Foggia
"I tecnici restauratori, con Salvatore Patete, sono già operativi da stamattina e lavoreranno senza interruzione fino al raggiungimento dello scopo, anche sabato e domenica"

Faragola, Volpe durissimo “Quando ‘l’ISIS’ è tra di noi!”

"Ora attendo di conoscere meglio la situazione. E di capire cosa sarà possibile salvare. Con la speranza che i carabinieri e la polizia, la magistratura indaghi e scopra i responsabili di questo disastro"

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Foggia. ”Ho appena avuto notizia (mentre sono a migliaia di chilometri di distanza, in Malesia) che nella notte è stata incendiata la copertura del sito archeologico di Faragola. O forse sono stati usati esplosivi per far saltare la copertura. Il legno della copertura è ignifugo! Sembra roba da professionisti a giudicare dalle prime foto che ho appena ricevuto. Un danno enorme. Forse irreparabile. Tutta la sistemazione opera di anni di lavoro e di finanziamenti della Regione, di Arcus e ora del MiBACT e della Regione andati in fumo. Non so ancora nulla dei danni provocati alle strutture archeologiche, ai muri, ai mosaici, alle pavimentazioni in marmo, a tutto il sito.

Quattordici anni di scavi, di ricerche, di studi, di lavoro sul campo, di pubblicazioni, di progettazione di un modello di musealizzazione in situ per uno dei parchi archeologici considerati più importanti di Puglia e d’Italia: persi, distrutti, inceneriti dalla malavita o dalla stupidità o da altri interessi? A chi dava fastidio un sito come Faragola? Mi fa rabbia che da alcuni mesi il cantiere era stato sospeso in attesa della ripresa per il completamento del terzo lotto dei lavori di sistemazione, con le installazioni multimediali, il percorso di visita, lo spazio informazioni, il laboratorio didattico per i bambini. Ed erano state sospese anche le visite anche cantiere. Purtroppo è la conferma che quando un sito è lasciato senza una gestione, senza controlli, senza un uso quotidiano, senza una presenza, senza vita, diventa la classica ‘terra di nessuno’ nella quale è facile che i delinquenti o i vandali operino indisturbati.

Ci abbiamo messo tutto in questi anni, io e Mariuccia Turchiano e tanti archeologi Unifg, Roberto Goffredo, Giovanni De Venuto, Giuliano De Felice Giuliano Lad, Antonella Buglione, Giusy Sibilano, Marida Pierno, Giovanna Baldasarre, Marco Maruotti, Vincenzo Ficco, Cinzia Corvino, Alessandra De Stefano e tanto altri, centinaia di studenti, tanti restauratori, i colleghi della soprintendenza: lavoro, ricerca, pubblicazioni internazionali, volontà, impegno, ricerca di finanziamenti, per realizzare un tentativo di cantiere scuola nel quale si sono formati centinaia di archeologi, per coniugare tutela a valorizzazione. Avevamo tanti progetti per questo sito. Non c’è più nulla. Confesso di avere le lacrime agli occhi, per il dolore, la rabbia, la delusione, lo sconforto, come archeologo, come professore, come presidente del Consiglio Superiore BCP del MiBACT, come cittadino!

Ora attendo di conoscere meglio la situazione. E di capire cosa sarà possibile salvare. Con la speranza che i carabinieri e la polizia, la magistratura indaghi e scopra i responsabili di questo disastro. Certo questi disgraziati non fermeranno la nostra voglia di conoscere, di difendere, di valorizzare, di restituire ai cittadini il nostro patrimonio culturale.

”La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio BAT-Foggia da domani (stamani per chi legge,ndr) sarà a Faragola per liberare la cenatio e le terme e mettere in sicurezza i mosaici e i marmi. Si realizzerà una copertura provvisoria e si organizzerà a breve un pronto intervento per salvare il salvabile. I tecnici restauratori, con Salvatore Patete, sono già operativi da stamattina e lavoreranno senza interruzione fino al raggiungimento dello scopo, anche sabato e domenica. Ecco la prima risposta”.

(A cura di Giuliano Volpe, Presidente della Fondazione Apulia Felix onlus, Presidente della Società degli Archeologi Medievisti Italiani)

Faragola, Volpe durissimo “Quando ‘l’ISIS’ è tra di noi!” ultima modifica: 2017-09-08T11:01:04+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    Nella notte fra il 6 e il 7 settembre, ad Ascoli Satriano, provincia di
    Foggia, un incendio è divampato negli scavi di Villa Faragola. Il rogo ha
    interessato la copertura il legno e ha pesantemente danneggiato l’intero
    complesso della villa: come se non bastasse, è stato anche trafugato un
    reperto.

    Le fiamme devastano materialmente 15 anni di studi e lavori, un pezzo di
    storia millenario e un pezzo di identità del territorio ma la
    responsabilità vera e propria dell’atto è da ricercarsi ben più in
    profondità.

    Infatti, i lavori nel sito erano da alcuni mesi sospesi, ma un
    finanziamento di 1.6 milioni di euro era stato erogato per completare
    alcuni servizi per il pubblico, come il laboratorio multimediale o il
    percorso per i bambini. Stando alle parole del sindaco di Ascoli Satriano,
    neanche i servizi igienici erano stati completati, causando una notevole
    riduzione della fruibilità del sito.

    Non è stato possibile, per esempio, organizzare le visite guidate nel sito
    in occasione delle giornate FAI di primavera dello scorso anno, che
    avrebbero convogliato studenti di tutta la provincia e permesso una
    esperienza formativa non da poco. Non poco di dubbio c’è anche sulla natura
    del rogo. Se i vigili del fuoco e i carabinieri sono più prudenti di certi
    giornali nello stabilire se si sia trattato di un rogo accidentale o
    doloso, molti elementi fanno trasparire un quadro decisamente più
    complesso: il frutto della statuetta votiva e il fatto che la copertura
    fosse presumibilmente ignifuga, e un qualsiasi rogo accidentale avrebbe
    impiegato, a detta dei responsabili del sito, almeno 8 ore per incendiarla.

    A prescindere dal metodo di realizzazione, quello che è stato commesso è un crimine contro il nostro territorio non diverso o meno grave di quelli
    commessi da chi trasporta e seppellisce tonnellate di rifiuti sotto la
    nostra terra. Come studenti, non possiamo permetterci di lasciar correre,
    né di cedere al fatalismo di chi vorrebbe che questa storia diventasse solo
    una delle tante disgrazie che capitano da queste parti. Occorre una forte
    presa di coscienza, occorre che i siti che raccontano la nostra storia
    siano vissuti come beni della collettività e non come affare di altri, o
    peggio come peso; occorre che le istituzioni prendano seri provvedimenti
    per tutelare il nostro patrimonio archeologico. Per questo ci sentiamo di
    invitare tutte le realtà cittadine e provinciali, le istituzioni, chi sta
    seguendo le indagini e tutti coloro che non vogliono far finire questa
    storia nell’oblio a vederci ad Ascoli Satriano, per parlare di questo sito
    e di altri come questo, per parlare della gestione dei nostri beni
    culturali e della condizione dei professionisti che se ne occupano, per
    parlare di come rilanciare la lotta contro chi ritiene di poter fare di
    questo territorio ciò che vuole, ad Ascoli come ovunque.

    Nel frattempo, vigileremo sull’avanzamento delle indagini in maniera costante, nella speranza che i responsabili siano assicurati alla giustizia e che nulla di simile possa in futuro verificarsi. La storia è maestra di vita, ma, come disse Gramsci, spesso non ha scolari.
    Link Foggia
    Unione degli Studenti Foggia
    Ucronìa

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