molte donne in realtà non denunciano, quindi le loro storie non emergono. Sarebbe come dire che in Sicilia non c’è più la mafia perché il dato parla di pochi omicidi all’anno.

Stando alle sue parole verrebbe da pensare che la legge varata nel 2013 e intesa a contrastare il fenomeno non stia dando i risultati sperati
“In parte. La legge 119 del 2013 contiene norme utili più sulla carta che nella realtà concreta perchè non hanno sortito l’effetto sperato nel confrontarsi con la realtà quotidiana. Per esempio, essa ha introdotto l’istituto dell’ammonimento del questore. Questo significa che la donna che ritiene di stare subendo delle molestie, anziché ricorrere al giudice penale, può rivolgersi inizialmente al questore per chiedere che venga ammonito il proprio stalker o aggressore. Ma è accaduto in alcuni casi che il molestatore abbia ignorato tali ammonimenti arrivando addirittura ad ammazzare la donna, come è successo alla dottoressa di Teramo, Ester Pasqualoni, uccisa dal suo stalker, Enrico Di Luca, che poi si è suicidato [ndr.: notizia del 21.06.2017).
Gli aggressori sono spesso persone per bene ed incensurate con disturbi psicologici che, quindi, non si lasciano impressionare da un semplice ammonimento.
Poi consideriamo il quantum della pena previsto.

La legge cd sul femminicidio, in realtà LEGGE A TUTELA DELLE FASCE DEBOLI, TRA CUI MINORI, DISABILI, ANZIANI E ANCHE LE DONNE, ha previsto più che altro un miglioramento dell’art. 572 del codice penale. Quest’ultimo prevede una pena base, per i reati di maltrattamento in famiglia, che va dai 2 ai 6 anni. Ora, in Italia esistono diversi istituti giuridici (come la pena sospesa, la riabilitazione del condannato, affidamento ai servizi sociali) che consentono di evitare di scontare la pena quando questa si aggira intorno ai 3-4 anni. Nei tribunali delle grandi città, sono talmente tante le cause che il reato a volte cade in prescrizione. Nei tribunali dei piccoli centri, quand’anche si arrivasse alla condanna, molti degli stalker, essendo anche incensurati, spesso riescono, attraverso il patteggiamento e mostrandosi pentiti, ad ottenere una riduzione della pena tale per cui questa alla fine si sospende del tutto.

In Italia quindi una pena compresa tra i 2 e i 6 anni finisce per non essere scontata perdendo così la sua valenza educativa che invece richiede il dettato della nostra Costituzione all’art. 27.”
– Continui.

“Ci sono poi le regole di procedura previste dalla legge 119. Ad esempio, il divieto di avvicinamento alla vittima. Lo stalker in realtà riesce ad ovviare a tale divieto. Gli basta aspettare la vittima ad una distanza diversa da quella indicata dall’autorità. Inoltre la legge ha previsto le cd. CASE PROTETTE, luoghi messi a disposizione della vittima che però si vede costretta ad allontanarsi dalla propria casa. La casa protetta si risolve dunque in un limite che sembra gravare più sulla vittima che non sull’aggressore.

In più la legge prevede che i giudici diano la precedenza ai processi in materia di maltrattamenti. Ma questo può essere fattibile nei piccoli tribunali, non in quelli dei grandi centri dove tantissime sono le cause da seguire.

Una novità positiva contenuta nella 119 può essere l’istituto del PATROCINIO GRATUITO, cioè l’avvocato viene pagato dallo Stato per evitare che la vittima priva di mezzi finanziari, rinunci a difendersi. Ma non tutti gli avvocati sono iscritti agli elenchi per il gratuito patrocinio. Questo perché lo Stato non corrisponde tempestivamente il compenso per l’avvocato che quindi si ritrova spesso a lavorare a titolo gratuito per un bel po’ di tempo.

Soprattutto quando ci si ritrova a non avere un certificato medico, molti avvocati tendono a scoraggiare il proprio assistito adducendo come spiegazione il fatto che la violenza psicologica non è certificabile e, quindi, non è dimostrabile
“L’art. 572 del codice penale usa un termine “maltratta”. Il termine maltratta signica tanto “violenza psicologica” quanto “violenza fisica”.
La mancanza del certificato medico potrebbe al massimo far venir meno il reato di lesioni personali perché si possa quantificare il danno subito”.

