Manfredonia

“Dai domiciliari in carcere, ma senza 2 reni. Ancora nel CDT per i ritardi della Giustizia”


Di:

Gli avvocati Innocenza e Giovanni Battista Starace di Manfredonia, legali del 34enne, classe 1977, Antonio Rignanese (ST)

Manfredonia – IN carcere per spaccio di droga, durante la detenzione gli asportano i reni. Questo dopo un iniziale trattamento farmacologico e mancato riscontro dei sintomi sofferti. Da qui i domiciliari. Dunque una nuova OCCC (per droga), nuovo carcere, nonostante il quadro clinico già emerso. Attualmente nel CDT (centro clinico penitenziario) di Bari, ma con un quadro di “incompatibilità fisica” causa le condizioni della struttura, nonché il “possibile pericolo di vita e il rischio di non poter ricevere il trapianto dei reni”.

E’ la storia del manfredoniano Antonio Rignanese, classe 1977, seguito in una causa penale e civile dagli avvocati di Manfredonia Innocenza e Giovanni Battista Starace. L’uomo, già detenuto presso la Casa circondariale di Foggia dal 2004, “sempre per spaccio di stupefacenti”, avverte “dall’ottobre 2006 un peggioramento del proprio quadro clinico”. “Nel 7 ottobre 2006 (da cartella clinica del penitenziario datata 11.2004): la sintomatologia di una cruralgia (dolore lungo la faccia anteriore o antero-interna della coscia, che segue il decorso del nervo crurale; spesso associata a mal di schiena, in quella che viene definita lombocruralgia; in questo caso il dolore, originando dalla schiena, colonna lombare, si irradia verso l’inguine e la faccia anteriore della coscia, talvolta fino al ginocchio. La causa più comune è l’ernia o la protrusione del disco intervertebrale L3-L4, ndR), trattata farmacologicamente con degli antispastici. Dunque il 16 giugno 2007 ancora il riscontro di una cruralgia trattata ancora con degli antispastici. In seguito dei dolori di “tipo addominale”. Il 24 dicembre 2007 un’ecografia. Il 19 febbraio 2008, dopo una Tac, il rilevamento di una neoplasia renale. Il 16 marzo 2008 il riscontro di un carcinoma sempre renale. Nel giugno 2008 il 34enne, classe 1977, Antonio Rignanese subisce l’asportazione di entrambi i reni”.

L’operazione antidroga della Guardia di Finanza nel luglio 2011: 13 OCC, una ai danni del 33enne Antonio Rignanese. L’uomo dai domiciliari al carcere. Da qui la detenzione domiciliari (su richiesta dei legali citati) nell’abitazione di Manfredonia, “con dialisi effettuata presso Casa Sollievo e della Sofferenza di San Giovanni Rotondo”. Tuttavia, lo scorso 22 luglio 2011, la Tenenza (ora Compagnia ) della Guardia di Finanza di Manfredonia, del Comandante Ten. Enrico Della Valle, termina un’operazione antidroga (Produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti e psicotrope e Violazione della sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno) con l’esecuzione di 13 ordinanze di custodia cautelare, con la ricostruzione di oltre 600 episodi di spaccio che avevano fruttato ai componenti dell’organizzazione ricavi variabili tra i 5 e i 10 mila euro a settimana. Tutti di Manfredonia i soggetti coinvolti nell’indagine, tranne 1 di Cerignola e 1 di San Severo, 9 disposizione per il carcere, 2 per i domiciliari, 1 con obbligo di dimora. Fra le OCCC (Focus operazione antidroga GdF Manfredonia) una eseguita anche ai danni di Antonio Rignanese , classe 1977 (alias «Cavafang»). La Magistratura di Sorveglianza di Bari sostituisce dunque i domiciliari dell’uomo con il carcere. “Questo nonostante il ciclo di dialisi da compiere – dicono i legali – e la condizione di malato terminale, per il quale non ci sono cure”.

