Foggia

Dissesto idrog. Gargano, Pannella a Foggia: “subito Geologo di zona”


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Foggia, lunedì 08 settembre 2014 – «SIAMO il paese del dissesto idrogeologico figlio di quello ideologico». Queste le parole che da anni, anche qualche decennio, Marco Pannella, leader storico dei Radicali Italiani, ripete per informarci sul gravoso problema che affligge l’Italia. Parole ripetute un po’ da tutti i radicali, e non solo, che ricordano le battaglie del loro leader intraprese in tempi non sospetti, quando il boom edilizio riempì di costruzioni in vari centri costieri, montani e fluviali, divenendo poi urbani.

Oggi a Foggia si è svolto un importante convegno a margine del dramma che in questi giorni sta mettendo in ginocchio la Montagna del Sole. “Il Dissesto idrogeologico e la distruzione dell’ambiente provocano morte. Subito una politica di governo del territorio”. Organizzato dall’ Associazione Radicale “Maria Teresa Di Lascia” di Foggia, con i Radicali Italiani, all’appuntamento sono intervenuti noti esponenti della politica italiana e locale. Marco Pannella è stato l’ospite più atteso e ascoltato. Durante i lavori sono intervenuti il PROF. ALDO LORIS ROSSI, urbanista e docente di progettazione architettonica presso l’Università Federico II di Napoli, il DOTT. Giovanni Calcagnì, del Consiglio Nazionale dei Geologi, l’AVV. FABIANO AMATI, consigliere alla Regione Puglia già assessore alle Opere pubbliche e alla Protezione civile, l’ON. RITA BERNARDINI, Segretaria di Radicali Italiani, MAURIZIO BOLOGNETTI, segretario radicali lucani, GIUSEPPE CANDIDO, segretario associazione “Non mollare” Calabria, ALESSIO FALCONIO, direttore di Radio Radicale, MARIA LAURA GARRIPOLI, Associazione Futura, Venosa (PZ), DANIELA SPERA, Movimento Stop Tempa Rossa, Taranto, l’ON. MAURIZIO TURCO, tesoriere del Partito radicale, l’ON. ELISABETTA ZAMPARUTTI, già deputata radicale, commissione ambiente, l’ON. SERGIO D’ELIA, segretario di Nessuno Tocchi Caino, il Consigliere Comunale di Foggia del M5S, VINCENZO RIZZI, e altri esponenti politici in carica negli anni trascorsi. Grande assente per ragioni istituzionali l’Assessore all’Urbanistica della Regione Puglia, Angela Barbamente.
Maurizio Bolognetti, Segretario Regionali dei Radicali di Basilicata, nel suo intervento ha voluto porre in evidenza non solo aspetti del dramma che imperversa sul Gargano, bensì su ampia scala, quella nazionale. «Questa politica non è capace di ascoltare i morti per frane e dissesti idrogeologici» ha commentato Bolognetti durante il suo intervento al convegno. Un’affermazione che ha trovato convergenze tra i partecipanti poiché ogni azione è sempre postuma agli effetti della natura.

Il prof. Rossi, intervenuto telefonicamente, ha ribadito che in Italia negli anni ’30, in pieno periodo fascista (e qui il colore politico non ha nulla a che fare con le azioni svolte), le azioni intraprese risposero al fabbisogno della collettività. Rossi ricorda come in quel tempo furono svolte azioni di bonifica di molte aree paludose e di costruzione di argini fluviali atti a garantire sicurezza per le popolazioni presenti nell’aera. Azioni svolte con soldi pubblici, pari a circa 200 milioni di lire. Tanti soldi ma spesi bene con programmi e progetti ben definiti, soldi controllati per il fine preposto. Oggi, pone in evidenza il prof. Rossi, i milioni impiegati a tal fine sono centuplicati, spesso utilizzati in emergenza piuttosto che in prevenzione, e gli effetti son sotto gli occhi di tutti.

Tuttavia Rossi punta il dito verso i nostri politici criticandoli di non applicare quel «documento di indirizzo strategico che sviluppa un’ipotesi complessiva sulla programmazione di un territorio, individuando i soggetti interessati, le possibili fonti di finanziamento, gli strumenti e le azioni necessari alla sua attuazione, il cosiddetto Masterplan, uno strumento volontario che è liberamente condiviso e approvato dai soggetti interessati, siano essi pubblici e /o privati, da attuarsi mediante una o più intese ed è caratterizzato da processi partecipativi che sanciscono la validità del suo contenuto ai fini economici e sociali per i cittadini dei territori interessati dal progetto di programmazione territoriale.»

Importante e chiarificatore è stato l’intervento del il dott. Giovanni Calcagnì «Siamo alle solite, quelle emergenze geologiche che attanagliano l’Italia, dove l’emergenza è l’ordinario –ha affermato Calcagnì-. L’Italia è ostaggio di una situazione idrogeologica pericolosa e critica. Sul Gargano si è abbattuto un evento straordinario che oggi sta diventando ordinarietà in molti paesi della penisola. 315 e più ml di acqua piovana in 24 ore è un numero superiore alla norma, ma in continua crescita. Il clima sta cambiando e le politiche messe in atto son ferme».

Più politico ma sostanziale l’intervento di fabiano Amati che, forte della sua esperienza regionale, ha ribadito come la Regione Puglia ha stanziato soldi per prevenire il dissesto idrogeologico, pur sapendo che le regole applicate spesso di atrofizzano negli uffici preposti demandati. In altre parole Amati ha posto l’accento sulla lenta e farraginosa burocrazia che colma gli enti locali. «Le regole ci sono. Sono anche ipertrofiche, con produzioni di leggi eccessive –ha commentato Amati-. Ci vogliono i soldi, non solo quelli stanziati, bensì quelli da programmare. La Regione Puglia –ha proseguito Amati- ha un suo Piano Urbanistico Territoriale per l’assetto idrogeologico. La Regione Puglia lo ha applicato fin dal suo varo, e da allora son diminuiti notevolmente gli abusivismi. Per tal piano la Puglia ha interessato 80 comuni, cui 63 solo per il Gargano. Ma i soldi non bastano, a fronte anche delle emergenze. Ci vorrebbero –conclude Amati– finanziamenti nazionali e europei, oltre che a politiche locali più celeri. Resta inteso che gli interventi vanno eseguiti laddove si necessitano cambiamenti per la sicurezza del territorio e per il fabbisogno personale».

Tra gli interventi che meritano rilievo c’è quello di Vincenzo Rizzi che ancora una volta ha ricordato come la peculiarità del territorio impone azioni mirate. «Non ci si può nascondere dietro le frasi come per esempio “i fiumi dovevano esondare” giacché quei percorsi son stati cambiati per mano dell’uomo. Un cambiamento –ha proseguito Rizzi- voluto per far spazio a costruzioni, spesso abusive e poi condonate, per valorizzare territori costieri nella fattispecie. Costruire camping tra due canali è un’assurdità che oggi la natura ha voluto porre rimedio. Questo è abusivismo legalizzato. Chi ci governa, a tutti i livelli, non sa leggere il territorio, comprenderlo e spesso assecondarlo –ha concluso Rizzi-».

Insomma, tutti i partecipanti son convenuti che per affrontare il problema di dissesto idrogeologico non bisogna attendere l’emergenza, come spesso capita; ci vogliono politiche programmate con indirizzi per specifici e conoscenza del territorio. Pannella, ma anche molti dei partecipanti, hanno ricordato vecchie discussioni affrontate in altre emergenze, dove emergeva la necessità che ogni area, nel caso la provincia, dovesse avere il Geologo di Zona.

Questa figura è evocata da tempo dai radicali poiché è un tecnico locale che sa leggere il territorio, lo comprende e lo analizza, mettendo in pratica azioni di prevenzione e dando suggerimenti, anche condizioni inderogabili se necessario, a chi è deputato a costruire. Tuttavia il problema resta e il dissesto idrogeologico incombe come una mannaia sui nostri colli, pronta a reciderli quando la natura decide di riprendersi ciò che l’uomo ha voluto sottrargli senza criteri che la potessero mitigare e non stuprare.

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(A cura di Nico Baratta – nicobaratta@alice.it)

Redazione Stato

Dissesto idrog. Gargano, Pannella a Foggia: “subito Geologo di zona” ultima modifica: 2014-09-08T23:19:00+00:00 da Nico Baratta



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Commenti


  • Tiziano Dal Farra

    Salve.
    L’#ideologico in questo [sputo, di] “Paese” fa e germina danni da oltre #novantanni, detto per i più distratti.
    Ma la prevenzione [e la Giustizia conseguente, e puntuale] #non porta voti e privilegi…

    http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://www.vajont.info/roubault1970/roubault3full.html
    :

    –>>http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://www.vajont.info/

    Cordiali, amari saluti


  • Tiziano Dal Farra

    … Dal libro in oggetto [1972], che secondo me dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole dell’obbligo, e materia d’esame alle superiori/università!!
    :::::::::
    La personalizzazione delle responsabilità.

