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Il presidente Ferrara: «Servono politiche di sviluppo mirate»

“Foggia e Puglia in crescita per Istat ma attenzione”

"Occorre che la Regione dedichi le giuste attenzioni ai settori strategici della Puglia"


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La Puglia e la regione italiana che cresce di più. Lo dicono i dati dell’ISTAT. Un trend positivo che lascia ben sperare anche le imprese foggiane dopo un lungo periodo di crisi con gravi ripercussioni sull’economia locale. «Questi dati ci devono spingere ad una maggiore attenzione alle politiche dello sviluppo e dell’occupazione», commenta Alfonso Ferrara, presidente provinciale di Confesercenti Foggia.

«Il Pil della Puglia – prosegue Ferrara – ammonta a 70 miliardi di euro e rappresenta il 4,3% dell’intero prodotto lordo nazionale e il 19% di quello meridionale. Aumenta anche la spesa per consumi e il reddito disponibile delle famiglie (+1,7% in Puglia)». Dati sicuramente entusiasmanti per la Puglia, ma non ancora sufficienti da sconfiggere la crisi che investe ancora le famiglie. Secondo Ferrara infatti «bisognerà attendere ancora del tempo prima che la ripresa entri nelle case dei pugliesi».

«Occorre che la Regione dedichi le giuste attenzioni ai settori strategici della Puglia e metta in atto politiche di sviluppo idonee a sostenere più equità sociale e una adeguata politica dei redditi delle imprese e dei lavoratori», conclude il presidente della Confesercenti Foggia.

“Foggia e Puglia in crescita per Istat ma attenzione” ultima modifica: 2017-11-08T11:43:56+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Lettore

    Sono in crescita mostruosa anche i giovani che lasciano la Puglia e principalmente Manfredonia x lavorare al centro nord e all’estero.


  • Antonello Scarlatella

    Ha ragione lettore…sono in crescita i giovani che fanno via dalla Puglia ma sulla chiusura dell articolo c’è da fare una riflessione.
    Non mi risulta che la Regione Puglia non dia la giusta attenzione ai settori strategici.
    I finanziamenti tesi a supportare il mondo dell imprenditoria in Puglia sono veramente tanti.
    Basta visitare il sito di Puglia Sviluppo.
    Certo che la Puglia marcia a più velocità.
    Bari ad esempio ha la sinergia giusta. Il distretto industriale è segmentato su varie tipologie dalla meccatronica (forse tutti non sanno che il common rail sistema di iniezione per motori diesel usato in tutto il globo è nato in Puglia da ingegnere Barese) alla chimica ecc ecc
    Lecce con il turismo e agroalimentare, Brindisi energia, chimica, meccanica.
    Chi è al palo è il nord barese.
    Ma perché? Perché nel nord barese manca una classe dirigente politica e sociale.
    70 miliardi di Euro …circa 4 punti di pil non sono un dettaglio.
    I giovani preferiscono andar via per questo. Non tanto per mancanza di futuro ma quando per mancanza di punti di riferimento validi per la crescita in un prossimo futuro.
    Tutto è demandato alla politica…ma la politica distribuisce ricchezza ma non produce ricchezza. La ricchezza viene prodotta dalle imprese.
    Quello che manca è la volontà di costituire una valida classe dirigente.
    Troppa becera polemica….tesa solo ad incolpare gli altri ma mai se stessi.
    La Capitanata potrebbe giocare un ruolo leader in Puglia…ma se non ci calmiamo ed iniziamo a ragionare a programmare senza pensare che la politica è il male di tutto …non andremo da nessuna parte, mai…e diventeremo sempre più poveri mentre il resto della Puglia cresce.
    Sarò retorico …io dico sempre una cosa e la ripeto. L odio ci toglierà tutto anche la speranza che le cose un giorno possano cambiare.


  • ilproletario

    Manca la classe dirigente, è vero, perché i giovani che vanno via sono i più bravi, i più coraggiosi e intraprendenti, i più meritevoli. Qui rimangono i figli di papà, nel senso che rilevano lo studio del genitore, i figli di mammà, cioè quelli con la mangiatoia bassa, gli sfaticati, i parassiti, i drogati, e … così di seguito!

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