Cinema

Take Shelter – J. Nichols, 2011


Di:

Jeff Nichols (fonte: thefilmstage.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Take Shelter
Nazione: Stati Uniti
Genere: drammatico, psicologico

TAKE Shelter, letteralmente “mettersi al riparo”, appare il monito cinematografico più consono per quanto la distribuzione italiana tenta di iniettarci in vena nei periodi di festa.
No, non troverete il terzo lungometraggio di Jeff Nichols nelle sale, per ora (e forse per sempre) bandito come tanto cinema clandestino, e l’unico modo per goderne è il reperimento in dvd originale con sottotitolazione. Sinossi: Curtis LaForche, sposato con figlia sordomuta, avverte nell’aria grossi cambiamenti climatici, accompagnati da terribili sogni e piccole conferme quotidiane. I suoi timori valicheranno il confine con la convinzione.

Take Shelter - Locandina

A cavallo tra The Happening (E venne il giorno) di Shyamalan, The Last Wave (L’ultima onda) di Weir e Bug di Friedkin, Take Shelter eredita alcune inquietanti atmosfere naturalistiche dei primi due facendone il terreno di un sottile e disagiante dramma psicologico come nelle intenzioni del terzo. Da Bug – La paranoia è contagiosa prende in prestito anche l’attore, Michael Shannon, che dopo la pellicola di Nichols si candida a nuova maschera psicotica al cinema. A differenza del lavoro di Friedkin, Take Shelter predilige, al conclamato e farraginoso delirio, uno sviluppo alla Weir, disseminato di indizi, dosate allucinazioni, lente discese nei disturbi della mente, visioni premonitrici e apocalittiche, mantenendo in coppia e costantemente mistero e dubbio in un gioco di contraltari che non eccede mai. Non v’è traccia di climax, di variazione, anche di semplice percorso a spirale boleriano. Cambiano i contenuti, non la forma o la melodia, e Take Shelter procede come un silenzioso treno blindato per quasi due ore, privo di cedimenti, pieno di “invisibile” per trama ma soprattutto per sceneggiatura, abile nel raccontare ad ogni minuto qualcosa di nuovo senza urlarlo o renderlo a tutti i costi speciale. L’interesse resta alto, non spasmodico ma teso sulla storia di quest’uomo, solo nelle sue paure, una pacatezza narrativa che risulta in un tracciato quotidiano, elementare come può essere la vita di chiunque, non straordinaria e, pertanto, più coinvolgente per immedesimazione.

Take Sheleter - Locandina DVD

Laddove il film di Friedkin alternava una prima parte piatta, mal recitata e sviluppata, per poi vincere discutibilmente per overdose sul secondo tempo, il bel film di Jeff Nichols, accanto ad una diversa scelta stilistica, richiedeva e dimostra un’abilità di ben più alto spessore, in grado di reggersi sostanzialmente su una sola corda di violino e suonare un’intera sinfonia – come si diceva, invisibilmente.

Non un capolavoro ma un’opera importante, intrigante, che rimpolpa le fila di un genere non facile e che conta poche pellicole a rappresentanza. Se ne comprende tristemente la scelta di emarginarlo dalla distribuzione italiana, ben poco adatto, Take Shelter, ad un pubblico da discoteca e dal gracile ventaglio emotivo, che avrebbe relegato questo titolo a poche sale e a pochi giorni di programmazione.
Impressiona, parallelamente, ad ogni casuale scoperta di preziosi manufatti, la consapevolezza che la cultura spesso viaggi sui binari del passaparola anziché su quelli dell’informazione di massa.

Valutazione: 7/10
Spoiler: 8/10

AltreVisioni

Mine Vaganti, F. Özpetek (2010) – sempliciotta commedia corale su gay e accettazione della diversità, con qualche buon momento e poca profondità * 6
Gli amici del bar Margherita, P. Avati (2009) – commedia corale mancata in cui ogni personaggio è solo abbozzato * 5
La prima cosa bella, P. Virzì (2010) – un Virzì in forma per un viaggio emotivo e profondo nella storia di una madre e dei suoi due figli, in altalena tra flashback, ricostruzioni sentimentali e nostalgia. Grande esempio di commedia drammatica * 8
Pontypool – Zitto o muori, B. McDonald (2009) – sgangherato horror con tracce di grottesco in cui miscela non riuscita e originalità mal sviluppata cedono molto presto il passo alla noia * 4
Fuori controllo, M. Campbell (2010) – film d’azione composto con qualche velleità ma prigioniero dei soliti schemi e del solito personaggio di Gibson * 6.5

In Stato d’osservazione

I colori della passione, L. Majewski (2011) – * 30mar
Diaz, D. Vicari (2012) – * 13apr
A Roma con amore, W. Allen (2012) – * 20apr

Take Shelter – J. Nichols, 2011 ultima modifica: 2012-04-09T22:09:54+00:00 da Alessandro Cellamare



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