E quando si possiede un referto attestante disturbi psicologici e uno stato depressivo?
“Il denigrare, l’offendere nella continuità possono causare una psicopatologia e quindi un danno biologico e alla salute, in questo caso la salute psichica.
È chiaro che dovrà esserci un consulente tecnico-medico a formulare una diagnosi o un referto. Questo è sempre frutto di un’attenta analisi fatta di ripetute sedute in grado di comprovare che la psicopatologia evidenziata è stata causata da una condotta fatta di maltrattamenti abituali. Non è la mancanza di certificato che impedisce la denuncia o, meglio, la querela”.
– Lei dice che il tecnico avrebbe i mezzi per capire quali siano le cause scatenanti lo stato depressivo e se sono imputabili ad un maltrattamento psicologico?
“Certamente. Forse con un minimo margine di errore, ma se il tecnico è preparato e competente può riuscire a dare sufficienti prove o dimostrazioni”.

Si parla di danno alla salute se si devono fare anche trattamenti psicoterapeutici?
“Certamente. E la psicopatologia è un danno alla salute che, come tale, può essere risarcito”.

– Perché si deve puntare particolarmente l’attenzione sulla violenza alle donne?
“Perché i numeri parlano chiaro. A fronte di 3 uomini che subiscono violenza, sono ben 120 le donne vittime di violenza.”

Cosa direbbe alle ragazze e alle donne che non vogliono denunciare per mancanza di fiducia nella giustizia?
“Non siate impulsive né vendicative. Conservate prove e cercate testimoni. Fatevi accompagnare da un avvocato, un genitore, un insegnante quando decidete di recarvi dalle forze dell’ordine”.
– Alcune ragazze si dispiacciono del loro stalker. Vorrebbero sapere che questi più che essere puniti siano rieducati o riabilitati.

“Sono previsti dei percorsi di rieducazione per coloro che mostrano di collaborare con la giustizia non semplicemente per ottenere una riduzione della pena, ma proprio perché si vuole cambiare condotta. Il giudice potrebbe nel frattempo congelare la pena. L’aspetto positivo sta nel fatto che se si vuole ritirare la querela per maltrattamenti non bisogna rivolgersi a carabinieri ma al giudice. Questo perché, prima di concedere la remissione della querela, il giudice potrà compiere accertamenti più approfonditi rispetto a quanto poteva fare il carabiniere che, anche senza conoscere la vittima, avrebbe potuto accettare la richiesta della vittima con un semplice verbale “di accettazione di remissione di querela”.

Come tutelare la vittima dal momento della querela al momento della condanna [periodo a volte che può richiedere 4-5 anni]?
“Al di là del divieto di avvicinamento, o l’applicazione di misure cautelari custodiali di breve durata tra l’altro, non sono previsti altri strumenti dalla legge del 2013 di concreto che risolvano il problema della tutela delle vittime in quel lasso temporale di cui sopra.

Non vi sono almeno proposte a riguardo?
“Prendendo spunto dal sistema giudiziario statunitense che è molto severo in tale materia, si potrebbe ipotizzare tre strumenti:
– trasformare il reato da reato a querela di parte a reato perseguibile d’ufficio. Questo non richiederebbe che la vittima presenti querela perché possa partire il procedimento penale.
– udienza sulla pericolosità del reo, da tenersi nell’attesa che si arrivi al processo e alla formulazione della pena. In questo modo, se il giudice riterrà pericoloso l’accusato potrà da subito imporre delle prescrizioni che avranno l’effetto di spaventarlo e meglio monitorarlo.

– creare una sezione stralcio nei tribunali che si occupi solo dei caso di maltrattamenti, stalking e violenze varie in modo da poter garantire che i processi relativi a tale materia possano iniziare e concludersi nel più breve tempo possibile. Inoltre, i giudici così potrebbero specializzarsi sempre di più diventando più esperti nel prendere decisioni su materie tanto delicate.

Daniela Iannuzzi



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