Manfredonia

Vertenza Imar, “meno 25 lavoratori ed incentivi”. Chi accetta?


Di:

Il rappresentante sindacale della Fim Cisl Michele Iacoviello (ST)

Manfredonia – UN ridimensionamento pari al 50% dei lavoratori “per fronteggiare la crisi in azienda”. Un ridimensionamento che dovrebbe interessare circa 25 unità lavorative con possibilità di futuri incentivi. Un ridimensionamento al quale sarebbero legate le sorti dell’azienda ma che avrebbe ottenuto una “bassa adesione”.

Si fa riferimento alla vertenza Imar di Manfredonia, sita sulla SS 89, km 173,3 località Pariti (DI/32, vale a dire l’altra metà del mancato sviluppo industriale locale), azienda facente parte del Contratto d’Area di Manfredonia-Monte e Mattinata, del gruppo Fom Industrie srl con sede a Cattolica (Rn), in via Mercadante, ed occupantesi di “lavori di meccanica generale per conti terzi, della progettazione, della produzione di articoli in metallo ed accessori metallici e non, corredati di meccanismi elettrici, oledinamici e meccanici (..) e lavoro per conto terzi”. La società a responsabilità limitata Imar ha goduto di investimenti dal secondo protocollo aggiuntivo del Cda pari a quasi 33 miliardi delle vecchie lire (32.976), di 24 miliardi (23.429) di contributi, per iniziali 87 occupati, a regime in 24 mesi. La Imar come detto fa capo alla Fom Industrie srl di Cattolica, romagna operativa-produttiva, con sedi anche a Varese, con precedente sede a Urbino (sotto denominazione Imar), un gruppo, partito cameralmente il 1^ aprile del 1980, con la produzione di macchine utensili per la lavorazione di profili in allumio e leghe leggere, commercio all’ingrosso di hardware e software (incluso parti ed accessori ed eslcuse le parti intercambiabili). Dal 2008 l’azienda non ha più vincoli statali e dunque sarebbe potuta andare via quando avrebbe voluto.

Come detto, in seguito alla crisi con vicissitudini connesse ( Focus crisi) la Imar ha deciso di attuare un ridimensionamento del personale, attualmente pari a 51 unità, che dovrebbe interessare circa il 50% delle unità lavorative. Attualmente non determinabile il numero dei lavoratori pronto ad accettare la mobilità e la possibilità dunque di andare alla ricerca di nuova occupazione. Per i lavoratori che accetteranno la mobilità volontaria, per un’azienda che punta ipoteticamente a lasciare inalterata la produttività nel territorio ma con la metà del personale attualmente in servizio, è stato stabilito un cospicuo incentivo (grosso modo come successo con la Sealed Air, di recente dismessa a Manfredonia, Focus Sealed Air), un incentivo che sarebbe pari a 10 mila euro di media.

LA DECISIONE NEL CORSO DELL’INCONTRO DEL 5 MAGGIO NELLA SEDE DELLO STABILIMENTO – Quanto comunicato deriva da un incontro svoltosi lo scorso 5 maggio in azienda fra lavoratori e responsabili societari (imprenditore Claudio Pettinari), alla presenza dei rappresentanti sindacali, Michele Iacoviello, rappresentante sindacale Fim Cisl, della Cgil Mimmo De Leo, presenti anche i segretari provinciali Antonio La Daga (Cgil) e Filomena Campodipietro della Cisl. Durante l’incontro del 5 maggio i presenti hanno esposto la situazione attuale dell’azienda riferendo ai lavoratori la proposta della mobilità con relativo incentivo salariale. Ora attesa per comprendere quanti lavoratori vogliano abbandonare l’Imar e accettare le somme dell’azienda.


IL PROSSIMO 17 MAGGIO INCONTRO IN PROVINCIA
– Fissato per il prossimo 17 maggio in Provincia, nella sede della Direzione provinciale del Lavoro in via Telesforo, un nuovo incontro tra sindacati e azienda con il punto della situazione e la comunicazione relativa a quante unità abbiano scelto di aderire alla mobilità e dunque di percepire gli incentivi aziendali.

CIGS IN DEROGA PER TUTTE LE 51 UNITA’. PER ORA FINO AL 30 GIUGNO 2011 – Da ricordare che tutte le 51 unità della Imar di Manfredonia – azienda attualmente e che sarebbe “sempre rimasta in produzione” – sono in Cassa integrazione straordinaria in deroga con periodo di durata previsto fino al 30 giugno 2011. Qualora il periodo di crisi non dovesse rientrare, o anche se il ridimensionamento del personale (50’% con incentivi per chi decidesse di andare via) non dovesse attuarsi, la deroga del periodo di ammortizzatore sociale in deroga dovrebbe estendersi fino al 31 dicembre 2011, anche in considerazione delle somme già stanziate dal Governo per il fondo relativo agli ammortizzatori sociali. Somme che dovrebbero essere previste dal ministro del Lavoro anche per il 2012. Da ricordare che il periodo di ammortizzatori sociali interessante le unità della Imar è partito il 6 aprile 2009: un anno di Cigo (fino all’aprile 2010). Da aprile 2010 all’aprile 2011 la Cigs. Dunque, da aprile 2011 la Cigs in deroga come detto fino a giugno 2011, con possibilità di estensione fino al dicembre 2011. Forse 2012. Dunque la situazione è totalmente in fase di sviluppo.

“Da ricordare in ogni modo, relativamente alla procedura di mobilità (ex lege 223/91) – dice a Stato il rappresentante sindacale della Fim Cisl Michele Iacoviello – che per l’apertura della stessa ci sarà bisogno come minimo di 5 persone”. Dunque, in base ad un calcolo ipotetico, l’azienda dell’imprenditore Pettinari è in attesa di comprendere il numero dei lavoratori che saranno interessati alla mobilità ed incentivo. Da prime verifiche, non dovrebbero comunque essere superiori a 10 le unità pronte ad accettare il piano di ridimensionamento societario.


LA RIDUZIONE DEL PERSONALE PARITA NEL DICEMBRE 2010
– Si ricorda che la riduzione del personale interessante l’Imar è partito da dicembre 2010 (Le riunioni dello scorso novembre e dicembre ) con riunione nella stanza del sindaco Riccardi in Comune. Le unità sono attualmente 51 dopo la cessazione degli ultimi contratti a termine, quando i lavoratori erano 53. “L’azienda non si è mai fermata – precisa Iacoviello – Non abbiamo avuto grandi problemi nelle commesse, anche se non si può negare una riduzione delle stesse”. Attualmente, proprio per la riduzione, non sarebbero superiori a 20 le unità impegnate nella produzione nello stabilimento societario in località Pariti.

FOCUS CRISI PRECEDENTE – Nel settembre 2009 furono predisposti ulteriori tre mesi di cassa integrazione per i 62 dipendenti della Imar, con una prima cassa integrazione (cigo ordinaria) Guida dei sindacati: cigo partita già da marzo a giugno, con ulteriori tre mesi da giugno a settembre, fino a dicembre per un totale di nove mesi. In precedenza (20 agosto del 2007) l’azienda mise in cassa integrazione 20 unità, con le federazioni sindacali che sollecitarono al tempo “l’intervento e la opportune verifiche del responsabile unico” del Cda (l’ex sindaco di Manfredonia Paolo Campo). Nel settembre 2007, i sindacati, con A.La Daga, non tardarono a ricordare che “la federazione metalmeccanica sottolineò come la Imar aveva beneficiato di 23,5 miliardi di lire del Contratto d’area,senza mai raggiungere l’obiettivo prefissato a regime delle 87 unità“. Al tempo fu richiesto l’intervento “anche” del Prefetto di Foggia. Il 4 agosto del 2007 20 lavoratori della ditta vennero posti in cassa integrazione e zero ore “senza che nella comunicazione ufficiale fatta loro pervenire fosse specificato la durata del provvedimento”. “E’ l’ennesimo caso di un’azienda metalmeccanica insediatasi nel contratto d’area che denuncia uno stato di crisi con atti, procedure, reali motivazioni e qualità delle relazioni sindacali tutte contestabili”, denunciò al tempo Antonio La Daga, segretario provinciale della Fiom Cgil di Capitanata.

