Capitanata

“Non spegniamo la luce sugli operai del settore lapideo”

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Lavoratori marmo Apricena (st)

Foggia – ERA l’agosto del 1989. Gli operai apricenesi, e in seguito di tutta la Capitanata, si apprestavano ad avviare migliaia di ore di sciopero in quel periodo che venne rinominato “l’Autunno Caldo delle Cave di Apricena”. Non tanti anni fa, ma storicamente un’era lontana. Stavo per compiere appena un anno mentre il mondo stava cambiando i suoi connotati. Di lì a breve, sarebbe crollato il Muro di Berlino che avrebbe portato anche alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, in Italia il Pci si stava preparando per lasciare il campo al Pds e stava per scoppiare “Mani Pulite”, del quale viviamo ancora oggi gli strascichi.

Ad Apricena, si lottava per un diritto sacrosanto: la sicurezza sul lavoro nelle cave dopo gli eventi drammatici che si erano consumati negli anni precedenti. La classe operaia inaugurò una stagione di scioperi e di lotte per ottenere dei diritti che sono propri dell’uomo. Le lotte precedenti già avevano segnato il solco in quei luoghi; c’era stata la contrattualizzazione di tutti gli operai, il rispetto degli accordi sindacali, i diritti di sciopero, il riconoscimento dello straordinario in busta baga. Però, mancava ancora qualcosa; nonostante fossero cambiati gli strumenti di lavoro, nelle cave si respirava l’aria che l’incolumità dei lavoratori era ancora a rischio. Il risultato fu una stagione di lotte sindacali che portò ai risultati auspicati, nonostante il diniego iniziale degli imprenditori. Oggi, come allora, gli operai del settore lapideo di Apricena si ritrovano in una situazione precaria; da quasi due anni chiedono il rinnovo del contratto di settore nell’assoluto silenzio degli imprenditori, che oggi, come allora, disertano i tavoli tecnici e rifiutano il dialogo. Nel frattempo, il mondo è cambiato per davvero, anche nei luoghi che 24 anni fa vivevano in condizioni instabili c’è stata un’evoluzione rilevante dello status dei lavoratori, della società e della politica. In Italia e ad Apricena, sembra quasi che il tutto vada in controcorrente con il resto, c’è un arretramento sociale generalizzato. Oggi, come allora, c’è bisogno di riprendere i sani principi e i veri valori della cultura del lavoro e della democrazia. Gli operai stanno lottando per i loro diritti e il nostro compito è di supportarli costantemente.

ERA L’AGOSTO DEL 1989, SEMBRAVA CHE TUTTO STESSE CAMBIANDO E INVECE E’ TUTTO ANCORA FERMO LI’, ALL’AGOSTO DEL 1989. A quella divisione perenne, di un fenomeno prevalentemente italiano, tra operai e imprenditori che non aiuta le condizioni dei primi e non agevola la crescita dei secondi. Non spegniamo la luce della speranza e dell’informazione sugli operai del settore lapideo; loro sono il motore e la linfa dell’economia locale, e il rinnovo del contratto richiesto dai rappresentanti sindacali è un diritto sacrosanto sancito dalla Costituzione. I Sindacati chiedono: “Innovazione, sviluppo tecnologico, crescita dimensionale, qualificazione professionale, sicurezza per far crescere il comparto e difendere il salario dei lavoratori e il potere d’acquisto in busta paga”. In tutto il mondo è successo che gli industriali, soprattutto in momenti di crisi e di congiutura economica come questo, si sedessero al tavolo con i Sindacati e, scesi dal piedistallo, hanno sempre cercato di trovare un compromesso tra le parti. Anche ad Apricena, gli imprenditori hanno il dovere di rispettare i lavoratori e sedersi al tavolo delle trattative per cercare una soluzione condivisa da tutti. Non spegniamo la luce sugli operati del settore lapideo.

(Nota inviata a Stato da M.Galullo)



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