Macondo

Macondo – la città dei libri


Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Con le ali nel mondo ed i piedi nella terra ∞
di Piero Ferrante

Avere radici. Mettere radici. Estirpare radici. Piantare radici. Cercare radici. Un solo sostantivo per tante combinazioni verbali. Un sotsntivo, appare immobile, affondato sotto un cumulo di terra e dunque fermo. E’ invece seme, principio, Big Ben di un susseguirsi si mond che s’incontrano, che si scontrano, che si completano. Ogni radice è l’inizio, mai la fine. E’ la vita che si dipana tendendo tronco e rami verso la direttrice del mondo. Ogni radice è racconto. Raccontare una radice significa decifrare il mistero itinerante del viaggio, il placido calpestìo del tempo.

“Se dico radici dico storie”, (edito da Laterza) è la messa in posa dell’edificio radicale chiamato ‘narrare’. Il suo capo cantiere, mastro poeta Gian Luca Favetto, piemontese per vocazione, viaggiatore per natali. Il suo sforzo è sforzo di parole. “Se dico radici dico storie” non va alla ricerca di una trama. Chiaramente, non cercandola, non la trova. E se volete un romanzo che appassioni, che intrighi, che contenga anfratti e scorribande, magie e risoluzione, lo odierete. Perché questo libro scruta nella sfera della poesia con l’intento già affermato di poetare.

Nel tentativo di ripercorrere la propria genealogia familiare e con l’obbligo fissato di rappresentare se stesso, Favetto mette al mondo un libro di colori e di ricordi, di umori e di memorie, di immagini e di tanto passato. “Ognuno coltiva il suo guardino di cose memorie pensieri dubbi curiosità e se lo porta dietro, sempre dietro, dietro e dentro”. Il dentro ed il dietro di Favetto è l’oggetto stesso di questo agile testo, ne è il nocciolo. Una biografia musicale, un manuale di filosofia individuale, una serpentina fra città paesi campanili viaggi e prime volte. Sono le meraviglie antropologiche che Favetto decrive. Le fantasticherie mirabolanti cedono il passo allo sguardo che s’arresta sulle cose sempplici. Una scalata con gli amici fino alla sorgente del Chiarella, i prtai e i campeggi, una partita di pallone sognando di essere un portiere di grido, il cibo giapponese.

L’autore fa da contraltare geografico a Franco Cassano. E per funzionare, funziona. La sua letteratura, corpo (tematiche) e anima (linguaggio) è la traslazione settentrionale del pensiero meridiano. E’ la sua riproposizione in chiave verde, con fiumi e valli invece di mari e navi e un’antica antropologia alpina che, lungi dal volger lo sguardo verso Oriente, ammira, placida, il nord montanaro e valligiano, riconoscendosi nell’eco e nel dialetto pastorale. E’ tutto qui, nelle corde delle 150 pagine che compongono il libro. Favetto le tocca, le suona, articola gli accordi, li mette in fila, ci canta su. Il suo modo di essere e di essere cresciuto rischia di farsi identità. Ed allora via, verso un nuovo viaggio che soppraffaccia il pericolo dello schematismo dogmatico.

“Se dico radici dico storie” è fatto della stessa materia di cui sono fatti i viaggi (ci scuserà Neruda). E’ un lungo racconto narrato di fronte al fuoco, dove pensieri e leggende, pellegrini e miracoli convivono in perfetta sincresia. Ma è anche un rettile senza capo-corpo-coda. E questo, per l’intenzione affidatagli dall’autore, è un bene. Fluttua, svolazza, scorazza di pagina in pagina, di capitolo in capitolo. Gira il globo terrestre, tocca le città e non le possiede, cuce vestiti e non li indossa se non per fugaci attimi. E’ un libro che può essere incominciato a leggere senza rispetto per l’ordine cardinale delle pagine. Senza prospettiva, perché pieno di prospettive. Sfaccettato ma tutt’altro che complesso. Anzi, semplice. Come vivere la vita. Come leggerla.

Gian Luca Favetto, “Se dico radici dico storie”, Laterza 2011
Giudizio: 3.5 / 5 – In movimento
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∞ Un libro è per sempre ∞
di Roberta Paraggio

Nella luce soffusa che odora di carte e inchiostro vive un libraio speciale, quello che da sempre si vorrebbe incontrare, per perdersi tra gli scaffali dei sogni fatti di parole e non uscirne più. Lui abita in una città di cui non ci è dato conoscere il nome, attaccato ai suoi libri come se ne fosse parte integrante, il Libraio di Règis de Sa Moreira va al di là del testo letterario, oltrepassa le 123 pagine che ci troviamo davanti per venire ad insinuarsi nei nostri desideri di libri. Nostri, si, perché questo personaggio che resta senza nome per tutto il libro, parla a chi con i libri sorride, a chi ne odora le pagine, a chi ne sente la consistenza e la vibrazione, a chi in un libro si immerge a pieno, creando nella sua mente volti, luoghi e situazioni che restano incollati in un tempo tutto personale.