Invece di 87 unità previste, disse La Daga, l’azienda si fermò a “64 occupati”, e una volta “scaduti i quattro anni di vincolo previsti dal Contratto d’area”, la dirigenza comunicò ai sindacati “con un incontro convocato in Assindustria il 23 luglio 2007″ di “ricorrere alla cassa integrazione per un calo di commesse”. Al tempo delle 44 unità restanti dopo la cassa integrazione, una quindicina sarebbero state con contratti a termine o “comunque atipici”. I sindacati chiesero nel 2007 “che prima di ricorrere alla cassa integrazione si potevano utilizzare le 80 ore di ferie residue che mediamente ha accumulato ogni operaio”. In ultimo “la rotazione tra tutti i dipendenti della stessa cassa integrazione”. Proposte che, al tempo, furono “rigettate dall’Imar”. La Daga sottolineò anche che la Imar “9 aziende perdeva nelle commesse” ma “10 ne guadagnava”, oltre al forte legame che legava “lo stabilimento di Manfredonia alla casa madre di Cattolica”, dove verrebbero assemblati i manufatti realizzati nella zona Di/46.

LA RIUNIONE DEL 5 MAGGIO 2010 – Il 5 maggio 2010 i lavoratori della Imar (parte), con le rappresentanze sindacali al seguito, svolsero una riunione nella sede della ditta, con gli esiti di seguito elencati.


IL FUTURO: “GIA’ UN SEGNALE DI SPERANZA DOPO LA DECISIONE DI ANDARE VIA A CAUSA DELLA BOMBA”
– L’azienda Imar dunque è ancora in produzione nonostante le precedenti rimostranze dell’imprenditore Pettinari che aveva annunciato di voler lasciare il territorio, più che una crisi di commesse e problematiche correlate alla produttività, per un ordigno rudimentale piazzato fuori l’abitazione a Manfredonia di uno dei responsabili dello stabilimento (A.Granatiero). Il fatto avvenne alle ore 4.30 del 15 febbraio 2011. “Faremo di tutto per trovare e punire l’esecutore di questo atto raccapricciante e deprecabile”. Disse il sindaco Riccardi. In seguito la polemica fra lavoratori e amministrazione, società connessa ( La bomba carta, la società chiude ) e ( “La bomba ? Speriamo non sia una scusa) e ( “Il Comune strumentalizza” ). La società al tempo, dopo l’incontro del 9 marzo, nella sede di Assindustria di Foggia, tra Claudio Pettinari e il socio dell’azienda Renzo Paci, sindacati e Comune, preannunciò la chiusura. La riunione fu preceduta da una lettera inviata dall’azienda alle rappresentanze sindacali citate e agli Rsu. Una raccomandata nella quale l’azienda preannunciava la propria volontà di chiusura delle attività e la conseguente messa in mobilità delle 51 unità produttive. La raccomandata porterebbe la data del 22 febbraio. Sette giorni dopo la bomba di San Valentino. “Durante l’incontro in Assindustria abbiamo parlato anche della vicenda della bomba carta esplosa davanti al pianterreno del responsabile dello stabilimento – disse Iacoviello, Rsu Cisl – ora, tutta la nostra solidarietà al nostro collega, tutto il nostro risentimento per questa azione riprovevole, ma non vorremmo che quest’episodio costituisca il motivo principale alla base della chiusura. No. Non ci crediamo. Altrimenti dovremmo pensare che sia una scusa.”

“Ma se non dovessero essere numerosi i lavoratori a lasciare l’azienda, ad accettare la mobilità volontaria, quali sarano le prospettive, quali le volontà della Imar ? Ancora Cigs per tutte le unità o riduzione nella produzione fino alla dimissone dell’azienda entro il dicembre 2011 ?”. Si ricorda per concludere che non ci sarebbero situazioni di insolvenze a livello economico.

g.defilippo@statoquotidiano.it

Vertenza Imar, “meno 25 lavoratori ed incentivi”. Chi accetta? ultima modifica: 2011-05-09T18:26:53+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • Nicola Palumbo

    Secondo me il rappresentante sindacale, tale Sig. Iacoviello, non è in grado di esprimere i concetti citati nell’articolo: al massimo avrebbe potuto dire : oh, mo……e qualcosa del genere.
    Lo dice un suo carissimo amico……


  • lucio

    Onore a tutti i compagni nonchè ex colleghi dell’ IMAR,perchè non hanno mai abbassato la testa ,davanti a nessuno, hanno speso giornate davanti ai cancelli e se li conosco ancora bene saranno in pochi ad accettare l’ elemosina del romagnolo.Siete un esempio.

  • Preparate le zappe i pomodori vi aspettano! In primis lei Sig. Iacoviello!


  • titti

    non siamo tutelati proprio da nessuno!
    i soldi sono finiti? arrivederci e tante grazie!

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