GarganoManfredonia

“Un fremito d’ali. La vita di Padre Pio vista dagli Angeli”

Di:

Carovigno – DOMENICA 16 novembre, a partire dalle ore 20 presso il Teatro Italia di Carovigno in via Montegrappa n°54, si terrà il musical dal titolo “Un fremito d’ali. La vita di Padre Pio vista dagli Angeli” sulla vita di Padre Pio, firmato da Carlo Tedeschi, che marca soprattutto l’adolescenza del giovane Francesco (Padre Pio) e della sua scelta dopo i travagli comuni ad ogni giovane. Lo spettacolo è a cura della compagnia teatrale “Lo specchio di Francesco” di Triggiano (BA) e rientra nella programmazione del Laboratorio Urbano di Carovigno presso il Teatro Italia nell’arco del progetto “L’Officina del Sapere – Tutto lo spettacolo dal vivo”.

LO SPETTACOLO. La vita del Santo di Pietrelcina si visualizza nello spettacolo con rapidi flash di stampo cinematografico che, fedeli alle fonti storiche ufficiali, la descrivono, la rendono fruibile, la donano ,come spiega lo stesso Tedeschi, attraverso uno straordinario strumento: gli occhi degli Angeli. Il musical, infatti, si struttura nel particolare rapporto che il Santo ha con il mondo dell’invisibile ed evidenzia gli aspetti più mistici, ma anche quelli più umani di una personalità sostenuta da una fede incrollabile. La figura di Padre Pio incarna le aspettative, la ricerca, la lotta dei giovani. È uno dei giovani del mondo che si affaccia alla vita sentendosi spinto verso qualcosa da decifrare nel tempo ed è soprattutto ai giovani che quest’opera è dedicata, giovani che potranno in tal modo riscoprire nella figura del santo un nuovo modo di vivere la bellezza della spiritualità. Fedele alla propria vocazione cristiana che permea gran parte della sua produzione, Tedeschi ha accettato l’invito di scrivere il musical realizzando uno spettacolo semplice, immediato, comprensibile a chiunque, come lo era il linguaggio del santo, e pertanto di grande stimolo per chi voglia trovare o ritrovare una fede vera, sentita, vissuta nella concretezza.

LA TRAMA. La vita di Padre Pio da Pietrelcina, San Pio, si visualizza nello spettacolo attraverso gli occhi degli angeli, sempre presenti. Accanto a questi s’avvicendano creature diaboliche, uomini maestosi, personaggi celesti che portano alla luce ciò che non si vede, l’invisibile della vita di Francesco Forgione. Un ragazzo come tanti, fisicamente debole, fragile, colmo di ansie, paure, timori, angosce, ricco però della spinta, ricercata e voluta, verso il bene, il buono, il bello ed il pulito. È un giovane che s’innamora dell’amore di Dio, al quale da spazio in sé. Un amore di cui non può più fare a meno, un amore che gli costa lotte e sacrifici. È fedele all’invito dell’Uomo Maestoso, come egli stesso lo definisce, a combattere contro un uomo di smisurata altezza con volto orrendo. In premio gli offre una corona ed un’altra, più preziosa ancora, d’oro e a forma d’aureola, lo cingerà se lotterà oltre, fino alla fine. Il giovane, che prenderà il nome di padre Pio, continua così la sua vicenda terrena, attraverso una lotta spietata, in virtù dello speciale sentimento che lo lega all’Uomo Maestoso. In una toccante coreografia, l’anima fremente di padre Pio si rende visibile in un danzatore che, “uscendo” dal corpo, balla uno struggente “dialogo interiore”, come allo specchio. Gli occhi del suo Angelo Custode, che teneramente chiama Angiolino mio, lo guardano dolcemente, appassionatamente e con l’angustia perenne che possa perdersi, che possa non sentire più la sua presenza o non voglia più ascoltarlo né incontrarlo, come solitamente accade nelle estasi. Viviamo, insieme all’Angelo, le sue trepidazioni così come il suo amore per Padre Pio, riflesso splendido dell’amore di Dio, che lo soccorre quando è giovane e poi uomo maturo.

Amore che inala in lui il respiro di Dio, che lo sostiene nel vivere la sofferenza di Gesù mentre si fonde nel Signore e questi nella sua creatura, che docilmente diviene, anche nella carne, un altro Gesù. Il cielo si apre a noi, l’invisibile si rende visibile, l’impossibile possibile nelle carni del giovane ragazzo di campagna, che balza agli onori del cielo per aver seguito una voce, donata a tutti e che in lui trova la docilità dell’ascolto: “Ubi est Deus tuus?”. Lo vediamo, alla fine della vita, esausto, accasciato sulla poltrona, a testa china, mentre l’anima abbandona il corpo ed il suo Angelo, innamorato, la può finalmente accarezzare, stringere, toccare e accompagnare, ormai sicuro, che il loro amore sarà in un fremito d’ali per sempre luce di Dio.

Redazione Stato



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi