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"Baobab ha chiuso. Funzionava da dieci anni"

Tra accoglienza e business. Integrazione addio, in Capitanata non serve

"Per fare accoglienza e integrazione servono poco i libri e ancor meno il buon cuore"

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Baobab ha chiuso. Funzionava da dieci anni. Migliaia di stranieri hanno trovato in quel luogo un punto di riferimento. La Casa dei diritti è quasi sempre chiusa. Gli immigrati non si vedono mai e di tutte le attività che si sarebbero dovute svolgere non vi è nemmeno l’ombra. Nel frattempo si sono aperte e si aprono nuovi centri per l’accoglienza. A Manfredonia sono circa 40 gli immigrati presso gli Scalabrini e altrettanti nella Casa della Carità. Numerosi i progetti di accoglienza di rifugiati nei comuni dei Monte Dauni e arrivi sono previsti a S. Giovanni Rotondo e Vico… Pare che saranno impegnate una decina di altre strutture.

Nell’opinione comune non si fa differenza tra i vari progetti, per cui le manchevolezze dell’uno si trasferiscono sugli altri. Per ogni immigrato 35 euro al giorno. Questo spiega l’interesse delle cooperative che finora facevano altro e dei privati. Il problema è stato messo in luce dal Sindaco di Vico, che, convocato in prefettura per l’ospitalità in un albergo di S. Menaio di cento immigrati (ma forse saranno la metà), ha detto che non si tratta di accoglienza ma di business. Se è necessario accogliere sul territorio un numero concordato cui partecipano tutti i comuni non si può dire di no; ma trasformare una località turistica in un ghetto…

Che cosa fa la differenza tra accoglienza e affari? L’accoglienza non è automaticamente integrazione. E l’integrazione non si improvvisa: occorre insegnare la lingua, fare mediazione culturale (trasmettere un’idea di cittadinanza)… Ci vuole un territorio che accoglie. E’ la microaccoglienza che contribuisce a ridurre i rischi della speculazione. E poi il rispetto delle regole: il periodo di accoglienza deve essere rispettato, così come l’obbligo di imparare la lingua e la piena collaborazione a iniziative di integrazione.

Sono stato avvicinato in questi giorni in forme piuttosto brusche. “Non potete accogliere tutti e non potete risolvere i problemi dell’Africa a spese del popolo”. Accomunandomi non so a chi e a una idea di accoglienza purchessia. C’è sofferenza nella fascia di popolazione italiana che vive con poco e che teme il futuro. Può disinnescare il rancore la prossimità e il rispetto delle regole. Ti dò l’aiuto per metterti in piedi e poi… Ci sono troppi episodi in alcuni progetti di rifiuto del materiale fornito, della spesa… Per cui viene dato agli ospiti l’equivalente in denaro che supera le attuali misure del reddito di cittadinanza e dignità… Va bene. E’ giusto. Ma si deve far capire che ci sono tempi e regole.

L’ondata migratoria è destinata a non esaurirsi e difficilmente può essere respinta. E’ necessario governare il fenomeno e farlo uscire dallo stato emergenziale. Dall’inizio dell’anno sono 160.000 gli arrivi (nello stesso periodo dello scorso anno erano 140.000). I minori “soli” sono quasi 20.000.

Il rifiuto è dietro l’angolo. Non dobbiamo dimenticare la storia. Il primo arrivo a Manfredonia è stato molto contestato. Parlo del 2004. Internet faceva vedere la sua potenza. Assemblee, volantini, minacce. Gli incontri con i condomini della via dove dovevano essere ospitati i rifugiati furono affollati e difficili con lacerazioni tra gli stessi residenti e contestazioni. Il giorno dell’arrivo ci fu un’accoglienza normale e semplice ; forze dell’ordine e vigili urbani, presenti ma defilati. Le donne accolsero i rifugiati e hanno trasformato quelle figure nell’immaginario pericolose (terroristi, malattie…) in facce, occhi, voci di persone bisognevoli di aiuto. Le donne dei Servizi sociali e le volontarie della Paser, che gestì allora il primo progetto Rifugiati della Capitanata. Progetto che più di una volta è stato sull’orlo della chiusura. Perché la pigrizia, la trascuratezza porta ad abbassare l’asticella e per questo ci vogliono controlli, verifiche, stimoli.

Per fare accoglienza e integrazione servono poco i libri e ancor meno il buon cuore, ma sono utili la formazione continua, il confronto, le motivazioni profonde. Il Centro Baobab e la Casa dei diritti aggiungono valore all’accoglienza, e la chiusura è oggi una carenza grave e preoccupante.

(A cura di Paolo Cascavilla – fonte: futuri paralleli.it)



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