    Un fatto mi ha sempre colpito quando dovetti chinarmi sugli atti di un’istruttoria giudiziaria: la diluizionedelle responsabilità. Allorché si cerca di ricostruire la successione delle decisioni, buone o cattive, svoltesi a partire dal giorno in cui il progetto viene abbozzato fino algiorno del compimento dell’opera, non si può fare a meno di constatare la serie impressionante di persone implicate; sicché quando, dopo un incidente, si cerca di sapere chi ne sia il responsabile, ci si accorge con stupore che il responsabile s’identifica in «parecchi», quando non si trattidi «molti». E poiché, beninteso, ciascuno è intervenutosoltanto per una frazione dell’operazione, non appenasembra si voglia attribuire a questo ciascuno una certaparte di responsabilità, la risposta è immediata: «Non sono stato io, è stato lui»; chi, non si sa.

    Adesso, quella che fu per me una convinzione per lungo tempo è divenuta certezza; per uscire dal vicolo ciecoin cui la Francia s’è cacciata tanto per debolezza degli uomini – bisogna dirlo – quanto a seguito di una sbalorditiva proliferazione di norme che altro non sono che un vero e proprio «monumento alla gloria dell’irresponsabilità», occorre mettere termine nettamente a tale pericoloso stato di fatto.

    All’atto pratico, il problema, il più delicato di tutti, vascisso in due parti. Vi sono anzitutto le decisioni da prendere con calma, e in assenza di qualsiasi immediato pericolo; per tali decisioni, s’impone la consultazione a mentefresca di un organismo competente. Ed è a questo chepenso quando chiedo con insistenza la creazione di comitati o commissioni responsabili, abilitate ad autorizzare o vietare le costruzioni nelle zone pericolose.
    Ma in parallelo esistono le decisioni da prendere neimomenti che chiamerei «caldi», cioè quando una sciagura sia possibile o imminente.

    In tale eventualità, se non si vuole che domani si ripetano nuovi drammi, occorre con tutta urgenza personalizzare le responsabilità. Non dovrà più esserci il Servizio X a dover prendere la decisione dopo aver consultatola Commissione Y, la quale designi una Sottocommissione Z, che sentirà il capufficio d’un altro ministero per sapere se l’articolo N della legge del 10 febbraio dell’anno tale,modificata da quella del 13 gennaio anno talaltro, sia onon sia applicabile, eccetera. Dovrà esserci solo il “signor A” adecidere, e presto; toccherà a lui, se lo riterrà necessarioe ne avrà il tempo, prendere tutte le informazioni preliminari, sempre impegnandosi in prima persona; e beninteso il “signor A” dovrà essere designato in anticipo.
    Voglio precisare e formulo dunque con fermezza le seguenti linee1: per le frane di qualsiasi natura bisogna che in ciascun grande settore geografico, per esempio ciascuna valle, sia designato un responsabile con l’autorità necessaria per prendere immediatamente, e senza obbligodi riferire all’autorità superiore, tutte le misure impostedalle circostanze.
    Solo questo permettera di evitare quel ch’è successo alRoc-des-Fiz dove, mentre gli alberi si coricavano e la catastrofe avanzava a grandi passi, mentre nessuno si sentiva abilitato a prendere una decisione, una drammaticaincoscienza spingeva le vittime alla morte.

    Il fatto, del resto, non è particolare della Francia; alVajont, mentre le fessure s’aprivano sulle strade, mentre si sarebbe dovuto gridare «si salvi chi può» e suonarele campane a martello, le autorità prefettizie di Udine e di Belluno siconcertavano gravemente tra loro per sapere se fosse il caso di allarmare la popolazione, e chi fosse abilitato a farlo2.

    Per le valanghe, in ogni paese o stazione di sport invernali dovrà esservi un responsabile della sicurezza, con tutti i poteri per dare ordini ad effetto immediato.

    Per i terremoti, anche qui il caso è diverso; è al governo, ed a lui solo, che incombe la responsabilità d’imporrele norme di costruzione antisismiche nelle zone già inventariate.

    Infine, per tutti i grandi lavori d’ingegneria e soprattutto per le dighe occorre che dal giorno della decisione di costruire al giorno del compimento definitivo – il primo invaso per le dighe – vi sia un solo responsabile con poteri paragonabili a quelli del comandante d’una nave, presso il quale sta un secondo che automaticamente assume il comando se il primo scompare; poiché in mare una nave non può fare a meno di un comandante e la costruzione d’una diga dura vari anni, durante i quali il direttore può morire. Ma in ogni momento, uno solo deve comandare ed essere responsabile1.
    :::::::

    Amari, cordiali saluti, di nuovo

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