Perché i libri per il Libraio sono un modo per sentirsi amato, compreso, difeso dall’ignoranza ad oltranza, una difesa che non è altezzosità ma voglia di rifugiarsi altrove, il Libraio non è elitario, vorrebbe condividere le sue tisane con clienti sempre più fugaci e distratti, che spesso dimenticano il posto in cui si trovano, perché lui si nasconde, per donargli quell’impressione confortante di essere soli tra migliaia di libri, tra le molteplici ed infinite possibilità di immaginazione.
Questo ometto non è mai solo, e, sta componendo una storia fatta di pagine strappate ad altri libri, una summa di emozioni che gli richiamano alla mente ricordi ed immagini, fratelli lontani con cui ha un rapporto epistolare del tutto inconsueto.

Il libraio, non ha una casa perché vive nella sua libreria, a distrarlo solo il pudupupudupù della porta che si apre. Certi giorni è triste, poi apre un libro che ha già letto mille volte e diventa felice, sorride, ne accarezza la copertina con la serenità di un innamorato appagato ed amorevole. Sogna ad occhi aperti e sogna di leggere, i libri non li lascia mai, durante la notte la porta resta aperta, per accogliere lettori insonni, lettori indecisi, lettori colpiti dalla sindrome da ultima pagina, testimoni di Geova che vengono ad annunciare la fine del mondo e postini che sbagliano indirizzo.

Un’umanità stralunata e senza nome circola tra gli scaffali, dove la catalogazione segue un ordine affettivo e personalissimo, e, dove, grazie alle avide letture non si rischierà mai di trovare un brutto libro, perché il libraio, prima di sistemarli, i libri, li legge tutti. Un libro per lettori rapaci, per quelli che leggendo avidamente si ritroveranno sorpresi ad esclamare “ma anche io anche io faccio così!”

Règis de Sà Moreira, “Il libraio”, Aìsara 2011
Giudizio: 3 / 5 – Sognante
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∞ Athos Fadigati, omosessuale! ∞
di Angela Catrani

Leggere Giorgio Bassani adesso, nella nostra contraddittoria contemporaneità, dove tutto è falsamente lecito e nulla è in realtà davvero permissibile, dove il “celodurismo” vige come sovrana e incontestata legge, dà un leggero senso di vertigine, perché davvero nulla è cambiato in Italia, negli ultimi ottant’anni. Siamo a Ferrara negli anni tra le due Guerre Mondiali: Athos Fadigati è un bravo e stimato otorinolaringoiatra, dotato di pazienza, competenza medica e un accogliente e modernissimo studio, in cui il cittadino borghese pagante si sente finalmente parte di una élite colta. Lo stesso Fadigati veste con ricercatezza, frequenta teatri e artisti, è inserito nei Club più ricchi della cittadina. Ma ama mescolarsi al volgo, cerca la compagnia di soldati e giovani studenti, non si decide al matrimonio benpensante. La corrente maliziosa comincia a mormorare di una sua appartenenza a “quelli là”, lo valuta secondo una mentalità scandalistica e compiacente, lo snobba perché non si adegua, perché rimane fedele a sé stesso fino in fondo, fino alle estreme conseguenze.

Tra questi soffi di gelide cattiverie Fadigati cerca una compagnia più rilassante nei giovani della città, tra gli universitari che ogni mattina percorrono in treno il tratto Ferrara-Bologna. Tra costoro, oltre al pietoso narratore, c’è anche un bel ragazzo, ombroso e misterioso, che con voluta cattiveria provoca il dottor Fadigati al limite della buona educazione. Naturalmente la rovina sociale, economica e personale del dottore arriverà presto, e sarà definitiva. Una condanna senza remissioni, senza possibilità di appello per questo dolente uomo, preda della passione più sfrenata.

Un grande romanzo, in cui tra una descrizione e l’altra della campagna padana nella ritmata cadenza del treno e nelle medesime atmosfere che leggiamo anche ne “Il giardino dei Finzi-Contini”, Bassani ci racconta una storia pietosa, moderna, senza pudori o veli. Ma soprattutto ci insegna che il giudizio delle “brave persone” è sempre inutile, e purtroppo inevitabile.

Giorgio Bassani, “Gli occhiali d’oro”, Mondadori 2011 (ult. rist.).
Giudizio: 4 / 5
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I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Woodie Guthrie, “Questa terra è la mia terra”, Marcos y Marcos 2011
IL SAGGIO: Don Marcello Cozzi, “Quando la mafia non esiste”, Ega 2008
IL CLASSICO: William Faulkner, “Bandiere nella polvere”, q.e.

VENT’ANNI DI TEN. PEARL JAM, CUORE ROCK
Aa. Vv., “Pearl Jam”, Fratelli Spada Edizioni 2010
Luca Villa, Daria Moretti, “Pearl Jam evolution”, Chinaski 2009
Francesco Rosati, “Pearl Jam 1991-2006. Atto di rivolta”, Editori Riuniti 2006

I LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA DALL’1 AL 7 OTTOBRE (masedomani.com)
1. Paulo Coelho, “Aleph”, Bompiani 2011
2. Erri De Luca, “I pesci non chiudono gli occhi”, Feltrinelli 2011
3. Melissa Hill, “Un regalo da Tiffany”, Newton Compton 2011

Per contatti, segnalazioni, consigli, comunicazioni, collaborazioni: macondolibri@gmail.com

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2011-10-08T01:22:14+00:00 da Redazione



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