I legali fanno richiesta per la nomina di un medico legale, per accertare il quadro clinico di Rignanese. Si tratta del dottor Umberto D’Orsi di San Severo. Il medico diagnostica una situazione di “incompatibilità clinica” dell’uomo con la detenzione presso la casa circondariale, proponendo il CDT (centro clinico penitenziario) di Bari, in sezione comune con il carcere barese. “Ma lo stesso dottor D’Orsi sottolinea le condizioni igienico-sanitarie disastrose, non a norma, del Centro clinico penitenziario del capoluogo barese, soprattutto in considerazione delle condizioni di salute di Rignanese, al quale erano stati già asportati 2 reni. Nell’agosto 2011 Rignanese invia una lettera ai legaliInnocenza e Giovanni Battista Starace: “non posso stare più nel CDT di Bari”, dove sarebbero stati presenti “anche persone con epatite virale, con il nostro cliente in una situazione di potenziale esposizione critica”. Rignanese Antonio rinuncia alla detenzione presso il CDT di Bari, chiedendo la detenzione nella sezione Comune del Carcere di Bari. “Sottolineiamo la situazione al magistrato Diella del Tribunale di Foggia – dicono i legali – che stabiliscono la detenzione nel CDT di Bari. Il magistrato Diella dispone a sua volta degli accertamenti accurati sulle condizioni igienico-sanitarie dello stesso Centro clinico penitenziario di Bari, in considerazione dello stato di salute di Rignanese”. Ma gli accertamenti sul CDT di Bari “non vengono mai disposti”, dicono i legali. La direzione della Casa circondariale di Bari non rimanda Rignanese al CDT nonostante l’obbligo esistente, “in considerazione della non valenza della rinuncia alla permanenza nello stesso centro clinico”, dicono i legali. “Nel frattempo il magistrato Diella va in ferie, ritorna il titolare dell’inchiesta, il GIP, dr.ssa R. Curci”. I legali presentano un’istanza segnalando al magistrato foggiano che l’assistito non era presente nel CDT di Bari, e che lo stesso centro clinico non fosse “idoneo e compatibile” con le condizioni cliniche dello stesso. “Il 21 settembre 2011 Rignanese torna nel CDT di Bari”. La dottoressa Curci nel frattempo aveva disposto la detenzione nel centro clinico barese, con la richiesta di una nuova perizia da parte del chirurgo, medico legale D’Orsi, dirigente medico U.O. Medicina legale azienda O.U. Ospedale Riuniti di Foggia. Medico per il quale “Rignanese non poteva stare nel CDT ma in un luogo asettico, senza la presenza di altre soggetti con patologie, come in questo caso l’epatite. Una situazione non idonea e che esponeva ed espone potenzialmente ad un rischio il nostro assistito”.

Carcere, esterno corridoio (archivio, Ph: radio100passi.net)

La relazione di visita specialistica medico-legale eseguita dal dottor D’Orsi su Rignanese Antonio. Il Gip dr.ssa Curci chiede al dottor D’Orsi “(..) se nel periodo nel quale il Rignanese è stato detenuto (presso struttura carceraria, ndR) siano mutate le sue condizioni di salute e se quindi le patologie da cui è affetto siano tali da rispondere tuttora ai trattamenti terapeutici. (..) altresì se (..) siano garantiti effettivamente e concretamente all’indagato i cicli di emodialisi ed i trattamenti di cui ha necessità e con la frequenza prescritta dai sanitari”. Al fine di assolvere l’incarico al medico legale D’Orsi vengono concessi 8 giorni dall’inizio delle operazioni peritali fissate alle ore 10 del primo ottobre 2011, presso la Casa circondariale di Bari. Allo stesso perito, medico legale, la possibilità di estrarre copia degli atti delle cartelle cliniche esistenti presso lo stesso carcere barese. Gli accertamenti vengono svolti presso l’infermeria del carcere di Bari, alla presenza naturalmente del detenuto Antonio Rignanese previo disamina delle cartelle cliniche, dei referti clinico-strumentali, e con consulto con colleghi in servizio in qualità di medici penitenziari ma senza la presenza di nessun consulente medico di parte. Si ricorda che Rignanese era ristretto in ambito carcerario a Bari dall’8 luglio 2011, transitato nel CDT il 21 settembre 2011, previo provvedimento del Gip di Foggia del primo settembre 2011. Come si legge nella cartella clinica penitenziaria del detenuto è risultato che in alcuni casi Rignanese ha rifiutato la terapia serale prescrittagli e le sedute emodialitiche programmate ed anche di alimentarsi per il mancato trasferimento”. Il dottor D’Orsi suggerisce al Gip del Tribunale di Foggia il ricovero (27.09.2011, ore 16) presso la sezione Detenuto del Policlinico di Bari. Fino al 29 settembre 2011 Antonio Rignanese prosegue nel rifiuto della terapia medica. “L’obiettività clinica è sostanzialmente sovrapponibile a quella accertata nella precedente visita del 3 agosto 2011”, scrive il medico legale, con conferma dell’attuale collocazione di Rignanese presso il Centro clinico penitenziario (CDT) di Bari, in comunanza con 3 detenuti, uno dei quali affetto da “epatite virale, non meglio precisata”. “Il soggetto è affetto da uremia cronica terminale in costante trattamento emodialitico periodico trisettimanale (..) le attuali condizioni (..) configura in modo indubbio il concetto di malattia particolarmente grave (..) la collocazione nel CDT di Bari non è idoneo atteso il rischio di eventuali sovra infezioni (..)”. Da qui “non idonea la collocazione presso la sezione comune della Casa circondariale di Bari, ovvero quella (..) di Foggia per una incontestabile impossibilità gestionale del paziente (..) per la sua patologia sofferta (..)”. “(..) Sarebbe opportuno proporre – scrive il medico legale al Gip, con data 4 ottobre 2011 – eventuale ricovero presso strutture sanitarie in regime di restrizione (Policlinico di Bari, Casa di cura Santa Rita) ma non oltre i 60 giorni, in regime di detenzione domiciliare (..)”.

