Foggia
"La Storia di Angiolillo si potrebbe inquadrare nella serie di attentati di stato che si hanno in vari stati nel mondo ed anche in Italia"

In ricordo dell’anarchico giovane foggiano Michele Angiolillo


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Foggia. Antonio Scopece, professore di Scienze e scrittore e autore di Teatro, ha presentato presso il Centro Polivalente Parco Città di Foggia, nella serata del 7 dicembre, il suo ultimo testo teatrale intitolato “Michele Angiolillo, anarchico foggiano”.

“Sono contento di aver letto un tale testo perché mi ha dato la possibilità di sentirmi orgoglioso della mia città, Foggia, che ha dato i natali ad Angiolillo” ha sottolineato il giornalista Fabrizio Sereno che ha condotto con l’autore la presentazione. “Angiolillo è stato un giovane anarchico che ha contribuito a risvegliare il desiderio di emancipazione dei popoli e la volontà di combattere per chiedere un nuovo ordine sociale alle istituzioni improntato al senso di giustizia”.

Michele Angiolillo nacque a Foggia il 5 giugno 1871. Sin da giovanissimo si dedicò intensamente all’ attività politica in difesa dei poveri e dei proletari. Per evitare l’arresto, fu costretto a fuggire e a espatriare riparando in vari paesi europei. L’8 agosto 1897, in Spagna, Angiolillo uccise, all’interno di una stazione termale, il primo ministro spagnolo Antonio Canovas del Castillo, ritenuto, giustamente, il mandante politico di un grave attentato avvenuto l’anno precedente, il sette giugno 1896 a Barcellona, durante la processione del Corpus Domini e in cui perirono molte persone.

L’attentato, che oggi si definirebbe strage di stato, fu il pretesto per una feroce persecuzione di socialisti e anarchici. Angiolillo, ucciso il primo ministro, non fuggì e si fece arrestare. Subì un breve processo farsa e fu condannato alla pena capitale. L’esecuzione, mediante garrota, fu eseguita il 20 agosto 1897, solo dodici giorni dopo l’uccisione del primo ministro. Angiolillo aveva poco più di ventisei anni. A lui è intitolata la strada dove è nato e cresciuto a Foggia, via Salomone. Sulla facciata della sua casa c’è una lapide a ricordo.

Le opere scritte da Antonio Scopece sono diverse. “Piccoli passi”, “Prima di entrare”, “Il volo dell’angelo”. Testi teatrali vari – che spaziano dal genere della commedia a quello del dramma – il cui fil rouge, la cui caratteristica comune, è data dalla leggerezza che le attraversa pur trattando temi sociali di grande importanza.

“Il volo dell’angelo” per esempio spiega l’Autore “racconta di quattro donne operaie che cercano di emancipare la loro condizione. E però nello svolgersi della vicenda sono presenti momenti di ilarità e comicità”.

Alcuni critici hanno definito le opere teatrali di Antonio Scopece vicine al teatro dell’assurdo.

“In effetti il mio autore di teatro preferito è Beckett con il suo teatro dell’assurdo. Tuttavia, sono vari gli autori che ho letto e dai quali ho imparato a scrivere di teatro, come Shakespeare, che nelle sue opere e attraverso i suoi personaggi parla di teatro e del come fare teatro. Mi sono ispirato anche a Moliere, Goldoni ed altri. Ecco, secondo me, più che frequentare corsi di scrittura, bisognerebbe leggere i grandi autori per imparare a fare teatro” dichiara Scopece.

L’opera presentata nel corso dell’evento parla invece di

Michele Angiolillo che puntò la pistola contro il primo ministro spagnolo facendo partire alcuni colpi e così uccidendo il politico. Rimase però vicino al corpo ormai inerte dell’assassinato mentre la moglie di questi lo soccorreva.

Angiolillo si assumeva così le responsabilità dell’atto compiuto e delle conseguenze che ne sarebbero derivate.

Ossia soprattutto una morte crudele ed atroce.

Gli atti del processo non furono più ritrovati. Si conserva solo nel museo di Vergara la pistola di Angiolillo.

Venne tuttavia fuori che in realtà la vicenda in cui era rimasto coinvolto Angiolillo si legava ad un attentato di stato organizzato dalla polizia. Non dall’anarchico Angiolillo.

“I documenti raccolti da giornalisti del tempo dimostrano che l’attentato non voleva colpire autorità o grandi personaggi, l’ordigno lanciato durante l’evento, infatti, esplose nella coda della processione e non nella parte iniziale dove erano e sono sempre i sacerdoti.

L’intento della strage era quello di colpire anarchici e repubblicani.

E mentre accadevano i fatti, Angiolillo era in un altro punto della città” spiega l’autore.

Egli però fu accusato e condannato in contumacia.

Riuscì a fuggire. Peregrinò per varie città europee. Raggiunta Londra, scoprì in un incontro con altri anarchici che a volere l’attentato in cui egli era rimasto implicato erano state le forze di polizia e l’allora primo ministro spagnolo.

Angiolillo decise quindi di tornare in Spagna per vendicare se stesso e i tanti anarchici e repubblicani colpiti ingiustamente. Decise di attentare alla vita del primo ministro spagnolo.

“Stasera noi con quest’opera non vogliamo puntare l’attenzione sull’anarchismo.” Ha spiegato il giornalista che ha moderato l’incontro “Il nostro intento, l’intento dell’opera, è riflettere sul valore del senso di giustizia. Sul valore del coraggio. Sul valore del senso di responsabilità”.

“La Storia di Angiolillo si potrebbe inquadrare nella serie di attentati di stato che si hanno in vari stati nel mondo ed anche in Italia, come la strage di piazza Fontana a Milano” ha spiegato l’autore “Anche in quel caso le responsabilità sono andate a due anarchici che poi si è scoperto non essere implicati nei fatti”.

Nel corso della serata è stata data lettura di vari passi tratti dall’opera, suggestivi e coinvolgenti.

Daniela Iannuzzi

In ricordo dell’anarchico giovane foggiano Michele Angiolillo ultima modifica: 2017-12-08T13:15:20+00:00 da Redazione



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