Economia

Previdenza, Vecchioni: “senza agevolazioni meno 200 mln per le aziende agricole”


Di:

Federico Vecchioni

Il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni (archivio)

Roma – LA mancata conferma delle agevolazioni contributive per zone montane e svantaggiate è stato uno degli argomenti presi in esame dalla giunta esecutiva di Confagricoltura riunita oggi a Roma.

La riduzione delle agevolazioni stabilite dalla legge n. 81/2006 (scese dal 68 al 40 per cento nelle zone svantaggiate e dal 75 al 70 per cento in quelle montane) ha, infatti, comportato dal 1° agosto un deciso incremento della pressione contributiva per le aziende agricole.

“Per i datori di lavoro – spiega Confagricoltura – l’incremento è particolarmente pesante, soprattutto se operano nelle zone svantaggiate; basti pensare che per ogni giornata lavorativa denunciata (ipotizzando una retribuzione media giornaliera di 45 euro lordi) l’aumento contributivo è di 4,45 euro nelle zone svantaggiate e di 0,79 euro in quelle montane“.

In termini macroeconomici il maggior onere annuo complessivo a carico delle aziende agricole supera i 200 milioni di euro. La questione riguarda tutto il territorio nazionale, sia pure in modo diversificato in relazione all’incidenza delle zone montane e svantaggiate e del livello di occupazione agricola dipendente. Ed è particolarmente pesante perché colpisce imprese che operano in aree difficili e che stanno fronteggiando una grave crisi economica che ha sensibilmente ridotto i margini di redditività.

“Senza trascurare che l’aumento della pressione contributiva avrebbe inevitabili e rilevanti riflessi negativi sui livelli occupazionali, con gravi ripercussioni sul piano sociale”.

Per Confagricoltura è quindi “assolutamente urgente intervenire al più presto per confermare le passate agevolazioni, ovvero per creare le condizioni per una razionale stabilizzazione delle misure in questione. In tal senso Confagricoltura sta studiando ipotesi risolutive da proporre al governo”.

VECCHIONI: “RISPETTO AL 2000 PREZZI ALL’ORIGINE DEI PRODOTTI AGRICOLI AUMENTATI EL 10%” – Dal Consiglio Ecofin il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, assicura che “il terzo autunno dalla tempesta dei mercati non sarà di emergenza”, che “puntiamo a rimettere in piedi l’Italia della competitività” e che “il Paese va”. In effetti, commenta Confagricoltura dopo la riunione della Giunta nazionale, in via generale, il calo dei prezzi all’origine dei prodotti agricoli si è interrotto. A luglio si è registrato infatti un aumento medio dell’8,9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno (anche se allora i listini erano tutti fortemente depressi), mentre i costi sono sostanzialmente stabili: -0,9% sul luglio 2009.

“In realtà – avverte il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni – anche questo relativo miglioramento nelle ragioni di scambio agricole non deve trarre in inganno. Rispetto al 2000 i prezzi all’origine dei prodotti agricoli sono aumentati del 10% circa mentre i costi di oltre il 28%. Quindi, anche se la situazione nell’immediato sembra mostrare segni di miglioramento, occorrerà verificare a fine anno l’effettivo andamento del rapporto tra costi e ricavi per avere un quadro ben definito della situazione. Ci sono ancora migliaia di imprese agricole che rischiano di non sopravvivere sino alla ripresa dell’economia”.


Infatti la lista dei settori in difficoltà resta lunga. La tendenza al ribasso di alcuni comparti zootecnici (carni bovine e suini) potrebbe aggravarsi a seguito dell’incremento dei costi dei mangimi, causato a sua volta dall’impennata dei prezzi dei cereali foraggeri. Ci sono dubbi anche sulla tenuta del settore vitivinicolo: alla vigilia della vendemmia i prezzi all’origine sono inferiori del 15% ai livelli medi del 2000 (e solo di circa mezzo punto superiori a quelli dello scorso anno). L’avicoltura potrebbe risentire delle novità normative sul benessere animale, che faranno sicuramente lievitare i costi e Confagricoltura sta intervenendo per evitare contraccolpi troppo duri alle imprese avicole.

Per il pomodoro, poi, è un’annata del tutto particolare. I prezzi sono in caduta libera al Sud a causa dei noti problemi di rispetto del contratto stipulato con gli industriali. Sembra però scongiurato il pericolo che la mancata consegna del prodotto pregiudichi l’incasso del premio comunitario accoppiato (ultimo anno). In ogni caso all’aumentata produttività ha fatto riscontro un calo delle quotazioni sino al 50%. Al Nord, invece, il maltempo ha causato cali produttivi con picchi del 20% ed ha pregiudicato la qualità del prodotto.

D’altra parte c’è da registrare una certa ripresa dei prezzi al consumo e della domanda estera, che sta facendo migliorare le quotazioni all’origine di latte bovino e derivati (+14% circa rispetto al 2009). Inoltre per i cereali, la campagna si è aperta in positivo, specie per i frumenti con aumenti sino al 25-28% tra fine luglio e primi di settembre. In questo periodo in salita anche le quotazioni di mais ibrido nazionale, anche se non oltre il 10%. L’intonazione generale del mercato internazionale è comunque sostenuta e sino a maggio sono aumentate decisamente le importazioni di frumento sia tenero, sia duro. In flessione invece le import di mais.

“Le soluzioni che Confagricoltura ha allo studio per risolvere le crisi di settore – spiega Vecchioni – sono sostanzialmente di quattro tipi; attivare misure per eliminare dal mercato le eccedenze e promuovere destinazioni alternative del prodotto, specie nel caso del pecorino; il rafforzamento dei contratti tra operatori e la ricerca di una loro migliore applicabilità; creare iniziative a favore della liquidità delle imprese, come l’anticipo dei pagamenti diretti comunitari e la concessione di credito di esercizio; qualificare la materia prima nazionale tramite l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta”.

Su quest’ultimo punto, come ha ricordato il presidente, Confagricoltura ha sempre ribadito di essere disponibile a misure di questo tipo solo se introdotte a livello comunitario. Le misure di mercato, invece, come gli aiuti agli indigenti o per destinazioni alternative del prodotto, potrebbero essere previste anche nell’ottica della revisione della Pac per il “post 2013”.


Redazione Stato

Previdenza, Vecchioni: “senza agevolazioni meno 200 mln per le aziende agricole” ultima modifica: 2010-09-08T19:38:45+00:00 da Redazione



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