“Il 6 ottobre il Gip dr.ssa Curci dispone gli arresti domiciliari – dicono i legali – presso la Villa Santa Rita di Bari , casa di cura privata. Ma il nostro assistito non può andarci causa mancanza del provvedimento da parte del Tribunale di Sorveglianza. Oggi è ancora nel CDT di Bari, ricordando infatti che quando scatta una nuova ordinanza di custodia (come nel caso dello stesso Rignanese, ndR) avviene la revoca del provvedimento precedente (cessazione di misura in questo caso da parte dello stesso Tribunale di Sorveglianza). “Siamo stati obbligati ad inoltrare una nuova procedura allo stesso Tribunale” dicono i legali Innocenza e Giovanbattista Starace. “Fino a lunedì’, forse martedì, Rignanese Antonio sarà detenuto presso il CDT di Bari. Crediamo che causa i tempi tecnici della magistratura si stia mettendo in pericolo il diritto alla salute del nostro assistito, oggi non tutelato. La Casa Circondariale di Bari e i sanitari del CDT non hanno mai segnalato nulla sulla situazione di degrado igienico-sanitario nella struttura, né tantomeno sulla situazione clinica dello stesso Rignanese, potenzialmente esposto a infezioni, poiché detenuto con altre 2 soggetti, di cui uno ha dichiarato di essere affetto da epatite virale . Questo nonostante il Gip titolare dell’indagine avesse richiesto una segnalazione – alla direzione del Carcere barese ed ai sanitari del CDT – di qualsiasi cambiamento delle condizioni cliniche di Rignanese. Non possiamo contestare la correttezza formale dei magistrati ma non sicuramente l’immoralità e la disumanità dei sanitari del CDT e dei dirigenti del carcere di Bari”.


Una causa in corso contro il Ministero di Grazia e Giustizia, una ipotetica contro sanitari CDT e carcere di Bari.
“In corso una causa di risarcimento danni contro il Ministro di Grazia e Giustizia, con una richiesta di circa 700mila euro – dicono gli avvocati Innocenza e Giovanbattista Starace – per colpa medica e per la mancanza da parte del medico penitenziario di accertamenti più approfonditi sulle condizioni di salute del Rignanese”. Si ricorda che il detenuto non può godere dell’assistenza medica esterna “in modo autonomo”. Solo infatti il Tribunale (la Magistratura) della Sorveglianza (che si occupa della sorveglianza sull’esecuzione della pena, nel settore penale, e, temporalmente, dopo che la sentenza di condanna è stata pronunciata) a poter autorizzare l’assistenza medica lontana dalle cure mediche del penitenziario, su segnalazione naturalmente degli stessi medici legali del carcere. “Siamo di fronte – dicono i legali – ad una evidente situazione di superficialità, commessa dai medici, nel valutare le condizioni cliniche del nostro assistito durante la detenzione cautelare a Foggia. Possibile anche un ricorso contro i sanitari del CDT e la dirigenza della Casa circondariale di Bari “qualora emergesse un aggravamento delle condizioni di salute di Rignanese”.

Aggiornamenti. In seguito la notizia dell’accoglimento, da parte del Gip di Foggia, dei domiciliari per Antonio Rignanese, dopo l’istanza presentata dall’avvocato I.Starace.

Redazione Stato, gdf@riproduzione riservata

“Dai domiciliari in carcere, ma senza 2 reni. Ancora nel CDT per i ritardi della Giustizia” ultima modifica: 2011-10-08T12:42:27+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Massimo Sher

    Egr. avvocati, siamo completamente a favore della vostra battaglia ! Complimenti per l’impegno UMANO e professionale che ispira il vostro agire ! Anche a Milano Opera ci troviamo in situazioni simili e le perizie mie come CTP con le CTU disposte dal TdS sono spesso disattese dalla direzione del carcere e dal dirigente sanitario . Seguiremo con attenzione l’evolversi del vostro caso e contiamo di conoscerVi entro breve.
    Molto cordialmente. appaiono


  • Marco

    Se il sig. Sher conoscesse meglio, non solo il quadro clinico così ben catastroficamente dipinto dai due valorosi difensori, ma la vita “professionale” (in sprezzo alla sua condizione fisica) del “caso umano” in questione che con la sua attività ha ridotto in condizioni simili alle sue decine di persone, forse un pò si ricrederebbe, anche perché lotte del genere lei le farebbe anche gratis….cordialmente

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